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Disabilità in Italia e accesso alla scuola tra sfide e opportunità

di
redazione

L’inclusione implica l’accoglienza. In àmbito sociale essere inclusi significa essere accolti da un gruppo di persone e poter godere di tutti i diritti e le opportunità derivanti da questa appartenenza. Spesso, gli individui sono esclusi dalla società per motivi che vanno dalla razza al sesso, dalla cultura alla religione e alla disabilità. A ben vedere, tra le categorie maggiormente a rischio di esclusione sociale ci sono le persone con disabilità. L’OMS nel 2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento (ICF), della Disabilità e della Salute, che considera la disabilità non più come una condizione di minorazione, ma inserita nel contesto ambientale e sociale. Secondo i dati dell’OMS, nel mondo sono circa 1,3 miliardi le persone affette da una qualche grave forma di disabilità. La classificazione ICF mette in evidenza che la disabilità è un’esperienza umana universale e che, potendo interessare chiunque nel corso della propria vita, non può essere causa di pregiudizio, che porta alle diverse forme di isolamento a cui oggi, molto spesso, si assiste.

Superare le barriere della disabilità per una reale partecipazione sociale

Il dibattito sugli strumenti più efficaci per favorire l’integrazione delle persone con disabilità è da sempre molto vivace e, negli ultimi anni, ci si interroga se e come il digitale possa contribuire ad una integrazione sociale per migliorare la qualità della vita delle persone disabili, favorendo la rimozione delle barriere fisiche e cognitive che limitano la loro attiva partecipazione al contesto sociale di riferimento: l’ambiente in cui è inserita una persona disabile può incidere significativamente sulla sua condizione fino al punto da amplificarne o ridurne la disabilità. Si pensi al mondo della cultura in cui, secondo i dati Istat, se i musei sono più facilmente accessibili per le persone con disabilità motorie lo sono meno per le persone con disabilità visive perché mancanti di percorsi tattili o di video nella lingua dei segni. La situazione è molto simile nelle biblioteche. Poche di queste, infatti, hanno realizzato progetti destinati a chi è affetto da disabilità fisico-sensoriale, emotiva o presenta disturbi cognitivi. In questa direzione, gli strumenti dell’Intelligenza Artificiale possono costituire un utile supporto per l’integrazione nel mondo della formazione, in quello del lavoro e, in generale, nella vita sociale.

L’Italia dei numeri e delle disparità territoriali

Secondo i dati Istat, nel 2019 le persone con disabilità nel nostro Paese sono pari a 3 milioni e 150mila e sono soprattutto persone anziane (22% degli over 75). Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, il fenomeno è particolarmente diffuso in Umbria e Sardegna: si tratta infatti di regioni in cui l’età media è rispettivamente la terza e la quinta su base nazionale.

Nel mondo della scuola, al 2023, l’Istat contava quasi 338mila alunni con disabilità, il 4,1% degli iscritti. In particolare, i disturbi dello sviluppo psicologico sono presenti nel 56,8% degli alunni che frequentano la scuola dell’infanzia, rispetto al 23,7% degli alunni della secondaria di II grado. Anche nella scuola primaria questo tipo di disturbo rappresenta quello più frequente (35,9%). Nella secondaria di I grado, invece, la disabilità più diffusa è quella intellettiva (41,9%).

Il tema della disabilità si accompagna a quello dell’accessibilità e della conseguente disponibilità di ausili per far fronte alla situazione di svantaggio e consentire agli studenti il pieno svolgimento delle attività quotidiane. In Italia, la situazione è piuttosto disomogenea: al Nord il 44% delle scuole è a norma e non presenta barriere architettoniche per chi è affetto da disabilità motoria, con regioni, come la Valle d’Aosta, che raggiungono il 74%, rispetto al 36% delle scuole del Mezzogiorno. Tra le principali difficoltà di accesso agli Istituti scolastici rientrano: la mancanza di un ascensore o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità (50%); la mancanza di servoscala interno (35%); la mancanza di bagni a norma (26%) o rampe interne per il superamento di dislivelli (24%). Meno frequenti sono i casi in cui si rileva la presenza di scale o porte non a norma (7% e 3%). Considerando le difficoltà sensoriali ‒ nel caso di studenti affetti da sordità o ipoacusia ‒ soltanto il 17% delle scuole dispone di strumenti adatti, mentre per cecità e ipovisione, la percentuale scende all’1,2%. In questo caso, c’è un livello di maggiore omogeneità territoriale e le differenze tra il Nord e il Sud non sono sostanziali.

In particolare, secondo gli ultimi dati Istat (2022-2023): il 17,8% degli alunni con disabilità necessita di software di base per il potenziamento delle abilità di base; il 14,6% di sistemi informatici per la lettura e lo studio; l’11% di apparecchi informatici/multimediali per la personalizzazione della didattica.

Accessibilità scolastica e strumenti per studenti con disabilità

Passando a considerare la tipologia di ausili realmente utilizzati al primo posto ci sono gli apparecchi informatici e multimediali per la personalizzazione della didattica (utilizzati dal 41% degli alunni) e i software didattici per l’apprendimento (utilizzati dal 31% degli alunni). Nella scuola primaria, seguono i facilitatori per la comunicazione (18%), mentre nei cicli successivi sono più diffusi i sistemi informatici per la lettura e lo studio (21% nelle secondarie di primo grado e 18% in quelle di secondo grado). Per il 92% degli alunni questi strumenti sono adeguati alle esigenze individuali, ma non sempre l’offerta soddisfa la domanda, dal momento che c’è ancora una percentuale di studenti che non ne dispone pur avendone necessità (7,3%). Considerando gli strumenti specifici, la percentuale è del 15% per i sistemi informatici per la lettura e il 18% per i software che contribuiscono al potenziamento delle abilità di base.  

A fronte delle necessità espresse dagli studenti italiani con disabilità, l’Istat ha rilevato che il 73% delle scuole primarie e secondarie dispone di postazioni informatiche adattate alle loro esigenze. La Regione Emilia-Romagna, e la Provincia autonoma di Trento (entrambe con l’81%) sono le regioni a maggiore dotazione; seguono Umbria e Puglia (77%), Toscana e Piemonte (76%). La Provincia autonoma di Bolzano detiene il primato per la percentuale più bassa (44%).

L’Istat ha rilevato che il 73% delle scuole primarie e secondarie dispone di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli studenti con disabilità

Nell’analisi della capacità degli Istituti scolastici italiani ad includere gli studenti disabili, occorre prendere in considerazione anche la disponibilità di postazioni informatiche all’interno della classe, impiegate per le particolari esigenze di questi alunni. Si tratta spesso di ausili tecnologici e software compensativi, che consentono di consultare le risorse digitali, elaborare testi e migliorare l’apprendimento e lo studio. Tuttavia, le loro potenzialità sono espresse se presenti all’interno della classe. La presenza al di fuori della classe, infatti, ostacola una compiuta didattica inclusiva perché rende più complessa l’integrazione dello studente con il gruppo di classe ed incidono negativamente sulla sua capacità relazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili (2022-2023), la percentuale maggiore di queste dotazioni è presente nel Centro Italia (52% di Istituti scolastici), seguono Nord (47,6%) e Mezzogiorno (45,3%). A livello nazionale, dall’anno scolastico 2018-2019 all’anno 2022-2023 si è passati dal 37,1% al 47,6% di scuole statali e non statali con alunni con disabilità che presentano postazioni informatiche all’interno della classe. Tuttavia, nonostante questo significativo incremento, si deve considerare che una scuola su quattro ritiene che la dotazione non sia sufficiente a soddisfare la domanda.

Per quanto riguarda, in particolare, il mondo della scuola, le potenzialità dell’IA per favorire l’inclusione sono riconducibili allo sviluppo di materiali di studio e di verifiche in linea con il livello individuale di apprendimento e conoscenza di ciascuno studente. Inoltre, l’applicazione dell’IA nella formazione stimola la partecipazione attiva promuovendo l’apprendimento cooperativo. In questa prospettiva, gli insegnanti possono sfruttare l’IA per generare attività collaborative, che incoraggino l’interazione tra studenti con diverse abilità, così come sviluppare simulazioni e giochi educativi, che favoriscano l’apprendimento esperienziale.

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