Si può affermare senza paura di essere smentiti, che uno dei mali del nostro secolo è il burnout, una particolare forma di esaurimento psicofisico collegato al mondo del lavoro che la stessa OMS definisce come: «uno stato di stress cronico lavoro-correlato caratterizzato dalla sensazione di completo esaurimento delle proprie energie fisiche e mentali». Per rendere ancora meglio l’idea, come se ciò non bastasse, si possono considerare traduzioni letterali del termine preso in prestito dall’inglese: ossia, letteralmente, “bruciato”, “esaurito” o “scoppiato”. Comparso per la prima volta alla fine degli anni Trenta, il primo utilizzo del termine aveva a che fare con il giornalismo sportivo, indicando l’incapacità di un atleta talentuoso di riuscire a stare al passo con il rendimento e lo stile di vita mantenuto sino a quel momento. Solo a partire dagli anni Settanta il burnout verrà utilizzato in àmbito sanitario, con la specifica intenzione di indicare l’esaurimento psicofisico di alcuni operatori di un’istituzione psichiatrica, nel tentativo di adattarsi alle difficoltà legate alla propria attività lavorativa. Tra le cause vengono identificate: noia e routine. Infatti, la definizione dello psicologo Herbert Freudenberger è: «uno stato di frustrazione nato dalla devozione ad una causa, da uno stile di vita, da una relazione che ha mancato di produrre la ricompensa attesa».
Oggi il termine ha assunto connotati ancora differenti, andando ad indicare ‒ come suggerisce l’OMS ‒ uno stato di stress cronico legato al mondo lavorativo. Si tratta di un insieme di sintomi ed effetti negativi provati dal soggetto e che sono strettamente correlati al suo lavoro. È un vero e proprio esaurimento delle energie fisiche e mentali a causa di una situazione di forte stress e ansia prolungati nel tempo, provocati dalla propria mansione lavorativa.
Burnout o semplice stress? Le differenze da non ignorare
Il burnout non è semplice stress accumulato o stanchezza temporanea, ma è una vera e propria condizione cronica che può avere gravi conseguenze sulla salute mentale e su quella fisica. Spesso, i lavoratori colpiti affrontano un mix di fattori che contribuiscono al burnout: lunghe ore di lavoro, mancanza di riconoscimento, monotonia delle mansioni e una cultura lavorativa che esalta la produttività a discapito del benessere individuale. Allora, cosa differenzia il burnout dal semplice stress? Il termine stress significa propriamente “sforzo”, tensione nervosa, logorio, affaticamento psicofisico, causato da una specifica situazione. Viene generalmente utilizzato per identificare, in campo psicologico e medico, situazioni di tensione, disagio ed affaticamento nella persona.
Tra le cause principali che, invece, cooperano all’insorgere della sindrome del burnout troviamo:
- Pressione sociale e autocomparazione. I social media, spesso, dipingono un’immagine idealizzata del successo professionale spingendo a paragonarsi costantemente agli altri. Questo confronto crea nel soggetto aspettative e obiettivi irrealistici. Tutto questo può generare ansia e senso di inadeguatezza, alimentando il burnout.
- Mancanza di autonomia. I lavori d’ufficio spesso richiedono di seguire processi rigidi e strutturati, lasciando poco spazio alla creatività o alla presa di decisioni autonome. Questo può portare a un senso di alienazione e perdita di motivazione, così come si può manifestare la sensazione di non avere controllo sul proprio lavoro e sulle proprie mansioni. Inoltre, può provocare la sensazione di svolgere un lavoro monotono, ripetitivo e senza sfide né obiettivi.
- Eccesso di lavoro e aspettative. Molti giovani si sentono costretti a dimostrare la loro dedizione attraverso lunghe ore di lavoro, anche al di fuori del normale orario d’ufficio. Proprio per dimostrare il proprio valore, spesso accettano carichi di lavoro eccessivi che, prolungati nel tempo, possono prosciugare l’entusiasmo iniziale.
- Cultura aziendale tossica. In alcune aziende, il management può promuovere una competitività malsana, che comporta la mancanza di sostegno tra colleghi e un atteggiamento che minimizza l’importanza del benessere individuale. Questo contesto può esacerbare la sensazione di essere intrappolati in un ciclo di esaurimento e non permette la creazione di un senso di appartenenza all’organizzazione. Inoltre, l’ambiente lavorativo potrebbe risultare caotico e con pressioni eccessive.
Il burnout si sviluppa gradualmente: all’inizio, i lavoratori possono sentirsi motivati e ambiziosi, pronti a dimostrare il proprio valore. Tuttavia, la mancanza di equilibrio tra vita lavorativa e personale, unita a un carico di lavoro spesso eccessivo e ad un ambiente che premia il sacrificio personale, può portare a un esaurimento completo delle proprie energie.
Sintomatologia da burnout: (non) è solo troppo lavoro
Analizzando i sintomi che caratterizzano il fenomeno, a livello emotivo-comportamentale, troviamo: esaurimento; sensazione di alienazione dalle attività lavorative; riduzione delle performance lavorative. Questi sintomi non appaiono tutti insieme, ma si manifestano a poco a poco, in maniera graduale. A volte, gli effetti non sono solo mentali, ma possono interessare il soggetto anche a livello fisico. Nello specifico, si possono manifestare sintomi come: insonnia, emicranie, problemi digestivi e affaticamento cronico.
Ad oggi il burnout non è considerato una malattia professionale. Questo significa che dal punto di vista della tecnica assicurativa e della medicina del lavoro, il burnout non è considerato una malattia professionale, ma rientra nella categoria dei disturbi lavoro-correlati. I disturbi lavoro-correlati sono problemi di salute che hanno diverse cause le quali possono essere attribuite, esclusivamente o in prevalenza, all’esercizio della propria attività professionale.
Burnout riconosciuto come sindrome dall’OMS
È molto difficile stabilire una correlazione inequivocabile tra i sintomi della sindrome da burnout sviluppati dal soggetto e la sindrome da burnout stessa, perché, ad esempio, un dolore cervicale può essere causato da una forte tensione accumulata sul posto di lavoro, oppure può dipendere dalla postura assunta al PC, ma può essere provocato anche da un materasso o un cuscino sbagliati, che niente hanno a che fare con il lavoro. Non è possibile dimostrare al 100% il legame tra il lavoro e l’insorgere della sindrome ed è proprio questa la ragione per cui, ad oggi, il burnout non è considerato una malattia professionale, ma un disturbo lavoro-correlato.
Il 2022 ha segnato un ulteriore progresso nel riconoscimento del burnout: l’OMS ha ufficialmente riconosciuto il burnout come “sindrome”, definendolo un fenomeno occupazionale derivato dallo stress lavorativo e per il quale si possono cercare delle cure. Tuttavia, non può ancora essere considerato una condizione medica.

