Nell’ultimo anno, il 22,1% degli italiani ha richiesto un prestito bancario, soprattutto tra le coppie con figli e monogenitoriali. Se l’acquisto della casa resta la motivazione principale (46,3%), quasi un prestito su tre serve invece a pagare debiti già accumulati, segnale di un sovraindebitamento diffuso. Emergono anche nuove abitudini di gestione del risparmio, dai consigli di influencer online alle criptovalute, sebbene risultino ancora minoritarie. Il quadro è aggravato da una forte sfiducia sociale e istituzionale: l’82,2% degli italiani ritiene che i cittadini non siano adeguatamente sostenuti dalle Istituzioni in caso di difficoltà economica.
Secondo l’indagine dell’Eurispes, per l’82% degli italiani nel 2026 i prezzi continuano a salire, con generi alimentari e carburanti in cima ai rincari. Il dato è omogeneo in tutta Italia ad eccezione delle Isole, dove la percentuale di chi ha notato un aumento dei prezzi si abbassa al 60%. Le famiglie rispondono al caro-vita rinviando gli acquisti non urgenti, riducendo uscite e vacanze, e tagliando su cura della persona e aiuto domestico. Cresce il ricorso a rateizzazioni e pagamenti “in nero”, mentre calano le rinunce a babysitter e badanti rispetto al 2025.
Il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes mostra che il 57,3% degli italiani giudica peggiorata l’economia nazionale nell’ultimo anno, con dati sostanzialmente stabili rispetto al 2025. Le aspettative sul futuro peggiorano invece nettamente, complice il contesto internazionale segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalla crisi energetica. Sul fronte personale, la situazione appare più stabile, con il 42,1% dei cittadini che dichiara invariata la propria condizione economica. Il Sud e le Isole risultano le aree più colpite, mentre il Nord-Est mostra la percezione meno negativa.
L’Italia, prima al mondo per patrimonio culturale riconosciuto, mostra un legame diseguale tra ricchezza culturale e livelli di istruzione dei residenti. Secondo l’indagine proposta dall’Eurispes, che intreccia indicatori Cultura e Istruzione, la nostra offerta culturale è fortemente polarizzata: Toscana, e Lazio dominano rispettivamente il settore museale e archeologico, con Roma, Firenze e Campania come poli trainanti. Sul fronte educativo, il Nord-Ovest e il Nord-Est ottengono i risultati migliori in competenze e formazione, mentre il Sud e le Isole registrano i divari più ampi in termini di NEET, laureati e formazione continua.
L’Intelligenza artificiale è ormai diffusa nella vita quotidiana degli italiani, soprattutto per usi pratici: la ricerca di informazioni (81,3%), il lavoro o studio (60,5%) e lo svago (54%) sono le funzioni più comuni, mentre il sostegno emotivo resta marginale (21,8%). Tra le attività concrete prevalgono la creazione di testi (70%), le traduzioni (63,8%) e i calcoli (57,9%), mentre l’uso strutturato per il lavoro quotidiano è ancora limitato (17,9%). I giovani tra i 18 e i 24 anni risultano gli utilizzatori più intensivi e trasversali, sia per lavoro che per svago. Sull’impatto futuro dell’IA nel lavoro, le opinioni sono divise, senza una netta polarizzazione, con differenze marcate tra fasce d'età.
L’indagine Eurispes fotografa un Paese che riconosce l’utilità dell'AI ma resta cauto sui suoi effetti. Forte il divario generazionale: tra i giovanissimi l’adozione sfiora l’84%, mentre pensionati e casalinghe restano ai margini del fenomeno. Se sull’uso pratico gli italiani appaiono ancora divisi, sul piano delle opinioni emerge un quadro altrettanto articolato, sospeso tra fiducia nelle potenzialità dell’AI e riserve su alcuni dei suoi possibili effetti, insieme alla richiesta di una maggiore regolamentazione.
La maggioranza degli italiani dichiara all’Eurispes di temere una logica di spartizione del mondo tra superpotenze, mentre le opinioni si dividono quasi a metà sul rispetto degli impegni assunti con la Nato: il 52,6% ritiene che l’Italia dovrebbe restare neutrale in ogni caso, mentre un cittadino su quattro ritiene giusto arrivare all’invio di soldati italiani sul campo. Particolarmente critiche le opinioni sull’Unione europea, ritenuta ancora lontana da una vera unità, sia militare che politica ed economica.
Di fronte all’ipotesi che l’azienda o il datore di lavoro non consenta più di lavorare in smart working, il 46% dei lavoratori italiani dichiara che ne sarebbe dispiaciuto, ma si adatterebbe alla nuova situazione, mentre il 13,9% arriverebbe a lasciare il lavoro o a cercarne un altro che consenta di continuare a lavorare a distanza. Il 28,8% non avrebbe invece particolari problemi ad accettare il cambiamento, per motivazioni legate alla socialità e alla separazione degli ambienti domestici e lavorativi. In generale, la “vita da ufficio” conserva le proprie attrattive per la maggioranza dei lavoratori italiani, mentre lo smart working è una misura positiva per gestire gli impegni familiari e risparmiare su voci come trasporti e pasti.
L’indagine dell’Eurispes fotografa un Paese sempre più refrattario alle spese militari e alle iniziative belliche. Cresce la diffidenza verso il riarmo, cala il consenso alla leva, e tre italiani su quattro giudicano ingiustificabile l’invasione russa dell’Ucraina. In quattro anni, l’opinione pubblica si è spostata in modo deciso rispetto al clima del 2022, quando lo shock dell’invasione ucraina aveva riacceso il dibattito sulla difesa europea.
Le truffe agli anziani sono crimini particolarmente odiosi poiché giocano sulla fiducia delle persone, in questo caso anche spesso fragili, minandone la serenità. Se il 28,3% degli italiani ha avuto esperienza diretta o indiretta della truffa, sei vittime su dieci convivono con paura e insicurezza in seguito alla truffa. Le più diffuse sono quelle telefoniche, con la richiesta di denaro da parte di estranei con la scusa di aiutare un parente della vittima, seguite dalla visita a casa falsi operatori del gas, dell’energia elettrica, dell’acqua, del telefono.