L’infiltrazione delle mafie nell’economia legale

economia legale

Nell’anno della pandemia le mafie, forti di enormi capitali liquidi a disposizione, hanno aumentato il loro giro di affari e di azione, puntando ad entrare in aziende in difficoltà e nelle attività commerciali dei settori più colpiti dalle chiusure. Le infiltrazioni delle mafie nell’economia legale crescono, come rilevato nel quinto report del 5 maggio scorso, dell’Organismo permanente di monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso, istituito nell’aprile 2020 dal Viminale presso la direzione centrale della Polizia criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale passano attraverso i movimenti societari

Se con i quattro report precedenti erano stati delineati i rischi potenziali, i settori economici d’interesse delle mafie e le nuove aree connesse alle filiere produttive o ai servizi legati alla pandemia (cosiddetta Covid economy), quest’ultimo si è concentrato sulle variazioni societarie intervenute nel periodo della pandemia, come il turn-over di cariche a livello aziendale, il turn-over di partecipazioni, i trasferimenti di quote, i trasferimenti di aziende, i trasferimenti di sede, le variazioni di natura giuridica e/o del capitale sociale. I dati lasciano poco spazio ai dubbi, laddove si è registrato un incremento del 7% delle segnalazioni per operazioni sospette analizzate nel 2020 rispetto al 2019 e un aumento del 9,7% del numero delle società colpite dai provvedimenti interdittivi antimafia nel periodo marzo 2020 – febbraio 2021 rispetto all’analogo arco temporale precedente. Tra gli indici di possibili interferenze, quindi, vi è anche il cambio di componenti nei ruoli apicali, laddove la gran parte delle variazioni societarie anomale si sono registrate al Nord.

’Le regioni dove si è registrato, in valore assoluto, il numero maggiore di variazioni societarie sono, in particolare, la Lombardia, il Lazio, il Veneto, la Campania e l’Emilia Romagna. Dati che dimostrano come durante la pandemia le organizzazioni criminali hanno senz’altro rafforzato il loro potere di infiltrazione nell’economia legale. Non a caso mentre tutti i reati tra il 2019 e il 2020 sono in calo, l’unico reato che insieme alle truffe cresce è quello dell’usura, che registra un + 16%.

L’Italia è in ritardi nell’attuazione di un registro del titolare effettivo

Circa 2 mila persone in Italia controllano, del resto, quasi 20 aziende a testa, laddove bisognerebbe contrastare tali fenomeni (pensiamo anche alla “piaga” delle frodi carosello e delle operazioni inesistenti ai fini Iva e imposte dirette) dato che l’Italia, insieme a Lituania, Romania e Ungheria, è rimasta indietro sull’attuazione del registro del titolare effettivo.

Cosa dice la normativa europea

Lo scorso 22 marzo 2021 è infatti entrato in vigore, per gli Stati membri dell’Unione europea, il Regolamento di esecuzione n.369/2021 della Commissione, riguardante l’interconnessione tra i registri centrali nazionali dei beneficial owner. Il Regolamento ha istituito un registro generale, denominato con l’acronimo BORIS (Business Registers Interconnection System) il quale, tramite l’interconnessione tra registri delle imprese nazionali, fornisce un accesso pubblico unico per tutti gli Stati membri alle informazioni relative alla titolarità effettiva, secondo la normativa europea antiriciclaggio. Secondo quanto previsto dal Regolamento, potranno accedere al sistema BORIS i cc.dd. “utenti qualificati”, tra i quali le FIU (Financial Intelligence Unit), per l’Italia l’UIF; le Autorità competenti, ovvero le autorità pubbliche cui sono attribuite responsabilità in materia di lotta contro il riciclaggio o il finanziamento al terrorismo; e, infine, nell’ambito dell’adeguata verifica della clientela, i soggetti obbligati.  

Un Regolamento europeo per proteggere l’economia legale dalle mafie

Per quanto concerne le informazioni contenute nei registri nazionali riguardanti una società o altro soggetto giuridico affine, con riferimento ai titolari effettivi, le informazioni minime obbligatorie comprendono: il nome, il mese e l’anno di nascita, la cittadinanza e il paese di residenza della persona fisica, nonché la natura e l’entità dell’interesse, restando ferma la possibilità per ogni Stato membro di ampliare le informazioni minime obbligatorie con informazioni aggiuntive. Il principale obiettivo perseguito dal Regolamento è, quindi, quello di favorire la trasparenza in merito alla titolarità effettiva e l’azione di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

La situazione normativa in Italia

In Italia, tuttavia, l’adozione del Registro nazionale ha subìto una battuta di arresto. Il 23 dicembre 2019, il dipartimento del Tesoro aveva infatti posto in consultazione una bozza di decreto attuativo delle disposizioni in tema di Registro della titolarità effettiva. Il processo di consultazione si era poi concluso il 22 febbraio 2020 e il 14 gennaio 2021 era giunto anche il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali. Con provvedimento del 19 marzo 2021 n.458 il Consiglio di Stato ha infine censurato il Decreto del MEF che avrebbe dovuto istituire il Registro e sospeso l’adozione del proprio parere sullo schema di decreto. Il Consiglio di Stato ha in particolare ritenuto opportuno appuntare l’attenzione su alcuni profili. La disamina del Consiglio di Stato contiene osservazioni legate alle modalità di attuazione del Decreto: dall’assenza del concreto concerto con il MISE, alla mancata considerazione dell’osservazione del Garante per la protezione dei dati personali che nel proprio parere aveva sottolineato la necessità di minimizzare i dati da acquisire come assolutamente necessari.

La figura del titolare effettivo ha assunto sempre maggiore importanza 

Vengono inoltre rilevate altre zone oscure operative, osservando il CdS che, quanto alla fase di controllo, «(…) si è in presenza, quindi, di controlli previsti come formali, ma manca ogni riferimento al soggetto competente ad effettuarli(…)». Il Consiglio di Stato rileva inoltre che manca la previsione attuativa dell’obbligo – a carico dei soggetti destinatari delle norme antiriciclaggio – di segnalare al Registro le eventuali incongruenze rilevate tra le informazioni relative alla titolarità effettiva nello stesso consultabili e le informazioni acquisite dai predetti soggetti negli adempimenti di adeguata verifica della clientela ai sensi dell’art. 21, comma 5, lettera e) bis, del D.Lgs. n. 231/2007.

In conclusione, quello che è certo è che la figura del titolare effettivo ha assunto ormai sempre maggiore importanza ai fini di un efficace contrasto alla criminalità, tant’è che i legislatori europei hanno focalizzato il loro interesse verso questa figura, ritenendo la trasparenza un elemento fondamentale per prevenire la possibilità di nascondere l’effettiva “regia” all’interno di strutture societarie che potrebbero avere finalità illecite.

*Giovambattista Palumbo, Direttore Osservatorio Eurispes sulle Politiche fiscali.

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