In Italia sono 12,3 milioni gli adulti che assistono gratuitamente familiari anziani, disabili o non autosufficienti, mentre la spesa pubblica per le cure di lungo termine è in calo. Il peso ricade in gran parte sulle donne, che svolgono il 71% del lavoro di cura non retribuito, e coinvolge anche centinaia di migliaia di giovani under 25, con conseguenze rilevanti sulla loro salute mentale. Dopo pressioni dell’Onu e della Corte di giustizia Ue, il ddl “Locatelli” definisce per la prima volta quattro profili di caregiver, ma le associazioni denunciano requisiti troppo stringenti e fondi programmati insufficienti. Restano irrisolti i problemi legati ad un sistema di welfare che continua a poggiare sulla disponibilità gratuita delle famiglie, in un contesto demografico che ne moltiplica il carico.
Secondo l’indagine dell’Eurispes, per l’82% degli italiani nel 2026 i prezzi continuano a salire, con generi alimentari e carburanti in cima ai rincari. Il dato è omogeneo in tutta Italia ad eccezione delle Isole, dove la percentuale di chi ha notato un aumento dei prezzi si abbassa al 60%. Le famiglie rispondono al caro-vita rinviando gli acquisti non urgenti, riducendo uscite e vacanze, e tagliando su cura della persona e aiuto domestico. Cresce il ricorso a rateizzazioni e pagamenti “in nero”, mentre calano le rinunce a babysitter e badanti rispetto al 2025.
In Italia crescono i “divorzi grigi”, ovvero le separazioni tra coniugi over 50 e over 60 (triplicate, secondo l’Istat, tra il 2008 e il 2022). Il fenomeno riflette trasformazioni profonde – invecchiamento della popolazione, maggiore speranza di vita, indipendenza economica femminile – e riguarda spesso unioni di lunga durata, quando i figli hanno lasciato casa e il legame di coppia si ritrova privo del proprio collante. Un’Italia che invecchia, vive più a lungo e ridefinisce il senso del matrimonio.
In Italia il 79% dei giovani tra 20 e 29 anni vive ancora con la famiglia d’origine, e l’età media di uscita di casa ha superato i 30 anni: quasi dieci in più rispetto ai coetanei del Nord Europa. Affitti in continua crescita, mutui difficili da ottenere e un patrimonio immobiliare pubblico ridotto all’osso raccontano una crisi abitativa che non è più solo una questione economica, ma sta ridisegnando i tempi di ingresso nell’età adulta di un’intera generazione.
Il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes mostra che il 57,3% degli italiani giudica peggiorata l’economia nazionale nell’ultimo anno, con dati sostanzialmente stabili rispetto al 2025. Le aspettative sul futuro peggiorano invece nettamente, complice il contesto internazionale segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalla crisi energetica. Sul fronte personale, la situazione appare più stabile, con il 42,1% dei cittadini che dichiara invariata la propria condizione economica. Il Sud e le Isole risultano le aree più colpite, mentre il Nord-Est mostra la percezione meno negativa.
Dopo il minimo storico di fine 2024, il numero di minori reclusi con le madri negli Icam italiani è tornato a salire rapidamente, complice la recente riforma che ha reso facoltativo il rinvio della pena per le madri di neonati. Al 30 giugno 2026 i bambini presenti sono 30, con un incremento annuo oltre il 130%, e la maggioranza ha più di un anno d’età, la fascia in cui lo sviluppo cognitivo e motorio richiede stimoli che il carcere non può offrire.
In Italia quasi 2,7 milioni di anziani over 75 vivono soli, e quasi 4 su 10 dichiarano di sentirsi soli “sempre o quasi sempre”. Una possibile risposta a questo problema arriva dal co-housing: alloggi privati autonomi affiancati da spazi condivisi dove gli anziani vivono in comunità senza rinunciare alla propria indipendenza. Il modello, nato in Danimarca negli anni Settanta, si è diffuso soprattutto in Nord Europa e in Francia, dove una legge del 2018 ha creato un quadro normativo dedicato con finanziamenti pubblici. In Italia esistono esperienze pionieristiche (come Casa alla Vela a Trento, dove anziane e studenti universitari convivono scambiando ospitalità e compagnia), che tuttavia restano iniziative isolate, prive di un sostegno statale strutturato. Nel nostro Paese, dunque, la sfida per il futuro è quella di trasformare il grande patrimonio immobiliare degli anziani in un’opportunità di coabitazione diffusa, con un sostegno pieno da parte delle istituzioni.
Nel 2023 le adozioni internazionali in Italia hanno toccato il minimo storico, con 585 autorizzazioni all’ingresso. Il 70% dei minori adottati rientra nella categoria degli special needs. Cresce l’età media delle coppie, anche a causa di iter che durano in media circa quattro anni e mezzo. Asia e America superano l’Europa come principali aree di provenienza dei minori.
Negli ultimi anni le adozioni in Italia sono in costante calo. Nel 2022 si sono concluse 755 adozioni nazionali e 527 internazionali, i livelli più bassi degli ultimi anni. Il fenomeno è legato a procedure lunghe, costi elevati, effetti della pandemia e instabilità politica nei paesi d’origine. Nonostante ciò, le famiglie disponibili superano di gran lunga il numero di minori adottabili.
Sono già 1.500 le aziende che operano nel mercato dei giocattoli interattivi con AI nella sola Cina, ma non sono ancora chiari i rischi a cui sono esposti i bambini sia per la privacy che per lo sviluppo cognitivo.