Con un regolamento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in attuazione della legge n.131/2025, l’Italia ridefinisce la mappa dei suoi Comuni montani. Cinque criteri alternativi, legati ad altitudine, pendenza e appartenenza a specifiche province, stabiliscono il nuovo status, mentre alcuni parametri aggiuntivi tutelano i Comuni “chiusi” tra territori montani o confini di Stato.
Il risultato è un elenco di 3.715 Comuni montani, circa 400 in meno rispetto al passato: una riduzione che corregge situazioni paradossali come quelle di Roma e Bologna (finora classificate come montane pur senza essere gravate dai relativi svantaggi geografici), ma che lascia anche aperti dei nodi che necessitano di soluzioni condivise.
In Italia il 79% dei giovani tra 20 e 29 anni vive ancora con la famiglia d’origine, e l’età media di uscita di casa ha superato i 30 anni: quasi dieci in più rispetto ai coetanei del Nord Europa. Affitti in continua crescita, mutui difficili da ottenere e un patrimonio immobiliare pubblico ridotto all’osso raccontano una crisi abitativa che non è più solo una questione economica, ma sta ridisegnando i tempi di ingresso nell’età adulta di un’intera generazione.
Il rapporto dell’Eurispes fotografa una Lombardia con ottime performance su lavoro ed economia, ma con criticità evidenti su sicurezza urbana, qualità dell’aria, spostamenti, scarso numero di medici e pediatri presenti sul territorio e fiducia nelle istituzioni.
Il Governo ha definito nuovi criteri per stabilire quali comuni possono essere considerati montani. La classificazione si basa soprattutto su altitudine, pendenza del territorio e posizione geografica. L’elenco ufficiale dei comuni montani sarà inserito direttamente nel regolamento per evitare dubbi interpretativi.
Tra gli interventi a sostegno delle marginalità territoriali rientrano anche quello relativo ai Comuni confinanti con le Regioni e le Province autonome. Non si tratta di aree svantaggiate in sé, dal momento che rientrano infatti nei territori piemontese e veneto, ma che subiscono, sia pur indirettamente, effetti negativi dalla loro prossimità con aree che, in virtù dell’autonomia speciale riconosciuta alle risorse di riferimento, fruiscono di maggiori risorse e capacità attrattiva di investimenti. Si tratta, quindi, di riequilibrare una oggettiva situazione di svantaggio.
Il ddl governativo recante “Disposizioni per la valorizzazione delle isole minori marine, lagunari e lacustri” comprende specifiche norme per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e delle tipicità delle isole minori, per il potenziamento dell’offerta turistica e la garanzia dei servizi pubblici.
Da soluzione emergenziale che si è diffusa durante la pandemia, lo smart working emerge oggi come possibile leva di rigenerazione territoriale per comuni montani e interni, ma deve essere parte di una visione strategica unitaria insieme a servizi, infrastrutture e incentivi economici.
La legge sulla montagna prevede un impegno da parte del governo per coprire le esigenze delle comunità residenti e individuare con precisione i comuni investiti da tali provvedimenti.
La straordinaria geodiversità italiana contribuisce ad aumentare i suoi divari territoriali. Se il primo passo è riconoscere i territori marginali con criteri chiari e univoci, va poi ricomposto un profilo legislativo coerente tra normativa europea e normativa nazionale.
La nuova ZES unica del Mezzogiorno, oltre ad essere un superamento delle 8 ZES precedentemente concepite, sembra aver avviato un percorso di crescita, iniziando a generare i primi risultati concreti e tangibili.