L'opinione

La notte di Parigi

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L’analisi dei Tg di serata lascia inevitabilmente il passo alle immagini e agli echi delle stragi nella capitale francese che le diverse testate hanno seguito con edizioni straordinarie fino a tarda notte.  È stato così possibile fino oltre le ore 2 compartecipare in qualche modo della tragedia che ha paralizzato e paralizza Parigi come se si stesse svolgendo in una quartiere di una città italiana, della nostra città.

Sarebbe eccessivo pretendere di giudicare la qualità dell’informazione in una notte in cui tutte le redazioni sono state annichilite dai numeri delle vittime e dall’evidenza di un attacco che ha colpito 7 aree della città e i simboli stessi di quella che sarebbe dovuta essere una tranquilla e giocosa serata di svago, di cultura: un venerdì notte che vede le strade e i locali di grandi, medie e piccole città europee animarsi di gente pacifica al termine di una settimana di lavoro.

Inevitabilmente la cronaca è stata caotica, come caotica è stata la notte di Parigi. Lo stadio del calcio, il locale etnico, la sala di concerti divenuti scenario di una mattanza jihadista, le strade del centro percorse da migliaia di cittadini disperati in cerca di salvezza: questo il quadro fedelmente ripreso dall’informazione notturna, cui va comunque riconosciuto lo scontato merito di aver buttato all’aria i palinsesti per seguire in diretta attraverso i circuiti internazionali e le televisioni francesi ciò che stava avvenendo.

Per quello che riguarda le analisi, si dovrà attendere più di qualche ora. Al momento si può sottolineare che segnali premonitori come la strage di curdi ad Ankara sono stati colti assai poco, perché ritenuti erroneamente “estranei”, non indirizzati a noi. I più di 100 morti nella capitale turca non valgono l’equivalente numero di vittime parigine. Tutto ciò è comprensibile, ma non giustificabile. Così come carenti sono le sinapsi del sistema informatico che difficilmente collega le guerre in corso nella penisola arabica, gli scempi nel medio oriente, i conseguenti flussi di profughi, gli attentati jihaidisti.

Ma oltre alle inevitabili carenze e farraginosità del circuito dell’informazione, vanno segnalati anche alcuni evidenti errori che sono rimbalzati nella notte attraverso alcune prime pagine ed editoriali alquanto isterici dei quotidiani italiani. Il principale? Quello di rispondere al dramma di Parigi e dell’intera Europa con slogan e invettive quali “Islamici bastardi”, o l’accettazione della logica di guerra che rappresenta l’obiettivo principale che il terrorismo persegue. Forse l’elmetto dovrà essere indossato, ma è decisivo non regalare al jihadismo un miliardo di mussulmani, alcuni dei quali vivono pacificamente da noi, con noi.

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