Arte, l’opera dell’art director Lorenzo Marini in mostra a Venezia

Nella personale di Lorenzo Marini, “Dal silenzio alla parola”, ospitata nella splendida Piazza San Marco, antico cuore di Venezia, presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, si avverte un bisogno di andare oltre le apparenze, di spezzare il velo della finzione per andare alla struttura profonda del significato. Un’antologica di trenta opere che, oltre a un itinerario estetico, si configura come un percorso dello spirito. «Viene il momento in cui il fiume arriva al mare, decidendo di condividere idee ed esperienze», questa confluenza per Marini, art director di successo e titolare di uno studio internazionale con un’intensa attività che lo porta continuamente a viaggiare da Milano a New York, vuol dire mettere tra parentesi l’universo ridondante della pubblicità, per ritrovare l’asciutezza nella dignità del segno linguistico.

“La parola liberata”
Le tele scandiscono tappe molto precise. Il bianco è il cominciamento, l’area della privazione ma anche della purificazione, iconizzata nel “logo che soffre”, tela che apre il percorso di visita e che colpisce subito il visitatore. In questa prima parte della mostra, si compie un processo di desemantizzazione, l’artista sembra volersi emancipare dalle sovrastrutture cui il meanstream della pubblicità obbliga. È una guerra “semiotica” di liberazione, che si riallaccia al futurismo per la potenza del segno e l’amore per l’innovazione. C’è un rapporto tra materia e forma (il riferimento ad Aristotele rimane implicito ma è sicuramente molto forte e, come vedremo, non è certo l’unica citazione filosofica che i disegni sollecitano) da bilanciare, un capovolgimento di paradigma da rappresentare e da spiegare al pubblico, quel capovolgimento che ha dato forza alla Type art, filone originale di ricerca che ha portato Marini ad esporre le sue opere nelle gallerie più prestigiose in giro per il mondo. «Ho pensato di celebrare le nostre povere lettere – mi spiega nel corso di una piacevole conversazione a Monselice la sua città natale immersa nell’incanto dei Colli Euganei –, di liberarle dal perimetro stretto della pagina». Scardinare la logica classica, intrisa di quel funzionalismo che ha portato la cultura occidentale a misurare il valore semantico di ogni lettera lungo l’asse dell’unità sintagmatica, dentro l’orizzonte di una stretta cornice di regole, rimane, infatti, l’obiettivo che fa da volano all’ispirazione di un autore che pare, come Heidegger, in perenne “cammino verso il linguaggio”. È parola liberata quella professata da Marini, che non vuole annegare nella babele dell’incomunicabilità, ma che attraverso l’arte si ricarica di senso per ridare fiato al terreno della relazione, che ha bisogno di leggerezza e di profondità in questa epoca che ha visto la desertificazione della città, prevalere l’afasia del vuoto, in cui la distanza ha scandito la “sintassi” della paura.

Il progetto parte da lontano e non si è mai arrestato neanche in questi mesi di buio per il mondo. All’indomani della agognata chiusura del lockdown, Firenze, Torino, Roma e Milano hanno salutato il ritorno alla vita con l’alfabeto colorato della Type Art riprodotto su tram, mezzi pubblici e pensiline. Nel capoluogo lombardo è successo di più: l’installazione “dimmi il tuo nome” è divenuta permanete, impreziosendo la fermata “Duomo” della metropolitana. Il mega poster, realizzato con materiali d’avanguardia, si è tramutato in uno spazio aperto a disposizione di chi (sono stati e sono tantissimi) desidera lasciare la traccia della sua presenza. Il nome, ci ricorda ancora Aristotele, quale espressione unica dell’essenza, attraverso cui evochiamo l’identità. Ciascuno si riconosce nella propria lettera, come abbiamo fatto fin da piccoli quando abbiamo imparato a firmare, a volte esercitando la sintesi delle iniziali come se volessimo dire più in fretta chi siamo. La scrittura e la differenza, per dirla con Jaques Derrida, il segno sul foglio è il limen, il prima e il dopo di una storia che è la nostra storia, che trova nell’altro la possibilità di riconoscersi, quell’altro che, come ha scritto magistralmente Bertrand Badieu, è «la circostanza che ci chiama all’essere».

“La casa dell’essere”
Giungiamo così al secondo step della mostra veneziana (visitabile fino al 30 agosto) in cui la lettera diventa figura, in un trionfo della comunicazione, particolarmente godibile nell’omaggio a Venezia, tela in cui dominano i colori dell’oro di una città fulcro di potere, motore di ricchezza, terra di scambio, ma anche teatro di fatti negativi, vittima di pestilenze, invasioni e carestie, eventi che hanno forgiato il carattere forte degli abitanti della laguna.
Vale la pena soffermarsi sulla gonna svolazzante di Marilyn di “quando la moglie è in vacanza” soggetto di uno dei quadri, è l’icona dell’instabilità che crea, del divenire eracliteo che va oltre la convenzione per conquistare territori di appartenenza ancora inesplorati. Lettere fluenti dunque, lettere nascoste, incarnate, simboliche, perché «dietro ogni lettera – precisa l’autore – c’è sempre un’idea che noi incarniamo». Questo “passaggio platonico” è un ulteriore fil rouge che attraversa le opere. Inutile cercare risposte definitive: la vita è un libro (raffigurato in una delle opere più belle) da scrivere, le idee sono già nell’iperuranio, cartesianamente chiare e distinte, perché sono esse stesse dei pezzi di realtà, che ogni individuo riporta alla luce, incarnando il mito di Er, che prefigura (come narra il filosofo ne La repubblica) ad ogni anima il suo destino.

Nell’“alfa cube”, installazione che chiude il percorso espositivo, «siamo dentro una parola crociata che non ha inizio né fine, dentro il tempo circolare del mito, dentro il linguaggio come “casa dell’essere”, dove si realizza l’uno tutto parmenideo». Bisogna entrare nel cubo, immergersi per superare il silenzio della notte, che è poi quel nihil negativum che ci ha assorbito, quel virus che ha fiaccato il nostro corpo e svuotato la mente. Ritessere con umiltà la trama della parola che comunica, il messaggio della mostra ha anche un valore terapeutico, perché ci ricorda, come ha fatto molto bene Bernard-Henry Levy in un pamphlet che farà discutere (Il virus che rende folli) che la “vita è altrove. È l’amore dell’altro. L’amore tout cour. Il pensiero libero che ha la forza di cambiare il mondo.

Ultime notizie
Cosa vuol dire Mafia?

Amministrare la legalità: il difficile mestiere del Sindaco

Renato Natale, Sindaco di Casal di Principe, ci spiega la quotidianità dell’Amministrare un Comune come quello di Casal di Principe, un luogo di rinascita e di riscatto.
di Sergio Nazzaro
Metafore per l'Italia

Era il 1998*

Il Sud: metafora dell’incompiutezza L’insofferenza del Nord-Est e la sofferenza del Meridione rappresentano i poli di una tra le più profonde e antiche...
di Gian Maria Fara
Senza categoria

It was 1998

The South: a metaphor for incompleteness The intolerance of the North-East and the South's suffering represent the two sides of one of Italy's...
di Gian Maria Fara*
tigrai
Attualità

Il conflitto del Tigrai: una guerra civile e regionale che rischia di estendersi

Secondo Addis Abeba quella in corso in Tigrai non sarebbe neanche una guerra. Si tratterebbe “solo” di un’operazione interna di ordine pubblico. In realtà si tratta di una guerra insieme civile e regionale, che rischia di minacciare gli equilibri dell'intera regione.
di Marco Omizzolo*
tigrai
europa
Europa

Una Conferenza per il futuro dell’Europa

I presidenti del Parlamento Europeo, del Consiglio e della Commissione hanno annunciato l’intenzione di convocare una conferenza per raccogliere pareri e proposte dei cittadini e, in particolare, dei giovani, su come “plasmare il futuro del progetto europeo”.
di *Roberto Nigido
europa
leadership
Intervista

La funzione collettiva della leadership. Videointervista al Generale Fernando Giancotti, Presidente del CASD

La leadership è una funzione dell’azione collettiva, che la orienta sugli scopi comuni; quando essa si interfaccia con problemi e con sistemi molto complessi e rapidamente mutanti, deve avere una capacità di visione strategica, secondo il Generale di Squadra Aerea Fernando Giancotti, intervistato da Emilio Albertario
di emilio albertario
leadership
Internazionale

The Tigray conflict: a civil and regional war that risks spreading

According to Addis Ababa Government, the ongoing war in Tigray is not even a war.  Instead, it is an internal operation of public order to bring to justice the Popular Liberation Front leaders (PLF), which has apparently put itself outside the constitution, threatening the Ethiopian nation’s very integrity.  
di Marco Omizzolo*
Internazionale

Administering legality: the challenging job of a Mayor

Renato Natale, Mayor of Casal di Principe, explains the daily routine of managing a municipality like that of Casal di Principe, a place of rebirth and redemption.
di Sergio Nazzaro
criminale
Criminalità e contrasto

Petrol-mafie, la crisi globale non ferma le infiltrazioni criminali nell’economia legale

Le organizzazioni criminali approfittano della crisi per infiltrarsi nella economia legale: è quanto attestato anche dalla recente operazione Petrol-mafie condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato a 71 misure cautelari per i reati di frode fiscale e riciclaggio e al sequestro di beni per milioni di euro.
di redazione
criminale
foto
Attualità

Perché facciamo così tante foto?

Siamo tutti fotografi e inondiamo il mondo di immagini, in una sfida perenne con la parola. Perché facciamo così tante foto? Non solo perché abbiamo sempre a portata di mano gli smartphone, ma è anche perché siamo alla ricerca dell’attimo perfetto, dell’istante da immortalare e da condividere, per affidare poi tale narrazione al web.
di Alfonso Lo Sardo
foto