Le questioni di fine vita si collocano tra gli spazi in cui una società misura con maggiore evidenza il proprio rapporto con l’autonomia individuale, la sofferenza e il ruolo delle Istituzioni. Non si tratta soltanto di opinioni su pratiche mediche: ogni orientamento rivela una concezione della persona, della libertà e della responsabilità collettiva che si sedimenta nel tempo e varia tra generazioni e culture politiche. Per questo, osservare come cambia il consenso in merito, anno dopo anno, è un esercizio sociologicamente prezioso.
L’indagine dell’Eurispes sui temi etici sonda le percezioni e le opinioni della popolazione su alcune delle questioni più rilevanti del nostro tempo. In un contesto sociale in continua evoluzione, comprendere come le persone si orientano di fronte a dilemmi morali complessi rappresenta un contributo prezioso al dibattito collettivo. Il valore aggiunto di questa sezione dell’indagine campionaria contenuta nel Rapporto Italia 2026 è dato dalla possibilità di leggere i dati in serie storica e quindi valutarne l’andamento in un arco temporale esteso.
I dati sull’eutanasia
Nel 2024 si registra il valore minimo dei favorevoli all’eutanasia (66,7%) tra quelli rilevati negli ultimi 8 anni, mentre nel 2026 la quota degli italiani favorevoli si attesta al 70,2%. In relazione all’età dei rispondenti, i 35-44enni esprimono consenso nel 78,7% dei casi, seguiti dai 25-34enni (76,1%) e dai 18-24enni (75,1%), mentre il dato cala tra gli over 64 (61,9%). Sull’eutanasia si dichiara favorevole l’80% degli elettori di sinistra, mentre tra i sostenitori della destra e del centro-destra le posizioni a favore scendono rispettivamente al 70,3% e al 65,5% pur rimanendo maggioritarie.
L’eutanasia nelle disposizioni anticipate di trattamento
Per quanto riguarda l’eutanasia in caso di demenza senile avanzata, se indicato dal soggetto interessato nelle proprie disposizioni anticipate, il valore dei consensi arriva al 67,1% registrando un aumento rispetto al dato del 2025 quando era al 65,7%. Il 74,6% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni è favorevole rispetto a questa pratica, il dato scende al 66,3% tra i 45-64enni e cala ulteriormente, fino al 60,7%, tra gli over 64enni. Per l’eutanasia indicata nelle disposizioni anticipate, a sinistra si registra il maggior numero di favorevoli (76,2%) mentre al centro-destra il dato più basso (60,2%).
Il testamento biologico
Questa pratica, entrata a far parte del nostro ordinamento dal 2018 con la legge n.219, sembra essere ormai acquisita dai cittadini che nel 2026 si dicono largamente favorevoli alla possibilità di aderirvi (80,2%). Anche in questo caso, le fasce di età più giovani sono quelle maggiormente concordi (rispettivamente, 85,6% e 85,4% di pareri favorevoli tra i 35-44enni e i 25-34enni, seguiti dall’83,4% dei 18-24enni), mentre il consenso cala con l’avanzare dell’età (72,9% tra gli over 64).
Sul testamento biologico le posizioni a favore sono ampiamente condivise tra i sostenitori dell’intero arco politico, con punte massime tra gli elettori della sinistra (87,1% dei consensi), quelli del centro-sinistra (84,1% a favore) e del centro (80,7% dei consensi), mentre, tra quelli del centro-destra (78,4%), del M5S e quelli che non si sentono rappresentati da alcun partito (entrambi 77,8%), il dato si discosta di poco.
Il suicidio assistito
Rispetto alla possibilità di ricorrere al suicidio assistito con l’ausilio di un medico per porre fine alla propria vita, i dati rivelano che molti italiani mostrano ancora una chiusura, nonostante nel corso del tempo si sia registrato un sensibile aumento del consenso: nel 2019 si dichiarava favorevole soltanto il 39,4% degli intervistati, passati al 54,3% nel 2026. Altissimo il dato dei pareri favorevoli raccolti tra i giovani in favore del suicidio assistito (66,9%), mentre tra i 45-64 anni poco più di un italiano su due condivide la medesima opinione (54%) e la percentuale diviene minoritaria tra gli over 64 (43,7%; era il 36,5% nel 2025).
Sul suicidio assistito i sostenitori di tutti gli schieramenti politici arretrano, in particolare quelli del centro-destra (solo il 43,9% si dichiara a favore anche se nel 2025 erano il 36,7%) e della destra (50,2%), in deciso aumento rispetto allo scorso anno (37,6%).
Un Paese più aperto sul fine vita di quanto si creda
I dati dell’Eurispes restituiscono l’immagine di una società che, sui temi del fine vita, appare più orientata al riconoscimento dell’autodeterminazione di quanto il confronto politico lasci intendere. Il testamento biologico, ormai percepito come acquisito, mostra un consenso trasversale che attraversa generazioni e schieramenti; l’eutanasia raccoglie maggioranze ampie anche negli elettorati meno inclini ad accoglierla; solo il suicidio assistito conserva una linea di frattura marcata, pur dentro una dinamica di crescita che negli anni si è fatta evidente.
Resta centrale la variabile generazionale: i più giovani sono costantemente i più favorevoli, mentre gli over 64, più prossimi all’esperienza concreta della fragilità, esprimono posizioni più caute. È un elemento che interroga la sociologia, perché la distanza tra opinione e vissuto suggerisce che questi temi non si risolvono nell’astrazione dei principi, ma nel modo in cui ciascuna età e ciascuna cultura politica elabora il rapporto con la fine della vita. Per un inquadramento delle fonti e dei dati ufficiali sul tema si può consultare anche l’ISTAT, mentre per il dibattito civile e le iniziative sul fine vita è utile il sito dell’Associazione Luca Coscioni.

