I sintomi del post Covid-19: quali sono e come affrontarli

Si guarisce completamente dal Covid-19? Le evidenze cliniche e le ricerche correlate sembrano indicare di no. I sintomi post Covid potrebbero protrarsi, infatti, per lungo tempo.

È possibile dunque continuare a soffrire dei sintomi del Covid-19 anche mesi dopo l’attestata guarigione? La letteratura scientifica internazionale e gli studi sperimentali al riguardo dicono univocamente di sì. La sindrome si protrae per diversi mesi, anche se si è negativi al tampone ed è così innegabile che oggi si parli di Long Covid o Post Covid.

 

Si guarisce completamente dal Coronavirus? I sintomi del post Covid-19

Come riconoscerne la presenza del long-covid? I principali sintomi post covid sono: astenia caratterizzata da persistenti stati di affaticamento, stanchezza e debolezza fisica, difficoltà respiratorie quali, ad esempio, affanno e “fiato corto”, dolori muscolari, rush cutanei. La sintomatologia tuttavia non è solo fisica, a livello cognitivo si riscontrano deficit attentivi, in particolare difficoltà di attenzione, di concentrazione, di memorizzazione quali la sensazione di “nebbia nel cervello” e vuoti di memoria, stati di ansia correlati a leggera ipocondria, disforia e sentimenti depressivi quali tristezza e apatia, insonnia, perdita di gusto e olfatto.

La perdita della memoria a breve termine in particolare sembra un sintomo ricorrente: viene descritto come una sorta di nebbia nel cervello che impedisce di ricordare eventi, pensieri e dettagli appena occorsi, dalla telefonata ricevuta a quello che si era in procinto di fare, con una forte ripercussione sulle capacità lavorative e più in generale esistenziali.

Sebbene le cause organiche di questo sintomo non siano state ancora comprese, ne risulta altresì oggettivamente riscontrata la presenza. Neurologi e psichiatri del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, ad esempio, hanno somministrato batterie di test psicologici che rivelano come in questi soggetti la performance sia inferiore a quella attesa nella corrispondente popolazione “normale”.

Questo complesso quadro si manifesta in maniera pervicace per diversi mesi dopo la presunta totale guarigione e remissione dei sintomi del Covid-19. Anche dopo 3, 4 persino 6 mesi è ancora presente il Long Covid, in una percentuale che a oggi sembra attestarsi intorno al 10% della popolazione che ha contratto il virus.

L’attenzione dei media è focalizzata sull’andamento dei nuovi contagi e dei decessi, si parla poco del Long Covid, al punto che chi ne soffre inizia a sviluppare anche sentimenti di inadeguatezza e vergogna, legati al timore di non esser compresi dagli altri. “Temo che al lavoro pensino che siano scuse, visto che sono passati 4 mesi da quando sono guarito, eppure io davvero non mi sento ancora bene”, questi sono i pensieri più ricorrenti in chi ha la sindrome.

 

Quanto durano i sintomi del Covid? Il parere della scienza

Diverse sono le ricerche sull’argomento: un recente studio, pubblicato a ottobre sulla Clinical Microbiology and Infection Review condotto dai ricercatori francesi del Tours University Hospital, ha evidenziato come su un campione di 150 persone dopo 2 mesi dall’attestata guarigione ben due terzi riportassero ancora chiari sintomi.

Concordi anche gli studi al riguardo effettuati in altri paesi: seppur con percentuali diverse infatti – probabilmente dovute alle differenti tipologie di campioni selezionati in ordine di età anagrafica, anamnesi personale e gravità della sintomatologia accusata durante il Covid – tutte le ricerche attestano la presenza di questa sindrome.

Negli Stati Uniti è stato istituito un centro per l’assistenza post-Covid al Mount Sinai a New York, mentre nel Regno Unito stanno nascendo cliniche “Long Covid”. È italiano uno fra i primi studi su questa sindrome, pubblicato nel luglio scorso sul Journal of the American Medical Association dal team della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, che ne mette in luce le caratteristiche diagnostico-cliniche.

In Cina uno studio, condotto a Whuan su pazienti costretti al ricovero nella fase acuta, ha rilevato che a distanza di 6 mesi dalla guarigione il 76% dei soggetti continuava a presentare almeno un sintomo fra stanchezza, debolezza, disturbi del sonno, ansia, stati depressivi e riduzione della capacità respiratoria.

Il National Institute for Health Research supervisiona quello che risulta essere attualmente lo studio di follow-up più vasto, attuato da un team di ricercatori e clinici in Gran Bretagna, il PHOSP-COVID (Post Hospitalisation Covid-19 study), che coinvolge circa diecimila pazienti Long Covid monitorati nell’arco di un anno per valutarne gli effetti a lungo termine.

L’obiettivo è di approfondire gli aspetti legati a questa sindrome, tenendo comunque conto che dalla letteratura scientifica già risultano evidenze circa una lunga sintomatologia post-infettiva presente in pazienti che hanno contratto in passato altre forme virali, quali Ebola, MERS e SARS, ipotizzando dunque che potrebbe essere una sindrome tipica di tali infezioni.

 

Il disturbo post-traumatico da stress

Occorre segnalare, inoltre, una forte incidenza di disturbo post-traumatico da stress (PTSD) fra i possibili esiti del Long Covid. Molte persone colpite lo manifestano infatti come diagnosi correlata, sviluppando una serie di sofferenze psicologiche legate all’evento.

I principali sintomi sono i flashback, ossia il rivivere l’evento al di là della volontà della persona di ricordarlo, praticamente si impongono in maniera intrusiva alla mente i ricordi dei momenti di forte sofferenza vissuta; il numbing, ossia uno stato di coscienza simile allo stordimento e alla confusione; gli incubi, in cui durante il sonno si rivivono i momenti peggiori della malattia; l’evitamento, ovvero il cercare di evitare tutto ciò che sia riconducibile o ricolleghi la persona all’esperienza traumatica, anche solo simbolicamente, come ad esempio luoghi od oggetti; gli attacchi di panico, caratterizzati da tachicardia, sudore, tremore, senso di svenimento, paura intensa o terrore di avere di nuovo il virus; hyperarousal, ovverosia un’iperattivazione psicofisiologica che può comportare insonnia, irritabilità, ansia e aggressività.

Sebbene lo sviluppo del PTSD sia uno dei possibili esiti del Long Covid, occorre intervenire per affrontarlo il prima possibile, rivolgendosi a uno specialista quale uno psicoterapeuta e/o uno psichiatra, in quanto potrebbe non andare incontro a remissione spontanea, bensì tendere a cronicizzarsi se non tempestivamente trattato.

Leggi anche

Le ricerche sono ancora lontane dall’esaurire la comprensione sul Long Covid, ma abbastanza vicine da poterne senza ombra di dubbio testimoniare l’esistenza. La divulgazione della sua presenza è un primo fondamentale passo per aiutare chi ne è vittima a riconoscerlo e a farsi curare, così come chi ne è testimone a comprendere colui che ne soffre, evitandogli quei sentimenti di isolamento e incomprensione che hanno come esito quello di peggiorarne il decorso e procrastinarne la remissione totale, con evidenti costi a livello sanitario, di produttività economica e soprattutto umano.

La capacità di riconoscere il malessere e la sofferenza negli altri offre la possibilità di manifestare gli aspetti umani che più ci connotano in positivo, come la solidarietà, la collaborazione e il bene comune, sentimenti da cui nessuna società che voglia dirsi civile può prescindere, perché indiscutibilmente creano quel circolo virtuoso per il quale fare del bene fa bene, a sé e agli altri.

*Sole Lancia, psicologa clinica e psicoterapeuta.

Ultime notizie
conferenza europa
Europa

La Conferenza sul Futuro dell’Europa entra nel vivo

La Conferenza sul Futuro dell’Europa entra finalmente nel vivo, articolata in diverse fasi che vanno dall’ascolto, alla generazione di proposte concrete e alla realizzazione delle stesse. La parola d’ordine è partecipazione, dal momento che i cittadini europei saranno direttamente coinvolti come rappresentanza, ma sussiste il nodo delle procedure più opportune a cui far riferimento.
di Nicola Verola*
conferenza europa
radio
Cultura

La radio non è in crisi, ha tanta storia e moltissimo futuro

La radio non è un mezzo in crisi, ma ha profondamente cambiato la sua offerta con meno scouting e più programmi di approfondimento. Dagli anni della propaganda fascista, all’epoca delle radio libere, oggi le radio si attengono ad una offerta generalista nelle scelte musicali e più improntata su programmi giornalistici e di approfondimento, nonché sulle nuove tecnologie.
di Alfonso Lo Sardo
radio
populismo
Politica

Il secondo tempo del populismo

"Il secondo tempo del populismo" di Alessandro Barile, pubblicato da Momo edizioni, raccoglie saggi sulle evoluzioni del populismo ad oggi. I saggi affrontano tematiche diverse, declinando il populismo in chiave geopolitica, come fenomeno di contrapposizione di classe o polarizzazione tra centro e periferie, offrendo così una visione globale e odierna del fenomeno.
di Ilaria Tirelli
populismo
astensionismo
Opinioni e commenti

A lezione dalle urne: l’astensionismo è distanza tra cittadini e politica

I ballottaggi per i Sindaci hanno confermato l’inesorabile declino della partecipazione popolare alle scelte comuni: la distanza tra cittadini e politica è una lacerazione profonda per la democrazia, che evidenzia la inadeguatezza della politica locale e dei partiti nel fare da tramite tra cittadini e Istituzioni.
di Angelo Perrone*
astensionismo
Economia

Sindacato e cambiamenti globali: quale preparazione hanno i sindacalisti?

I sindacalisti di oggi hanno la preparazione e le competenze adeguate per rappresentare al meglio le esigenze dei lavoratori in questa fase...
di Marco Ricceri*
Internazionale

The task of politics is to be “regulating rooms” between the interests of finance and the society

The belief that the so-called European welfare state was an obstacle to the development of the modern market and that it was...
di Gian Maria Fara*
STATO
Metafore per l'Italia

La politica sia “stanza di regolazione” tra interessi di mercato e corpo sociale

Le esperienze recenti dimostrano che senza il suo sistema di welfare l’Europa non avrebbe retto all’urto delle crisi. Lo Stato e le Istituzioni hanno il compito di regolare ed equilibrare gli interessi del mercato e le esigenze del corpo sociale, non limitarsi all’esercizio di un ruolo esterno di vigili del mercato. Riaffermare tale posizione significa ripartire dalla crisi esistenziale generata dall’incertezza e riequilibrare i divari economici e di genere.
di Gian Maria Fara*
STATO
medicina
Recensioni

Da Ippocrate a Bill Gates, come la tecnologia ha cambiato la medicina

Il futuro della medicina è adesso. Fa il punto sullo stato dell’arte della tecnologia il nuovo libro del giornalista Claudio Barnini: Da Ippocrate a Bill Gates. Come la tecnologia ha cambiato la medicina. 
di redazione
medicina
Ue
Economia

La nuova proposta Ue di direttiva sul bilancio di sostenibilità “Corporate Sustainability Reporting Directive”

All’interno dell’Unione europea il dibattito sulle tematiche della trasparenza è senza dubbio ormai maturo ed esistono già regolamentazioni sulla rendicontazione non finanziaria che le aziende sono tenute ad applicare per essere in regola con gli obiettivi generali di sostenibilità
di Fabrizio Zucca*
Ue
Internazionale

Corruzione e nuove forme di infiltrazione nella Pa e nell’economia

A margine del 30° Forum Economico dell’Europa Centrale e dell’Est (Karpacz, Polonia - 7 al 9 settembre), nel panel dedicato alle prospettive...
di redazione