Ricostruzione, sviluppo, pace. L’appello degli esperti internazionali per contenere i rischi militari in Europa

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L’impegno della comunità internazionale per superare la crisi pandemica e promuovere un piano di ricostruzione e sviluppo condiviso, integrato, sostenibile nel medio e lungo periodo ha come pre-condizione e riferimento essenziale la convivenza pacifica tra i popoli e gli Stati, la riduzione dei rischi di possibili conflitti e l’eliminazione di quelli esistenti nelle diverse aree regionali.

Questo impegno a costruire condizioni valide per una pace diffusa è stato sancito e ripetutamente confermato nelle decisioni comuni delle principali Istituzioni internazionali, come ad esempio nei piani dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che tra gli obiettivi strategici ha incluso anche quello relativo alla promozione di «società pacifiche ed inclusive» (Obiettivo n.16), arrivando a definire precisi indicatori di misurazione della convivenza pacifica tra i popoli: la riduzione di ogni forma di conflitto (indicatore 16.1); l’aumento del senso di sicurezza delle persone che vivono in un determinato territorio (indicatore 16.1.3.); l’accesso alle informazioni sugli atti degli Stati e delle Istituzioni internazionali (indicatore 16.10); il rafforzamento della loro collaborazione per prevenire ogni forma di violenza (indicatore 16.a).

Un impegno analogo per un diffuso processo di pace nel mondo, come condizione per la ricostruzione post-Covid, si evince anche dai recenti vertici di coordinamento informale tra gli Stati, che sono i principali promotori dello sviluppo globale. Ad esempio, l’ultimo vertice dei BRICS – Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica (12° vertice, 17 novembre 2020) e l’ultimo vertice G20, svolto il 22 novembre 2020 a Riyadh in Arabia Saudita. Al riguardo è interessate notare che, in quest’ultima occasione, la dichiarazione finale dei Capi di Stato e di governo è stata accompagnata dalla pubblicazione di diversi documenti specifici di gruppi di studio tematici, i cosiddetti Think Tank (T20), tra i quali si segnala, per la sua autentica novità, un documento che, per la prima volta, fa appello alle comunità religiose affinché collaborino nella costruzione di un processo di sviluppo equilibrato e pacifico (Cfr. Le comunità religiose, il loro impatto sugli Obbiettivi dello Sviluppo sostenibile (SDG 17) e le sfide per l’ordine legale internazionale Task Force n. 7, 2020).

Joe Biden nel discorso di insediamento ha prospettato un rinnovato impegno per diffondere il processo di pace nel mondo

Da aggiungere, due elementi di grande rilievo che si sono verificati proprio all’inizio del 2021 come: l’elezione del 46° Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che nel discorso di insediamento ha prospettato un rinnovato impegno per una cooperazione multilaterale finalizzata a diffondere il processo di pace nel mondo; l’entrata in vigore, il 22 gennaio 2021, del Trattato per la proibizione delle armi nucleari – TPNW, un vero punto di svolta nello scenario internazionale – anche se i tempi della sua applicazione saranno indubbiamente lunghi, dal momento che i principali Stati che detengono gli arsenali nucleari non lo hanno ancora ratificato (per inciso, anche l’Italia non ha, finora, provveduto alla ratifica, nonostante numerosi appelli soprattutto da organizzazioni della società civile). Da ricordare che il Trattato, adottato dalle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, è un atto internazionale legalmente vincolante.

Ricostruire un nuovo equilibrio mondiale: “Oltre la fragilità” per diventare costruttori di futuro

In questo quadro generale, si colloca la specifica situazione dell’Unione europea, con i suoi problemi di pace e sicurezza ai confini – ad Est e a Sud –, nei rapporti con il mondo euroasiatico (in particolare la Russia), e con gli Stati dell’area mediterranea. Nessun dubbio che, per affrontare tali problemi nel modo più adeguato, fondamentale risulta l’alleanza con il sistema Nato. Ma come vivere questa alleanza affinché le azioni che ne derivano risultino coerenti con gli impegni diffusi per la pace continuamente ribaditi dalle Istituzioni e nei coordinamenti internazionali che abbiamo richiamato finora?

Gromyko, dalla Russia con amore: “Vicini, nonostante le sanzioni”

Un importante contributo per riflettere su questo punto e in grado di stimolare nella costruzione di risposte adeguate si è avuto, a fine dicembre 2020, da una serie di Raccomandazioni contenute in un documento approvato da un autorevole gruppo di 146 esperti russi, americani, europei – tra cui numerosi ex ministri, capi militari e diplomatici – a seguito di numerosi incontri di approfondimento organizzati nel corso dell’anno. L’iniziativa, che ha riscosso un notevole consenso internazionale, è stata promossa dall’Accademia delle Scienze di Russia, dall’Istituto di studi sugli Stati Uniti e il Canada (diretto da Sergey Rogov) e dall’Istituto per l’Europa (diretto da Alexey Gromyko, anche membro del Comitato Scientifico dell’Eurispes). Tra gli esperti italiani troviamo Nathalie Tocci, Direttore dell’Istituto per gli Affari Internazionali (IAI) che nel 2021 svolge la funzione di consulente scientifico della Presidenza italiana del G20 ed ha la co-presidenza dei gruppi di studio T20; il Gen. Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e Capo di Stato Maggiore della Difesa, esperto di politica internazionale con particolare riguardo alla dimensione politico-militare dell’Unione europea; l’ex Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, tra l’altro Presidente del comitato militare della Nato nel periodo 2008-2011; Stefano Stefanini, già Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica italiana. Tra gli istituti di altri paesi che hanno collaborato a questa iniziativa si segnalano in particolare: gli istituti tedeschi SWP-Fondazione per la scienza e la politica di Berlino; il Centro per gli studi sulla sicurezza di Bonn;  gli istituti francesi IISS per gli studi strategici e IFRI per le relazioni internazionali; il Club Franco-Tedesco-Britannico dei Tre; la Rete europea “Friends of Europe”; la “European Leadership Network”; il centro americano sulla difesa preventiva CISAC; la Brookings Institution; il Centro per gli interessi nazionali-CFNI di cui è Presidente onorario Henry Kissinger.

Un appello ai leader politici affinché promuovano una serie di azioni atte a ridurre i rischi di conflitti militari

Il documento, intitolato Raccomandazioni dei partecipanti al dialogo degli esperti sulla riduzione dei rischi militari tra Nato e Russia in Europa – dicembre 2020, muove dalla constatazione del profondo degrado che si è registrato nel sistema della sicurezza europea negli ultimi anni, a causa del deteriorarsi del clima di fiducia tra i principali protagonisti, del progressivo allentamento dei controlli sull’uso delle armi nucleari e convenzionali, della progressiva perdita di valore di accordi internazionali – come, ad esempio, quello firmato tra la Russia e la Nato nel 1997 in materia di cooperazione e sicurezza, definito come “atto fondatore” di un nuovo assetto del Continente dopo il crollo dell’Urss e la fine della guerra fredda (Nato-Russia Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security). La conseguenza di tutto ciò è, obiettivamente, l’inevitabile aumento dei rischi di incidenti militari involontari che potrebbero causare ulteriori tensioni e degrado nelle relazioni tra gli Stati, con una situazione assurda e contraddittoria rispetto agli impegni per la cooperazione pacifica ripetutamente affermati nelle più diverse sedi internazionali. Per porre rimedio ad una situazione che gli esperti hanno definito come molto grave, il documento fa appello ai leaders politici di dimostrare la loro volontà di pace promuovendo una serie di «azioni urgenti finalizzate a ridurre i rischi di conflitti militari», riavviando il dialogo tra Russia e Nato per prevenire incidenti, assicurare la sicurezza in tutta l’area europea, definire nuovi accordi nei più diversi settori degli armamenti e delle attività militari. Queste raccomandazioni sono adesso sul tavolo dei parlamenti e governi, con l’auspicio che il senso di responsabilità comune porti a decisioni rapide e condivise sul controllo dell’uso delle armi convenzionali nel sistema europeo allargato.

*Marco Ricceri, Segretario generale dell’Eurispes.

La traduzione del testo in inglese è stata realizzata da Silvia Muscas.

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