Sconti fiscali per favorire il “fumo alternativo”. La proposta

E’ un male che non lascia scampo. Francesco Cognetti lo dimostra con un dato impressionante: «Soltanto il 16 per cento delle persone alle quali sia stato scoperto un tumore al polmone, dopo cinque anni è ancora viva. Questo – precisa il direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell’Istituto Regina Elena – mentre dopo cinque anni è in vita il 90 per cento delle donne colpite da tumore alla mammella, l’80 per cento di chi lo ha al colon, il 60-70 per cento di chi invece lo ha alla prostata». E aggiunge un particolare essenziale, il professore: «Nove volte su dieci, il tumore al polmone viene ai fumatori». Nell’ampia sala conferenze dell’Associazione Stampa Estera si sta discutendo infatti del Rapporto Eurispes “Fumo: nuovi prodotti e riduzione del danno”. Quanto sia difficile smettere lo prova la risposta ad una delle domande sottoposte a un campione di 1.135 fumatori: solo il 9 per cento ha risposto di volerlo fare entro sei mesi. Ma il 60 per cento sarebbe disposto ad abbandonare le sigarette, passando ad altri prodotti del tabacco che, in base a una prova scientifica, risultassero meno dannosi.
Si confessa fumatore incallito, ma intenzionato a passare all’iQuos, la sigaretta che scalda ma non brucia tabacco, lo stesso presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, il quale saluta e ringrazia i convenuti. Oltre a Cognetti c’è un altro medico, Damiano Parretti, della Società italiana di Medicina generale, e poi Antonio Catricalà, nella veste di professore di Diritto dei consumatori alla Luiss, Giovambattista Palumbo, direttore dell’Osservatorio Eurispes sulle politiche fiscali, Alberto Baldazzi, coordinatore della ricerca e Gerardo D’Amico, giornalista Rai, che fa da moderatore.

Baldazzi ha ricordato che il 12 per cento circa dei consumatori italiani è passato alle due alternative meno dannose: il 10,5 per cento alla sigaretta elettronica, e l’1,6-1,7 per cento al tabacco riscaldato, che riduce gli effetti negativi del 90 per cento e che ha uno straordinario successo in Paesi come il Giappone. Il Regno Unito ha completamente annullato la tassazione sulla sigaretta elettronica, per favorirne la diffusione. In Francia, Macron ha reso meno conveniente l’acquisto di sigarette, che costano oggi 8 euro a pacchetto, con la prospettiva di arrivare a 10 euro nel 2020, come ricorda Stefano Caliciuri, direttore di Sigmagazine, il bimestrale dell’alternativa al fumo tradizionale. L’Italia, invece, è fra i Paesi che hanno la tassazione più elevata, anche se non quanto le sigarette tradizionali, ed è un dovere della politica aprirsi alla tematica della riduzione del danno. Giovambattista Palumbo, che è dirigente dell’Agenzia delle Entrate, ha raccomandato però di non abbandonarsi all’improvvisazione, sulle norme di carattere fiscale: «Ci vuole una strategia – ha detto – e non può essere decisa soltanto da un Paese: deve essere comune a tutti i membri dell’Unione».

I medici generali, ha ricordato il loro rappresentante, Damiano Parretti, debbono invitare preventivamente i loro pazienti a non fumare, senza invece limitarsi a chiedere se fumano o no. Un’azione educativa, dunque, senza aspettare che subentri la patologia. Antonio Catricalà ha ricordato un episodio della sua vita: era allora capo di gabinetto del ministero della Ricerca, anno 1987, e un giorno entrò nel suo ufficio Francesco Cognetti, che, annusando una nuvola di fumo sopra la sua scrivania, gli disse: «Devi smettere di fumare, o rischi di prendere un tumore. Se lo fai entro i 35 anni, salvi i polmoni. Quanti anni hai?». Ne aveva allora proprio 35, Catricalà. E smise. Senza se e senza ma.

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