Il vertice BRICS del 12 e 13 settembre a Nuova Delhi coincide con il ventesimo anniversario della cooperazione politica del gruppo e mette alla prova la sua capacità di tradurla in cooperazione economica concreta. Tra i dossier sul tavolo figurano la “Strategy for BRICS Economic Partnership 2030”, un nuovo quadro per logistica e cooperazione doganale, e il tema dei pagamenti transfrontalieri, dove l’India punta sull’interoperabilità delle valute digitali più che su una moneta comune. Pesano inoltre i rapporti bilaterali con Russia e Cina, le divisioni interne sulle crisi internazionali e le possibili ricadute del vertice sulle relazioni economiche con l’Unione europea.
Il 12 e 13 settembre 2026 New Delhi ospiterà il 18º vertice dei BRICS, presieduto dall’India sotto il motto «Humanity First». Dopo mesi di incontri preparatori dedicati a sviluppo, digitale e finanza verde, il summit dovrà misurarsi con le tensioni tra Stati Uniti, Iran e Russia e con le nuove sanzioni statunitensi che coinvolgono indirettamente anche la Cina. Resta da capire se il coordinamento tra i membri e i partner del gruppo riuscirà a tradursi in una riforma concreta del sistema multilaterale, con possibili ricadute anche per l’Unione europea e l’Italia.
L’India emerge come uno degli attori centrali della fase storica attuale. Nuova Delhi non si presenta più soltanto come grande mercato emergente o potenza regionale asiatica, ma come polo geopolitico autonomo, capace di muoversi simultaneamente dentro architetture differenti e talvolta contraddittorie. L’India è partner strategico degli Stati Uniti nel contenimento dell’espansione cinese nell’Indo-Pacifico, ma allo stesso tempo mantiene relazioni con Mosca, partecipa ai BRICS e rivendica un ruolo autonomo nel Sud globale.
Secondo l’economista Emiliano Brancaccio, la guerra non è un’anomalia del capitalismo globale, ma una sua funzione sistemica nelle fasi di crisi. Quando la competizione economica non è più sufficiente a garantire profitti e controllo delle catene del valore, il conflitto armato è una forma di riequilibrio coercitivo. Ucraina, Medio Oriente e Indo-Pacifico ne sono una manifestazione, insieme alla competizione tra Usa e Cina, con una potenza emergente che intacca l’equilibrio esistente. La guerra emerge quindi come il limite costitutivo di un ordine che, per sopravvivere, trasforma il disordine globale in una condizione permanente.
I BRICS stanno rispondendo all’uso geopolitico dell’interdipendenza economica e delle sanzioni occidentali con la creazione di un sistema finanziario parallelo. Attraverso progetti come BRICS Pay e l’uso di valute digitali, il blocco BRICS mira a superare il dominio del sistema SWIFT e la dipendenza dal dollaro. Questa strategia sta delineando un nuovo ordine economico multipolare, trasformando la vulnerabilità verso l’Occidente in una leva di sovranità globale.
L’ordine mondiale sta passando dal dominio del petrodollaro a quello del silicio, rendendo i microchip la risorsa strategica e militare decisiva del XXI secolo. La concentrazione produttiva a Taiwan e il controllo delle tecnologie avanzate sono diventati i nuovi strumenti di deterrenza degli USA contro l’ascesa cinese. In tale contesto, l’IA agisce come moltiplicatore di forza, spingendo blocchi come i BRICS verso la ricerca di una sovranità digitale e infrastrutturale autonoma.
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, con i dazi e la dottrina “America First”, conferma che gli Stati Uniti non intendono più assumere il ruolo di garanti dell’ordine globale.
L’economia del Continente africano crescerà tra il 3,8% e il 4% nel 2024 e sarà la seconda economia a livello mondiale dopo quella asiatica, ma i dati reali, non meramente legati a fattori economici, descrivono una realtà più incerta e mutevole, determinata dai conflitti, dall’instabilità politica e da disastri naturali ed eventi climatici, come la siccità.
Il Pakistan affronta una grave crisi economica, pur essendo il quinto paese al mondo per popolazione e unica potenza nucleare di un paese governato da musulmani. Il contesto sociale è una polveriera, mentre è al governo un regime caratterizzato da estremismo islamico e intolleranza religiosa.
Mar Mediterraneo e Mar Nero, due mari connessi e interdipendenti dal punti di vista ambientale, per i quali è necessaria una sinergia: è quanto emerso dalle indicazioni del 13° Simposio del Centro Studi sul Mar Nero ICBSS. La blue economy rappresenta un obiettivo comune di cooperazione tra le due aree.