Attualità

Amos Oz: “Per la pace in Medio Oriente i leader non sono pronti”

172

«Non voglio fare il profeta, c’è troppa concorrenza nell’industria dei profeti in terra d’Israele, che è uno stato più piccolo della Sicilia in cui 7 milioni di abitanti pensano di essere tutti primi ministri, messia e gran sacerdoti. So solo che verrà un giorno in cui bisognerà accettare il compromesso, e vi sarà un’ambasciata palestinese in Israele, e un’ambasciata Israeliana in Palestina. Gerusalemme Est e Gerusalemme Ovest saranno le capitali di due popoli che, certo non saranno felici, ma che dovranno imparare a convivere». Straordinariamente attuali le parole di Amos Oz, una delle voci più importanti della letteratura mondiale, di cui il mondo in questo fine anno piange la scomparsa. Autore di circa 18 libri in ebraico, 450 articoli e saggi, si è collocato al vertice di una speciale classifica in cui ha preceduto altri due colossi: Paul Auster e Carlos Fuentes. Morto a 79 anni il 28 dicembre, è stato uno degli scrittori fondamentali del nostro tempo. E’ dunque una sorta di suo testamento spirituale l’intervista che segue, realizzata alcuni mesi fa a Torino, occasione in cui il grande intellettuale ha ricevuto il Premio Salone Internazionale del libro.

Proviamo a partire dal difficile presente che Lei vive in una terra di frontiera. Ha scelto un cognome, Oz, che in ebraico significa forza, quella forza che Le ha dato il coraggio di ribellarsi alla sua famiglia, di lasciare il vecchio mondo della diaspora, per alimentare il sogno di una nuova Israele, capace di dialogare con la Palestina. Per far questo occorre abbattere il fanatismo. Da dove bisogna partire per arrivare a una svolta?
Israele non è una nazione, è un coacervo di anime e di fuochi di artificio, capite adesso perché mi sento a casa mia anche in Italia. Al di là della battuta, dobbiamo pensare che nella terra ebraica sono affluite popolazioni da 136 paesi diversi, costituendo una mescolanza, una polifonia che non ha eguale in nessun angolo del globo. Basta rimanere a Tel Aviv per dieci minuti per capire che la razza ebraica è qualcosa di indefinibile. Il fanatismo si alimenta dei contrasti, è un punto esclamativo che cammina. Il fanatico vuole avere ragione al cento per cento, non gli basta di avere un consenso ragionevole. Uccide gli altri per una strana forma di altruismo, perché deve convincerli della sua tesi, vuole far crescere il prossimo negandolo. Insegna sempre, non ha voglia di imparare nulla, ha la verità in tasca. Di fronte a un fenomeno così complesso, bisogna ridare fiato alla cultura, nutrirsi di libri, ripartire dalla scrittura e dalla conoscenza che possono abbattere questo virus che è dentro ciascuno di noi. Senza accettare la diversità, lavorando sulla differenza, la pace non può trionfare.
Lei ha utilizzato la lingua biblica, più antica del greco e del latino. La scrittura può essere un antidolo alla violenza?
Per diciassette secoli l’ebraico è stata una lingua morta. È tornato alla vita da circa un secolo e mezzo. Oggi la scienza e la tecnologia parlano l’ebraico, alcune parole che sono mie invenzioni letterarie sono entrate nel vocabolario ufficiale. Mi sembra un miracolo, quel miracolo che se, da un lato avvicina uno scrittore all’immortalità, dall’altro lo carica di un impegno importante. La curiosità è la molla che spinge a creare i personaggi e a descriverli. È questo il primo grande antidoto contro il fanatismo. La curiosità è infatti una virtù morale che ci fa immaginare l’altro da sé, ci fa entrare nella pelle degli altri allargando gli orizzonti del mondo, rendendolo più profondo.
Qual è la differenza tra la curiosità e il gossip, genere che influenza non solo il racconto giornalistico ma sempre di più la letteratura?
Il gossip e la curiosità letteraria sono cugini di quarto grado che non si salutano. Il gossip, infatti, ci porta a conclusioni banali, spingendoci all’indifferenza quando non all’odio. La letteratura va invece a indagare sfere sempre nuove dell’essere, scandagliando parti di noi che non conoscevamo.
La radicalizzazione dei sentimenti è una connotazione profonda di Israele. Senza questi contrasti che rendono più affascinanti alcuni suoi personaggi, basta pensare al protagonista di La scatola nera fantastico nella sua ortodossia ipocrita, ai protagonisti di Fima o di Michael mio, la sua scrittura non rischierebbe di perdere fascino e gravità?
Amo ascoltare, osservare quello che succede attorno, analizzare i particolari, persino le scarpe della gente che mi narrano storie bellissime. I miei personaggi nascono così. L’ebraico è l’universo delle interpretazioni, delle reinterpretazioni, delle controinterpretazioni. Israele è la terra della discussione senza fine, forse per questo la amo, anche quando ci sarebbero tanti motivi per odiarla, cosa che le assicuro è avvenuta anche molto di recente. Non si possono dunque ignorare i forti contrasti, vanno semmai superati utilizzando un altro importante antidoto al fanatismo: il senso dell’umorismo. Se potessi ridurre in pillole l’umorismo e distribuirlo ai capi di Stato lo farei volentieri, sono sicuro che la terapia darebbe i suoi effetti.
Tra Israele e Palestina quale soluzione politica Le appare praticabile?
Mi permetta qualche brevissimo cenno storico. Nel 1967 una coalizione di stati arabi decisero di eliminare Israele. Lo stato ebraico, come è noto, vinse quella guerra (che gli storici hanno iscritto nei manuali come guerra dei sei giorni) occupando Gaza, la Cisgiordania e altri territori. Immediatamente i governi costituirono gli insediamenti. Penso che quello sia stato un errore. Occorre smantellare tutto questo in nome della pace. Il compromesso è l’unica soluzione, bisogna dividere la “piccola casa”, in due condomini. Non si raggiungerà la felicita tra due popoli così diversi per storia e tradizione, ma è l’unico modo per vivere in pace. Infine, le dico che ho l’impressione che i popoli interessati sono come i pazienti, già pronti all’operazione, purtroppo sono i medici vigliacchi, cioè i leader che non sono ancora pronti.

Ultime notizie
Rapporto Italia

RItalia 2020. Inizia il viaggio verso il 32° Rapporto Italia

Rapporto Italia è, da oltre trent’anni, una delle più efficaci narrative del Paese.È un ragionamento complesso, che ogni anno assume la forma...
di Alberto Mattiacci
Economia

Minibot, l’Italia gioca a poker. Ecco la verità nascosta

Dei minibot smetteremo presto di sentir parlare, accantonati in quel simpatico ripostiglio di “perle” assolute della politica contemporanea. Ma perché mai gli estensori di questa proposta si sono lanciati in una mossa (apparentemente) suicida e autolesionista? La riflessione di Alberto Mattiacci.
di Alberto Mattiacci
Cultura

La cultura dell’innovazione, unico antidoto contro la crisi del sistema

L’innovazione è un termine complesso, che presenta mille sfaccettature. Roberto Panzarani, docente di Innovation Management, nel suo ultimo saggio sottolinea che l'innovazione non è mai stata così al centro dell’attenzione: «Dalla tecnologia al marketing, alla definizione dei piani di business, nulla si potrebbe ottenere in assenza di questo motore».
di Massimiliano Cannata
Economia

Lotta al contante, 60 mld di cash nelle cassette di sicurezza in Italia. La proposta per far emergere il sommerso

Se in Italia aumentassero i pagamenti digitali e diminuissero le transazioni regolate in contanti si ridurrebbe l’incidenza dell’economia sommersa e dell’Iva evasa rispetto al Pil, fino a toccare valori, rispettivamente, compresi tra l’11,8% e l’8,8% e l’1,6% e lo 0,4%. Le proposte dell'Osservatorio sulle Politiche Fiscali dell'Eurispes per far emergere il sommerso.
di Giovambattista Palumbo
Immigrazione

La fabbrica della paura. Amnesty International: “Paese in preda a paure e rancori”

La politica italiana sull'immigrazione, la “salute” dei diritti umani nel nostro Paese, il fenomeno del caporalato e il “nuovo razzismo”; ma anche la questione della legittima difesa e lo stato dell'arte sul “caso Regeni”. Intervista con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
di Marco Omizzolo
Gioco

Gioco legale e dipendenze: la Regione Puglia “ci ripensa”

Gioco legale e dipendenze: l'esempio virtuoso della Puglia. La Regione “ci ripensa”. Lo scorso 5 giugno, sono state approvate le modifiche al testo della legge n.43/2013. La “distanza minima” degli esercizi di gioco dai luoghi sensibili, è passata da 500 a 250 metri.
di Chiara Sambaldi e Andrea Strata
Cultura

Il box office italiano, orfano di Zalone, langue. Salvo grazie ad Avengers e Freddy Mercury

Cinema: stagione verso la chiusura. Mercato povero alla costante ricerca del film campione d'incassi: i successi sono stati tutti Made in Usa, box office salvo grazie a Avengers e Freddy Mercury. Il bilancio
di Raffaella Saso
International

Perché il sindacato in Russia è un simulacro? Un appello ai sindacati italiani

Nel 1989 nasce a Mosca un sindacato autonomo dal Partito comunista, l'Unione dei sindacati di Russia Sozprof, che è stato popolarissimo prima in Urss e poi nella Russia post-sovietica. Il fondatore Serghej Kramov, spiega alcune peculiarità del sindacato nella società russa contemporanea, e lancia un appello ai sindacati italiani.
di Serghej Kramov
Il punto

Cambiamenti climatici: “Stay conscious, stay worried”

Siamo a metà giugno e le temperature si sono finalmente decise a comportarsi come si conviene alla tarda primavera. Certo, in pochi...
di Alberto Mattiacci
Criminalità e contrasto

Sicurezza e legalità, Del Sette: “Quanto fatto non è sufficiente. Servono leggi, poche ma ben fatte.”

Legalità e sicurezza: due concetti diversi ma necessariamente connessi; due obiettivi il cui perseguimento è una priorità in ogni società civile. Ma quali sono gli ostacoli per il loro conseguimento? La riflessione del Generale Tullio Del Sette, Presidente dell'Osservatorio sulla Sicurezza dell'Eurispes.
di Tullio Del Sette