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Dispersione scolastica: il fenomeno che minaccia il nostro il futuro

di
Marialuisa Pinna*

La dispersione scolastica è un fenomeno complesso e multifattoriale. Le cause sono da ricercare in una molteplicità di variabili (dirette e indirette) che, nel loro insieme e come risultato della loro interazione, modificano il regolare svolgimento del percorso scolastico degli studenti. Ciò comporta il rallentamento, l’interruzione o l’abbandono del percorso formale di istruzione e formazione prima del conseguimento di un titolo di studio. Gli effetti della dispersione e dell’abbandono scolastici rappresentano una minaccia tanto per il nostro Paese, quanto a livello internazionale. L’Unione europea rivolge da sempre uno sguardo attento a questo fondamentale settore ed inserisce l’area di intervento contro la dispersione scolastica tra quelle cruciali per la competitività socio-economica della zona Ue.

Dispersione scolastica: le principali cause sono di origine socio-economica e regionale

L’Italia, nel corso del tempo, ha adottato numerose strategie ed interventi di prevenzione per la riduzione ed il controllo del fenomeno. Nonostante gli sforzi compiuti, il nostro Paese presenta indici di dispersione scolastica superiori a quelli della media europea e l’avvento della pandemia ha incrementato in maniera vertiginosa il numero di adolescenti che abbandonano gli studi e che hanno difficoltà a frequentare le lezioni in maniera regolare, con importanti ripercussioni sulla qualità dell’apprendimento e sul raggiungimento dei traguardi didattici e formativi previsti (dispersione implicita). Ad aggravare il quadro c’è, poi, l’eterna “questione meridionale” che si sovrappone fino a coincidere con la questione scolastica: i numeri sono nettamente maggiori nel Sud-Italia e nelle Isole.

L’impatto del Covid-19 e del learning loss sugli studenti italiani

Nel periodo del Covid-19, in particolare durante lockdown, l’interruzione iniziale dei percorsi di apprendimento e la successiva attivazione della DAD, con innumerevoli difficoltà nella sua gestione tanto da parte delle scuole, quanto delle famiglie, hanno determinato ciò che viene definito learning loss, ossia la perdita dei livelli di conoscenze, abilità e competenze normalmente attesi. Per quanto l’abbandono precoce della formazione sia costantemente diminuito in Italia dal 2014 (15%) al 2024 (9,8%), il tasso di abbandono italiano risulta comunque superiore rispetto alla media Ue (9,4%). Al 2024 il nostro Paese ha registrato una diminuzione percentuale più marcata (-5,2%) rispetto all’andamento degli altri paesi dell’Ue (-1,7%) nel medesimo livello temporale, pur rimanendo leggermente al di sopra dell’obiettivo stabilito a livello europeo per il 2030 (9%).

La dispersione scolastica nei dati INVALSI

Esiste un altro aspetto importante del fenomeno della dispersione scolastica: la cosiddetta “dispersione implicita”, rispetto alla quale i dati sugli ELET (Early Leavers from Education and Training) non riescono a restituire una fotografia esatta delle dimensioni del problema. La dispersione implicita riguarda i ragazzi che, pur frequentando la scuola e riuscendo ad ottenere un titolo di studio di scuola secondaria di secondo grado, non raggiungono i traguardi minimi di competenza previsti per il loro corso di studio. È molto difficile stabilire la quota dei dispersi impliciti. Uno strumento utile per delineare una prima rappresentazione del fenomeno, grazie alla rilevazione di risultati di apprendimento al di sotto delle proprie potenzialità (underachievement), risiede nelle prove INVALSI. Le rilevazioni nazionali consentono, infatti, non solo di determinare il dato finale sulla dispersione, ma anche di calcolare il numero di studenti che non raggiungono il livello minimo di competenze previsto. Le prove possono rivelarsi un utile strumento diagnostico per progettare interventi di recupero e potenziamento durante l’iter formativo dei ragazzi in difficoltà.

Meridione ancora in ritardo

Dall’analisi dei dati INVALSI emergono alcuni elementi salienti: in primis la conferma di un dato strutturale, ossia un’ampia differenza tra le varie aree del Paese, con una percentuale sensibilmente più alta di dispersi impliciti in alcune regioni del Centro, nelle regioni del Sud e nelle Isole. Per il 2025 è possibile individuare tre gruppi:

  • Gruppo 1: Regioni in cui meno del 5% è in condizione di fragilità scolastica negli apprendimenti (Valle d’Aosta, Lombardia, provincia autonoma di Bolzano, provincia autonoma di Trento, Veneto e Friuli-Venezia Giulia);
  • Gruppo 2: Regioni in cui la quota è compresa tra il 5% e il 10% (Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia);
  • Gruppo 3: Regioni in cui oltre il 10% di studenti e studentesse (non meno di uno studente/una studentessa su dieci) è in condizione di dispersione scolastica implicita (Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna).

Rispetto all’anno precedente, sono diminuite le regioni del gruppo 1 (da dieci a sei) e aumentate quelle del gruppo 3 (da due a sei). Solo per la provincia autonoma di Bolzano (lingua italiana) si registra una stabilità, mentre in tutte le altre Regioni la quota di dispersione implicita è aumentata, in particolare in Sardegna (+4,7%), Basilicata (+3,7%) e Sicilia (+3,2%). A livello nazionale il dato sulla dispersione implicita si attesta nel 2025 all’8,7%, vale a dire in aumento di più di due punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Dispersione: la necessità di interventi mirati

La dispersione scolastica rimane una sfida per l’Italia, con criticità regionali che richiedono interventi differenti ed un aumento della dispersione implicita che andrebbe immediatamente arginato. Nonostante i progressi degli ultimi anni, la pandemia e le difficoltà strutturali continuano a minacciare il percorso formativo di molti studenti. I dati INVALSI e le analisi regionali evidenziano, infatti, l’urgenza di interventi mirati, che combinino prevenzione, supporto educativo e strategie di recupero. Solo attraverso un approccio coordinato e costante sarà possibile ridurre il fenomeno e garantire a tutti gli studenti le competenze necessarie per il loro futuro.

*Marialuisa Pinna, ricercatrice dell’Eurispes.

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