Infrastrutture italiane tra innovazione e corporativismo: intervista ad Alberto Baldan, AD di Grandi Stazioni Retail

grandi stazioni

Nelle parole di Alberto Baldan, Amministratore delegato di Grandi Stazioni Retail, le infrastrutture nel nostro Paese sono una sfida ancora in atto, vinta solo in parte grazie all’Alta Velocità che ha di fatto cambiato la mobilità permettendo agili spostamenti e avvicinando le città italiane. Ma nei distretti regionali una visione locale e corporativistica frena il progresso nel trasporto merci e passeggeri, nelle infrastrutture ferroviarie come su strada. Nei prossimi anni avverranno importanti cambiamenti grazie alle nuove linee ferroviarie annunciate, come la Genova-Torino-Milano e la Napoli-Bari, dove Grandi Stazioni Retail avrà un ruolo di primo piano sia nel garantire comfort ai viaggiatori che nella rigenerazione urbana delle stazioni.

Dottor Baldan, secondo lei, che cosa rappresenta meglio il momento storico che stiamo vivendo: la pandemia, l’innalzamento del debito oppure la capacità di investimento legata al Recovery Fund?

Io penso la pandemia. Perché è un elemento che nessuno ha vissuto fino ad oggi. Ed è l’elemento che caratterizzerà la nostra vita, la vita di tutti. A cominciare dalle giovani generazioni, che non sono andate a scuola, che non hanno potuto fare gli esami, fino alle persone anziane che sono rimaste isolate e segregate, e alle persone che hanno perso il lavoro. È un contesto generale che ha toccato tutta l’umanità. Secondo me, è questo l’elemento caratterizzante il momento che stiamo vivendo.

L’offerta delle infrastrutture, secondo lei, è adeguata a un Paese industrializzato come l’Italia? E qual è il livello di adeguatezza di queste infrastrutture nei diversi àmbiti, dai trasporti alle città, alle grandi opere, etc?

Parlando in senso generale, secondo me l’Italia è parecchio indietro rispetto a molti altri paesi. Cominciamo dall’aspetto delle strade e delle autostrade: sono trenta anni, ad esempio, che il Veneto ha difficoltà a far viaggiare le merci verso altre regioni e verso l’estero per via della insufficiente (o malmessa) rete stradale e autostradale. Non c’è una infrastruttura che le possa collegare, le unità produttive non sono collegate in maniera efficiente. Dico il Veneto per dire tante altre regioni. Nessuno dei distretti che abbiamo in Italia, perché l’Italia è il Paese dei distretti, ha delle infrastrutture di trasporto a livello della situazione. E questo è generalizzato. Non parliamo poi delle infrastrutture ferroviarie: io credo che negli ultimi venti anni, l’unica infrastruttura che sia stata realizzata di livello, diciamo, internazionale è l’Alta Velocità: è l’elemento che ha davvero cambiato la vita delle persone, perché ha permesso di vivere in una città e andare a lavorare in un’altra. Ha avvicinato in maniera considerevole tutte le città italiane, in una maniera molto più semplice e comoda per le persone. Per quanto riguarda invece tutte le altre infrastrutture ferroviarie, dalle regionali alle locali, c’è tantissimo da fare: qualche regione è un po’ più avanti ma tante regioni sono ferme a cinquanta anni fa. E non parliamo di strade e autostrade, che mi sembra di sparare sulla Croce Rossa: la situazione purtroppo la vediamo tutti quanti ogni giorno.

Un quadro abbastanza fosco… Quali sono, secondo lei, gli elementi che frenano la realizzazione di queste opere nel nostro Paese?

La risposta sarebbe molto complessa, perché da qualsiasi punto consideriamo l’analisi troviamo dei blocchi: dagli interessi corporativi agli interessi locali, agli interessi delle varie lobby e delle varie attività… Non c’era, fino a, credo, qualche mese fa, una visione comune, una visione strategica, e quello che abbiamo oggi è il risultato di queste decine di anni di una visione locale e corporativistica.

Che cosa è cambiato nell’ultimo periodo?

Le faccio un esempio: ho qui davanti ho un documento del Ministero delle Infrastrutture in cui si parla di un progetto integrato, con una visione e con un obiettivo. È la prima volta che vedo un documento integrato in tal modo, che parte dal bisogno, che è quello di migliorare la vita delle persone e far loro vivere in maniera diversa il trasporto, che prevede degli investimenti e tenta di risolvere le problematiche. È la prima volta che io vedo un approccio di questo tipo.

Come valuta la gestione italiana dei Fondi Europei per il settore?

Ad oggi non sono in grado di valutarlo perchè non abbiamo ancora, nessuno può avere ancora, un giudizio sulla gestione dei Fondi. È una cosa che può essere valutata quando l’opera è finita, funziona, è stata collaudata e utilizzata. Quello che posso dire è che valuto positivamente l’approccio e la metodologia che sono stati utilizzati per cambiare l’Italia in dieci anni, che è il claim del progetto sulle Infrastrutture fatto dal Ministero.

Quale collocazione trovano le Grandi Stazioni nel Recovery Plan? Ci sono risorse specifiche previste? Se ci sono, sono sufficienti?

Non ci sono risorse specifiche e non sono neanche previste, noi siamo un’azienda privata e ad oggi non abbiamo nessun tipo di risorse, né nella gestione della crisi ‒ purtroppo, perchè è stato tutto a carico nostro ‒ e neanche nel Recovery Plan. Mentre, dall’altra parte, secondo me Grandi Stazioni Retail avrà un ruolo fondamentale e molto importante nel rendere importante ed efficace il Piano messo in piedi dal Ministero per quanto riguarda l’infrastruttura ferroviaria. Il Piano prevede che in dieci anni aumenterà del 65% il numero delle persone trasportate su ferro, e queste persone partono da una stazione e arrivano in un’altra stazione… Visto che le 14 Grandi Stazioni italiane avranno un aumento di traffico di passeggeri e di treni, noi dobbiamo essere pronti a fornire un servizio a tutti questi nuovi viaggiatori. Sicuramente anche tra dieci anni le persone dovranno mangiare, andare alla toilette, fare degli acquisti… E un’altra cosa: va considerato che noi abbiamo delle stazioni storiche, situate nel cuore delle città, questo è un elemento fondamentale. Tantissime nuove linee ferroviarie che sono state già annunciate, dalla Pescara-Roma alla Napoli-Bari, alla Genova-Torino-Milano, queste tratte cambieranno in modo radicale la vita delle persone: per andare da Napoli a Bari ci si impiegheranno due ore, ad esempio. Stiamo parlando di un grande cambiamento nella vita della gente. Il ruolo di Grandi Stazioni Retail è quello di riuscire a dare il comfort a tutti i viaggiatori di questo nuovo servizio.

Parlando di riqualificazione ambientale, quali sono le principali aree di intervento e soprattutto in che modo si è mossa Grandi Stazioni Retail e cosa intende fare in futuro per la sostenibilità ambientale?

Prima di tutto, noi siamo, per status, il business più ecosostenibile che ci sia al momento. Meno inquinante del treno c’è solo la bicicletta, o il cavallo forse. L’impatto ambientale del treno è molto basso, è il mezzo di trasporto collettivo che ha il minor impatto per quanto riguarda la CO2. Il fatto, per noi, di lavorare all’interno di questo contesto e rendere con i nostri servizi sempre più attrattivo l’utilizzo del treno rispetto al mezzo autonomo, già questo ci fa dire che siamo l’elemento cardine per incentivare l’utilizzo di mezzi sostenibili. Per quanto riguarda la parte strettamente nostra, oltre all’aspetto ambientale ci sono anche altri aspetti da considerare, che sono quelli dell’inclusione sociale, cioè il rendere fruibile a più persone il fatto di muoversi sempre meglio. Su questo punto siamo molto impegnati. Poi, di fatto, noi non arriviamo a costruire consumando suolo, perchè tutte le nostre stazioni già esistono e tutti i nostri interventi sono di riqualificazione e rigenerazione urbana. Là dove siamo presenti oggi ‒ e stiamo lavorando su Milano, Roma, Firenze ed altre stazioni ‒ stiamo aprendo la stazione alla città, creando delle attività che collegano la stazione alla città, e questo senza utilizzare un metro quadrato di nuova superficie ma rigenerando zone che erano abbandonate da trent’anni. Come il Mercato centrale che abbiamo aperto a Milano, a settembre, ad esempio. E infine: sarà banale, ma tutte le nostre attività di costruzione e di riconversione seguono le buone pratiche del consumo energetico, utilizzando materiali riciclabili. Ma non è questo il vero valore aggiunto che noi possiamo dare, i valori complessivi sono quelli che le ho citato prima, queste ultime sono già messe in pratica da tempo.

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