In Italia quasi un adulto su due è in eccesso di peso, ma le risorse pubbliche destinate alla prevenzione restano marginali. L’obesità non è una colpa individuale, bensì una malattia cronica multifattoriale che si intreccia con diabete, malattie cardiovascolari e rischio oncologico, colpendo in modo sproporzionato le fasce sociali più svantaggiate.
L’AIFA ha pubblicato il Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei farmaci in Italia: la spesa farmaceutica complessiva sale a 39,3 miliardi di euro (+6%), con la componente pubblica che assorbe il 72,2% del totale. Cresce in modo marcato la spesa a carico dei cittadini, trainata dagli acquisti privati di farmaci come tirzepatide e semaglutide. Il report fotografa anche l’uso dei farmaci per fasce d’età, le differenze regionali nella compartecipazione alla spesa e il primato italiano nei biosimilari, offrendo uno spaccato completo dell’assistenza farmaceutica pubblica e privata nel Paese.
Il Rapporto Italia 2026 dell'Eurispes offre un quadro aggiornato e articolato delle abitudini alimentari degli italiani. Quasi tre quarti della popolazione acquista mix di frutta secca e semi, mentre quote analoghe ricorrono a cibi confezionati e ultraprocessati e a bevande gassate o energy drink. Gli integratori alimentari e i prodotti high protein sono diffusi rispettivamente tra il 62% e il 57% degli italiani. Le differenze generazionali sono nette: i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni mostrano la maggiore esposizione ai cibi ultraprocessati, agli alimenti proteici e ai prodotti a base di cannabis. Sul fronte dell'orientamento nutrizionale, meno di quattro italiani su dieci si affidano a figure professionali qualificate, mentre una quota rilevante ricorre a Social media, influencer del fitness o al consiglio informale di amici e parenti. Un dato che solleva interrogativi profondi sulla qualità dell'informazione nutrizionale circolante e sui suoi effetti sulla salute pubblica.
La psicoterapia ha perso lo stigma sociale tra la Gen Z, venendo percepita come un’opportunità di crescita personale e miglioramento di sé. Il paradosso risiede nel fatto che la generazione con più consapevolezza sul benessere psicologico è anche quella che sembra più mentalmente fragile. L’età media dei pazienti si abbassa come conseguenza dell’anticipazione dell’età evolutiva: i bambini sono esposti a stimoli e aspettative tipici dell’età adulta, ma senza che possiedano le strutture cognitive per decodificarli. Il Bonus Psicologo è stato un provvedimento orientato al recupero del benessere psicologico in seguito al periodo pandemico, ma ad oggi sembra una opportunità mancata: tra settembre e novembre 2025 sono arrivate 360mila domande per appena 7mila richiedenti ammissibili.
Un cittadino europeo su cinque ha sofferto di disturbi mentali: l’ansia rappresenta il 40% di tutti i casi, seguita dalla depressione e dall’abuso di sostanze e alcol. Oltre ad abbassare l’aspettativa di vita in buona salute, le ricadute sono notevoli anche in àmbito finanziario: l’impatto annuo sul Pil è al -1,7%, per circa 76 miliardi di euro in costi sanitari, relativi soprattutto alla cura delle patologie fisiche indotte o concomitanti. Tuttavia, il 67,5% dei cittadini europei che avrebbe bisogno di cure psichiatriche o psicologiche non riesce ad accedervi, percentuale che in Italia sale al 70-72%.
Il divario italiano tra Nord e Sud tocca una delle emergenze del nostro tempo: le Regioni italiane con il tasso di obesità più elevato sono quelle del Sud, che hanno anche meno strutture e soprattutto maggiori barriere all’accesso alle cure. Un altro paradosso riguarda lo stile di vita cosiddetto “obesiogeno”, un divario che si sta riducendo non perché il Meridione stia migliorando, ma perché il Nord sta peggiorando su questo fronte. Secondo la SIO, in una proiezione futura, la svolta starebbe nell’inserimento dell’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza garantirebbe a ogni cittadino, indipendentemente dalla regione di residenza, lo stesso standard di cura.
L’Italia ha una delle popolazioni più anziane tra i paesi Ue e OCSE. Come emerge dal report Ocse Towards a Structured and Systemic Integration of Home Care for the Non-Self-Sufficient in Italy, all’inizio del 2025, le persone con...
Secondo il Ministero della Salute, il costo medio per paziente complesso affetto da disturbi dell’alimentazione si aggira attorno ai 10.000 euro annui. Considerando i 3 milioni italiani interessati da DNA, il costo complessivo annuo supera i 30 miliardi di euro, circa due punti di Pil. Si tratta comunque di una cifra senz’altro sottostimata considerando i casi non diagnosticati, i costi sommersi, la cronicizzazione, l’impatto sull’intero sistema sociale e dunque oltre ai costi diretti e indiretti, anche quelli intangibili.
I tassi di incidenza dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) sono in crescita, riguardano fasce sempre più ampie della popolazione e compaiono in età sempre più precoce. Eppure permane una significativa distanza tra i bisogni assistenziali e l’offerta di servizi
Per far fronte alle spese, il 38,2% degli italiani ha rinunciato a controlli medici di prevenzione, il 35,9% a visite specialistiche, il 30% a terapie o interventi medici.Le categorie più vulnerabili economicamente risultano più frequentemente costrette a rinunce anche su àmbiti essenziali.