Coronavirus, stop giochi: lo Stato perde 750 milioni di euro al mese

Il gioco con vincita in denaro su scala mondiale chiude i battenti per l’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Dalla Nuova Zelanda, alla California passando dalla Cambogia fino alla Svezia, chiudono casinò e punti vendita del gioco del lotto, delle scommesse, le sale Bingo ed in generale si ferma l’offerta di gioco tramite apparecchi in “luoghi fisici” che possono trasformarsi in luoghi di assembramento. In Italia, fa eccezione il “Gratta e Vinci” che può ancora essere acquistato negli esercizi autorizzati mentre Il gioco online continua la sua fase di crescita, pur dovendo rinunciare alle competizioni sportive “reali” anch’esse sospese. Oltre al calcio, si fermano i tornei di tennis Roland Garros e Wimbledon, oltre agli “Internazionali d’Italia” di Roma e slittano al 2021 le Olimpiadi di Tokyo 2020. L’Inghilterra sospende le corse dei levrieri, così come viene rinviato al prossimo anno il concorso ippico di Piazza di Siena, e sul fronte delle lotterie ancora attive, gli organizzatori del Powerball – la lotteria più famosa negli Usa – hanno stabilito un taglio del jackpot (che ripartirà da 20 milioni di dollari rispetto all’attuale pari a 170 milioni di dollari) a causa della riduzione della vendita dei biglietti connessa al cambiamento delle abitudini dei giocatori, influenzate dalle raccomandazioni delle autorità per la prevenzione del contagio da “Coronavirus”.

Ma veniamo all’Italia. Con l’ultimo Dpcm la “chiusura” del Paese è prorogata al 3 maggio prossimo con il lockdown anche per il gioco pubblico che, interrompendo la raccolta, arresta l’importante flusso di entrare erariali giustamente sacrificato sull’altare della tutela della vita delle persone. Dal Conto Riassuntivo del Tesoro, relativo ai primi due mesi del 2020, gli incassi per le entrate del bilancio dello Stato dalle attività di gioco superano 1,4 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo proviene dal prelievo erariale sugli apparecchi che – ricordiamo – raccolgono il gioco in “rete fisica”. Partendo da questi dati, è possibile dunque ipotizzare che la perdita per lo Stato sarà di circa 750 milioni di euro per ogni mese di lockdown.

Guardando alla ripartenza, sembra farsi strada l’ipotesi di una riapertura a scaglioni degli esercizi pubblici e il Comitato tecnico-scientifico che supporta le decisioni del Governo sta lavorando a diverse ipotesi che vanno dal rientro cadenzato in base all’età, alla valutazione delle filiere produttive e dei posti di lavoro dove si potrà rispettare il “distanziamento sociale”. Ecco, quindi, che la struttura degli esercizi, l’ampiezza e l’organizzazione interna saranno elementi fondamentali rispetto ai quali si determinerà un discrimine tra chi potrà riaprire e chi no (almeno fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà definitivamente conclusa).

In questo quadro dai contorni ancora incerti, un punto fermo sembra essere quello dell’avvio di una nuova fase, che potrebbe durare mesi e più probabilmente anni, in cui anche gli esercizi di gioco dovranno adattare la propria struttura e la propria offerta a nuovi parametri e standard per garantire il distanziamento tra le persone e prevenire i rischi di contagio virale. Le imprese del settore, che vedono ad oggi integralmente (o quasi) azzerate le proprie entrate, sono quindi chiamate a focalizzare energie e risorse in due direzioni: accedere a tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione per preservare la propria sopravvivenza a partire dalla tutela della forza lavoro; prevedere il nuovo concept degli esercizi che offriranno gioco nel prossimo futuro.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, attualmente immersa nella gestione emergenziale che la impegna sul fronte doganale, si troverà ad occuparsi, prima o dopo, anche della “nuova dimensione dei giochi” attraverso la predisposizione e circolarizzazione di linee guida per il contrasto della diffusione del “Coronavirus” da adottare con il parere tecnico delle autorità sanitarie.

L’Osservatorio Giochi Legalità e Patologie dell’Eurispes, diretto dagli avvocati Chiara Sambaldi e Andrea Strata, intende dare il proprio contributo ed è per questo già al lavoro per strutturare un “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli esercizi ove si svolge il gioco pubblico”, mettendo a frutto il patrimonio di esperienze maturato: nella consapevolezza che la “nuova era” non potrà prescindere da un rinnovato approccio delle Istituzioni anche a questo settore e da quel confronto costruttivo tra le parti coinvolte, indispensabile per dar vita a misure adeguate, sostenibili ed efficaci per la tutela prioritaria delle persone, che rappresentano la risorsa cui nessun paese e nessuna industria possono fare a meno.

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