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Chi vuol fare il capo?

di
Gian Maria Fara

Chi ha letto Il ramo d’oro di Frazer sa quali terribili minacce incombevano sul capo in lontane ed antiche tribù.

Anche qui da noi i capi sono schiavi dell’opinione pubblica. Ne auscultano ogni minimo battito, ne osservano ogni più lieve movimento, cercando di interpretarne ogni desiderio, sempre pronti a darle ragione od assecondarla senza che a nessuno venga in mente che spesso l’opinione pubblica ha torto, senza che nessuno abbia il coraggio di affermare e di difendere qualcosa in cui creda veramente, anche contro le idee correnti.

E d’altra parte, chi se la sente di contraddirla questa fonte di democrazia e di legittimità? Non i politici, alla ricerca perenne di consenso e di voti; non i giornali e la televisione, perché ci sono tirature e audience da mantenere a tutti i costi; non gli uomini di economia e di azienda, perché hanno tutti qualcosa da vendere a qualcuno; non gli intellettuali, che sono di solito pagati dai primi tre.

Insomma, queste sono le regole del gioco: chi vuol fare il capo deve ben saper rinunciare ad esserlo. E comunque, se proprio si vuol fare il capo, bisogna essere pronti a lanciare sfide sempre più alte, od immaginare traguardi sempre più lontani. Il problema è che ogni tanto qualcuno vuole fare il punto, misurare i risultati.

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