Il Governo ha dato il via libera al decreto sul federalismo fiscale, andando avanti nonostante il mancato accordo in Conferenza Unificata lo scorso 28 luglio. Cinque Regioni, insieme ad Anci e Upi, avevano infatti espresso parere contrario, ma i tempi stretti imposti dalla scadenza della delega hanno spinto l’Esecutivo a procedere comunque. Resta, però, aperto il nodo principale: gli enti territoriali chiedono una compartecipazione fiscale realmente dinamica, e non tutti sono convinti che l’attuale impianto risponda a questa esigenza.
Il riciclaggio del denaro si è evoluto da metodi tradizionali a sofisticate tecniche digitali, dette di cyberlaundering, che sfruttano criptovalute, piattaforme di pagamento e persino algoritmi di trading ad alta frequenza per occultare i proventi illeciti. In Italia il fenomeno vale circa 40 miliardi di euro annui, equivalenti al 1,5-2% del Pil, con oltre 100.000 imprese infiltrate da criminalità organizzata. Le segnalazioni di operazioni sospette alla UIF sono aumentate del 15,6% nel primo semestre 2025, ma il sistema è sottodimensionato rispetto alla quantità di segnalazioni annue.
L’evasione fiscale e il riciclaggio sono spesso percepiti come fenomeni separati; nel primo caso si pensa ai commercianti che non emettono lo scontrino, nel secondo alla criminalità organizzata. Ma l’obiettivo è identico: occultare la provenienza del denaro, renderlo invisibile agli occhi del Fisco e delle autorità inquirenti. Oggi, grazie all’evoluzione della normativa antiriciclaggio, anche i reati tributari rientrano oggi tra i reati “presupposto” del riciclaggio, configurando così una fattispecie penale autonoma e ben più grave.
Il fenomeno dei reati fiscali in Italia mostra una progressiva riduzione dell’evasione, ma resta comunque significativo. Il Mezzogiorno registra i livelli più alti di economia non osservata. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate intensificano controlli e sequestri, puntando su compliance collaborativa e strumenti digitali. L’uso dell'IA e dell'analisi predittiva apre nuove prospettive di contrasto, pur richiedendo attenzione a privacy e diritti dei cittadini.
Le regole sulla Global minimum tax sono diventate nel tempo troppo articolate e difficili da applicare, necessitando di continui chiarimenti applicativi da parte dell’Ocse. Eppure un merito la Global minimum tax ce l’ha avuto sicuramente: aver fermato la corsa al ribasso delle aliquote fiscali, anche se vi sono state e vi sono ancora resistenze anche di paesi europei.
D’altra parte, senza il recepimento di Usa e Cina la disciplina rischia di essere poco più che una dichiarazione di principio. È chiaro come questo sia un grande “favore” alle big tech Usa, con la conseguenza che da Global minimum tax si rischia così di passare in realtà ad una molto meno ambiziosa European minimum tax, ennesimo freno alla competitività comunitaria.
Il cram down è una previsione normativa per cui, nell’ambito delle procedure concordatarie, l’interesse del Fisco recede davanti all’imprenditore in crisi e il giudice procede comunque all’omologa “forzosamente”, individuando un piano di ristrutturazione del debito a condizione che il piano sia approvato da maggioranze qualificate di classi di creditori. Il cram down ha carattere eccezionale e non può essere esteso oltre i casi previsti dalla legge e oltre i presupposti, sempre più stringenti, previsti dalla stessa legge.
Con l’entrata in vigore del Regolamento MiCA, l’Unione europea risulta oggi una delle prime aree al mondo con un quadro normativo chiaro e completo per il mercato dei crypto-asset. Potrebbe quindi rappresentare un modello per armonizzare i sistemi normativi a livello internazionale.
Il rischio di un paradiso fiscale virtuale
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