Attualità

Carceri, la salute di Caino sotto il Covid-19. Rivolte e boss ai domiciliari

176

Rivolte e proteste durante i mesi caldi del Covid-19, scarcerazioni eccellenti di mafiosi e narcotrafficanti. Poi l’inevitabile scossone al vertice dell’amministrazione penitenziaria, il ministro Bonafede nomina in gran fretta il nuovo capo del Dap, il magistrato Petralia, insieme al vice Tartaglia, per fronteggiare la situazione. Sono i passaggi più drammatici di questa fase di emergenza negli istituti di pena. Nella quale sono apparse evidenti la sottovalutazione dei problemi e l’impreparazione a fronteggiarli. Il Coronavirus non poteva risparmiare proprio le carceri, istituzioni chiuse per eccellenza, sovraffollate all’impossibile, più esposte al virus. Così ne ha fatto saltare i fragili equilibri interni, mettendo allo scoperto i problemi irrisolti.
Era cominciato tutto con l’ammutinamento di alcuni detenuti, da febbraio in poi, nel pieno dell’epidemia, una protesta per le condizioni degli istituti, gravate da un sovraffollamento estremo che rende impossibili le precauzioni necessarie. Sommosse, reparti incendiati, servizi fuori uso, manifestazioni sui tetti. Nessun allarmismo, il virus ha iniziato a far vittime tra detenuti e personale. E oltre ai reclusi tanti altri sono esposti, i 40.000 che lavorano nelle carceri, tra penitenziaria, medici, volontari. Una risposta debole del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e della sua amministrazione, esortazioni a interrompere le proteste, poi si vedrà che cosa fare, con calma. Non saranno mancati scongiuri perché le cose non peggiorassero; invece, è accaduto proprio questo.
Arriva l’inevitabile scarcerazione di tanti detenuti: un numero enorme, 376, che crea allarme. Hanno situazioni sanitarie gravi, non trattabili in carcere, soggette a peggiorare per la pandemia e scoppia la polemica perché non sono detenuti qualsiasi. Anzi, tra i più pericolosi e irriducibili. Sorveglianza speciale, casi da 41bis dell’ordinamento penitenziario, ancora in contatto con le organizzazioni criminali. Narcotrafficanti, omicidi, mafiosi. Spiccano i nomi dei boss, dal camorrista Zagaria, allo ’ndranghetista Iannazzo, ai siciliani Bonura e Di Piazza. Tutti ora a casa, in famiglia, in detenzione domiciliare, con la possibilità, come temono i Pm antimafia, che riprendano, se mai li avevano interrotti, i contatti con le rispettive gang.
Anche qui, la risposta è disarmante: andranno approfonditi i singoli casi per vedere il perché delle decisioni, chissà che i giudici, sempre loro, non abbiamo commesso errori marchiani. Poi le ispezioni, gettiamo un’occhiata di persona, ci saranno magari colpevoli da additare al pubblico ludibrio. Si cerca altrove ciò che è sotto gli occhi. Non manca la bacchetta magica, la previsione che i giudici chiedano sempre il parere dei Pm antimafia, quelli oggi più preoccupati, prima di qualsiasi decisione. Così non si potrà dire che le situazioni pericolose non siano state segnalate a dovere. Un agitarsi confuso ed inefficace, come se tutto non fosse già chiaro, eclatante, soprattutto noto, da tempo.
Quali cose? Per cominciare, l’affollamento. Perenne questione, mai risolta, presentata ogni volta come emergenza, mentre non lo è. Si tratta di una disfunzione endemica, denunciata più volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La disponibilità di posti rispetto alle esigenze? Sempre insufficiente. Oggi sono 53.000 i reclusi a fronte di una capienza di 47.000 posti, ma erano 61.000 prima che tutto questo accadesse.
A seguire, c’è la refrattarietà alla costruzione di nuove carceri, come avviene in ogni paese, secondo una normale proporzione tra popolazione, flussi criminali, e casi di detenzione; non si pensa che, tra le infrastrutture necessarie al Paese, ci siano anche queste. Si invoca sicurezza sociale, non si lavora per realizzarne gli strumenti. Ce ne vogliono in tutte le direzioni certo, ma servono anche in questo campo.
Per continuare, l’eccesso di criminalizzazione della vita sociale (si è visto anche all’inizio del Coronavirus) a dispetto di sistemi sanzionatori più veloci ed efficaci. E la mancanza di misure alternative al carcere, basate però su controlli sicuri. Si indugia nei proclami, nelle vanterie, come quella recente sulla disponibilità di migliaia di braccialetti elettronici per sorvegliare gli arrestati domiciliari. È cronica la mancanza ovunque di questi strumenti, che non avrebbero un costo elevato e che eviterebbero di sprecare il lavoro della Polizia in continui controlli personali, spesso inefficaci.
Infine, la cosa più grave: l’affossamento della riforma (governo Gentiloni) dell’ordinamento penitenziario, vecchio di 43 anni. Disegnava un altro modello di carcere, sicuro ma attento ai processi di reinserimento sociale perché è documentato che la recidiva è inversamente proporzionale al lavoro. Più si sconta la pena in modo utile, imparando un mestiere, e meno poi si delinque quando si esce. A parte il fine rieducativo della pena, che pure dovrebbe essere assorbente, si tratta di un’impostazione utile alla società, che così con deve fronteggiare la reiterazione del crimine. Che oltre tutto era concepita in modo assennato, escludendo ogni automatismo. Si ottiene ciò che si dimostra di meritare, anche con il ripensamento della propria vita precedente.
Questioni mai affrontate seriamente, pretesti buoni per vie di fuga, o per immancabili propositi di condoni come rimedio dell’ultima ora. Accontentano i delinquenti, tranquillizzano le coscienze dei benpensanti a corto di idee, liberano spazio nelle carceri, scongiurano le rivolte, insomma tutto ok. Quanto alla sicurezza da garantire ai cittadini tutti, sarà per un’altra volta.
Il Coronavirus coagula tutte le questioni in sospeso e provoca uno scossone all’impianto. Così, da ultimo, cadono le teste. Quella del capo del Dap, Basentini. Protagonista del più eclatante degli episodi di negligenza e trascuratezza. Che fa da detonatore. Il suo ufficio più volte non risponde al Tribunale di sorveglianza di Sassari sulle richieste di provvedere a trovare una nuova sistemazione sanitaria al boss camorrista Zagaria; lo fa solo a tempo scaduto quando ormai i giudici hanno deciso l’inevitabile scarcerazione.
La liberazione di Zagaria è di per sé scandalosa, ancorché inevitabile, ma si ricollega alla mancata predisposizione di attrezzature sanitarie adeguate a fronte dell’avanzata nel virus. È questo il vero nodo sul quale tutto si è aggrovigliato, fino a far esplodere la situazione. Una grave sottovalutazione delle difficoltà alle quali il sistema sarebbe andato incontro, ampiamente prevedibili. Difficile non vedere le responsabilità politiche, non solo perché a volere il dimissionato Basentini è stato sempre il ministro Bonafede, che ora ne ha avuto la testa, ma perché dall’inizio del mandato, nel 2008, la situazione non è cambiata, anzi si è aggravata. Non basterà cambiare il capo di un dipartimento per trasformare la vita in cella, e ancor più per restituire alle carceri sicurezza e dignità.

* Angelo Perrone, giurista, è stato pubblico ministero e giudice. Cura percorsi professionali formativi, si interessa prevalentemente di diritto penale, politiche per la giustizia, diritti civili e gestione delle istituzioni. Autore di saggi, articoli e monografie. Ha collaborato e collabora con testate cartacee (La Nazione, Il Tirreno) e on line (La Voce di New York, Critica Liberale). Ha fondato e dirige Pagine letterarie, rivista on line di cultura, arte, fotografia.

Ultime notizie
Criminalità e contrasto

Il crimine organizzato colombiano e i nuovi rapporti con la ’Ndrangheta: Europa nel mirino

Una delle più recenti evoluzioni del crimine organizzato colombiano è il passaggio da una struttura di vertice e unitaria a un’altra sempre verticistica ma disarticolata. Come sta diversificando il suo portafoglio criminale e quali sono i suoi rapporti con le mafie italiane?
di Vincenzo Musacchio
Sicurezza

Criminalità, l’evoluzione del potere mafioso. I risultati della Relazione DIA 2° semestre 2019

Il quadro della criminalità organizzata italiana e straniera, i suoi settori di interesse, le proiezioni internazionali, l’evoluzione organizzativa, i collegamenti con poteri occulti e terrorismo. Vincenzo Macrì analizza la relazione della Dia del secondo semestre 2019, che anticipa anche lo scenario criminale creatosi in Italia per effetto della pandemia da Covid-19 nel primo semestre del 2020.
di Vincenzo Macrì
Economia

Crisi da Coronavirus, economia mondiale giù del 5% nel 2020. Italia tra i paesi più in difficoltà

Secondo stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crisi della pandemia dovrebbe avere un impatto sulla crescita dell’economia mondiale pari a -4,9% nel 2020. Se il contesto generale e le incertezze rispecchiano una situazione comune a tutti gli attori mondiali, esistono tuttavia differenze sostanziali tra le singole economie e l’Italia sarebbe uno dei paesi maggiormente in difficoltà.
di Ludovico Semeraro
Società

Coronavirus e diritti: tutelare gli interessi della collettività o garantire i diritti fondamentali dei singoli?

La crisi innestata dall’epidemia di Covid e dalle scelte fatte per combatterla, ha prodotto una forte pressione sulla protezione dei diritti umani. In un clima di chiusura generalizzata dei confini nazionali, numerosi giuristi e diversi sociologi hanno analizzato gli effetti che tutto questo ha prodotto sul complesso dei diritti umani e sul loro godimento diretto.
di Marco Omizzolo
Video

Non è più un lusso. Intervista a Martin Elsner, Rocco Forte Hotels

il turismo di lusso – solitamente immune a cali di profitto – ha registrato numerose cancellazioni e perdite dovute al periodo di lockdown che ha interessato tutto il mondo. Come si è riorganizzato questo settore?
di Emilio Albertario
Video

Zavoli, il socialista di Dio

      Non ho ricordi personali di Sergio Zavoli, se non la sua firma sotto la mia lettera di assunzione in Rai, 36 anni...
di Emilio Albertario
Metafore per l'Italia

Un piano straordinario di investimenti pubblici

«Quello che serve è un piano straordinario di investimenti pubblici, finalizzato al riassetto del Paese. Un piano che acquisti evidenza per ampie...
di Gian Maria Fara
Il punto a Mezzogiorno

Mezzogiorno: tre strade per ribaltare un destino già segnato

Secondo Nino Foti, Presidente della Fondazione Magna Grecia, sono tre i passaggi obbligati per riuscire a riempire di contenuti e progettualità una “partenza nuova” alla quale in qualche modo ci obbliga il Recovery Fund per il Mezzogiorno.
di Nino Foti
scuola

Scuola, rischio abbandono con l’emergenza Covid. Le misure di sicurezza rischiano di favorirlo

Scuola, la chiusura forzata ha modificato profondamente le abitudini degli studenti e il lockdown potrebbe avere come effetto negativo l’aumento repentino degli abbandoni scolastici.
di Ilaria Tirelli
Ambiente

Bonus bici, impennata delle vendite. Ma l’Italia è un Paese bike friendly?

Il “bonus mobilità” – dedicato all’acquisto delle due ruote, ma anche monopattini elettrici, stabilito dal Governo nel decreto Rilancio –, ha fatto impennare le vendite che si stima, da maggio, siano state tra le 500 e le 600mila.
di Valentina Renzopaoli