Sicurezza

Crimea : futuro e prospettive di una terra di mezzo

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Se proviamo a riassumere i primi risultati delle conseguenze dell’adesione della Crimea, è possibile fare una valutazione circa l’equilibrio tra le tendenze positive e negative.

  1. La parte preponderante della società era orgogliosa delle vittorie del nostro paese ai Giochi Olimpici di Sochi, che cosa è stata rafforzata dal ritorno della Crimea.
  2. Il livello di consenso del presidente della Russia all’interno del paese è cresciuto enormemente. Dopo la guerra di Georgia, il livello di consenso del presidente era all’86%, dopo gli avvenimenti ucraini è risultati pari all’83-84%.
  3. Il livello di utilizzo lingua russa in Ucraina si è rafforzato.
  4. Il problema delle basi russe delle forze navali a Sebastopoli è stato risolto.
  5. La Crimea “è tornata ad essere il porto nativo”.
  6. Il presidente russo ha agito come il riunificatore dei territori russi.
  7. La Russia, molto probabilmente, non dovrebbe più spendere soldi per il sostegno dell’economia ucraina.
  8. E qui, le situazioni relative ai vantaggi giungono al termine.

Ora qualche parola sulle perdite. Non inizierò con gli aspetti più importanti. Prima del ritorno della penisola, i cittadini della Federazione russa andavano liberamente in Crimea; le persone interessate potevano lì acquistare immobili, senza incontrare alcuna difficoltà da parte delle autorità ucraine. Io non sono sicuro che le attuali autorità saranno corrette con quelle persone che possiedono immobili in quella regione, o che intendono acquistarli. Il riferimento è alla pratica russa del commercio immobiliare.

Per lungo tempo la Crimea rimarrà una regione sovvenzionata. Le speranze che le nuove autorità della Crimea saranno in grado di trasformare la regione in una realtà fiorente non sono troppo grandi. Alle difficoltà obiettive dello sviluppo della Crimea è possibile aggiungere quelle relative alla complicata situazione della popolazione dei tartari di Crimea.

Il costo di affitto della base navale di Sebastopoli fino al 2017 era di 97,75 milioni di dollari l’anno, che è approssimativamente equivalente al costo di 1 milione di barili di petrolio o di 29 milioni di m3 di gas, al prezzo di 380 dollari per 1.000 m3. Rispetto al miliardo di dollari di vendite di gas alla Ucraina, questa somma non era certo decisiva per l’equilibrio del bilancio della Russia.

Consideriamo adesso le perdite più gravi. Non vogliamo riconoscerlo, ma, dopo aver ottenuto la Crimea, abbiamo perso l’Ucraina. È un divorzio tra due nazioni fraterne, che hanno sempre sentito e apprezzato l’unità. Per decenni questo fatto si rifletterà nella cultura e nella mentalità dei russi e degli ucraini. Avendo raggiunto il rafforzamento dell’uso della lingua russa in Ucraina, molto presto ci troveremo ad affrontare una situazione in cui il suo uso sarà ridotto al minimo tra la popolazione ucraina.

Se c’erano delle possibilità di combinare la scelta europea dell’Ucraina con alcune, eventuali forme della sua partecipazione al progetto Eurasiatico, ora queste possibilità sono del tutto cancellate. Oggi è difficile dire fino a che punto l’Ucraina andrà per la sua strada europea, ma la sua scelta è scontata. L’adesione alla NATO può diventare il primo passo su questa strada. Inoltre, l’Ucraina preparerà con molta probabilità l’adesione all’Ue.

Senza l’Ucraina il progetto Eurasiatico che era, ed è ancora, più un progetto politico che economico, è destinato a incontrare forti difficoltà. Considerando che oltre il 40% del commercio estero della Russia si concentra sull’Unione europea, l’eventuale guadagno negli scambi commerciali con i paesi dell’Unione euroasiatica non può compensare in alcun modo queste possibili perdite. Inoltre, la Russia, le cui esportazioni verso l’Ue sono generalmente costituite da petrolio e gas, si troverà ad affrontare una diminuzione di tali acquisti. Il mercato eurasiatico, o il commercio con la Cina, non saranno in grado di darci quelle tecnologie che sono necessarie per la modernizzazione del Paese.

La Russia ha perso rapidamente le sue posizioni sulla scena internazionale. Ciò non è avvenuto solo a causa delle diverse sanzioni economiche e politiche. L’Europa è piuttosto egoista e ancora dipendente dal gas russo, e apprezza i guadagni del suo commercio di esportazione con la Russia. Più importante è il fatto che la Russia, nella percezione dell’Occidente, è ritornata all’immagine di Stato che esisteva nel periodo sovietico. Con l’URSS era possibile avere scambi commerciali, avere scambi di visite di Stato sia pure con certe restrizioni, scuotere la scena internazionale con un’altalena di azioni “distensione-guerra fredda”. Ma oggi la situazione è diversa dal periodo sovietico, quando c’era una eguaglianza di potenzialità. Oggi la Russia non è l’Unione Sovietica. A quel tempo non eravamo amati, ma temuti; ora siamo semplicemente sotto una vigile osservazione.

L’“amore” dell’Occidente è per noi un disturbo?

Emotivamente siamo pronti a dire che ciò non ci interessa, che abbiamo il nostro orgoglio e la nostra identità. Tuttavia, in pratica ogni cosa diventa molto più complicata.

Le nostre relazioni attuali con l’Ue e gli Stati Uniti sono definiti, non dalla nostra percezione del loro comportamento nel conflitto ucraino o dalla nostra valutazione della giustizia o meno delle loro azioni. Noi non ci confrontiamo con la motivazione dei loro atti, ma con le loro reali conseguenze. I nostri appelli alla doppia morale del loro comportamento, alla loro ipocrisia o alle loro avida aspirazione di afferrare le nostre risorse, non sono sempre corrette e funzionano solo per la propaganda interna.

Dal punto di vista pragmatico il nostro cammino verso la modernizzazione sarà allungato di molti anni. I riferimenti ai progressi di Stalin-Beria nelle tecnologie missilistiche nucleari sono difficilmente fondati nelle condizioni attuali. Contro questa possibilità, operano altri tempi, altre priorità di vita, la complessità di un ritorno ad una economia di mobilitazione.

Dal punto di vista di un ulteriore sviluppo della Russia come Stato, dovremmo alla fine riconoscerci come parte dell’Europa, con tutte le conseguenze inevitabili come la democrazia, che è il principio fondamentale dello sviluppo della società. Una vera democrazia è necessaria non per l’Europa, ma per noi stessi, perché senza di essa lo sviluppo economico è impossibile.

Spesso si argomenta che non esiste un legame diretto tra la democrazia e lo sviluppo economico; i sostenitori di tale punto di vista portano l’esempio della Cina, che da alcuni decenni registra una crescita economica a livello del 8-10% annuo, con un sistema a partito unico e una ideologia comunista. Ma, ci si dimentica che l’URSS per molti anni è stata orgogliosa dei suoi alti tassi di crescita dell’economia, e ci si dimentica anche come è finita. Strategicamente, senza riforme democratiche lo sviluppo economico della Cina inevitabilmente arriverà ad una situazione di stallo e le conseguenze di una possibile esplosione sociale supereranno di gran lunga gli effetti del crollo dell’Unione Sovietica, non solo per la Cina, ma anche per il mondo intero. Tatticamente, la leadership della Repubblica popolare cinese è occupata attualmente nella ricerca di un equilibrio tra la democrazia e una stabilità basata sulla crescita dell’economia, tenendo in considerazione le specificità della situazione demografica cinese, della mentalità della nazione, dell’esperienza storica e delle realtà del mondo moderno.

La Russia deve affrontare adesso un compito simile. Dopo il caos degli anni ’90, la leadership è riuscita a stabilizzare l’economia, a creare le condizioni per la crescita del Pil, ha aumentato gli standard di vita. Tuttavia l’ulteriore sviluppo del paese deve fare i conti con una situazione in cui la differenza dei redditi e la corruzione continuano a crescere, i problemi del potenziamento delle infrastrutture economiche non sono stati risolti, aumentano le tensioni sociali. È una situazione che richiede con forza delle riforme democratiche.

La situazione relativa all’Ucraina ha rafforzato il movimento che ci allontana dallo stabilire delle relazioni con i partner occidentali: questo fatto che è una grave minaccia per i nostri interessi nazionali, che non sarà compensato dal ritorno della Crimea.

 

*Prof. Mikhail G. Nosov
Vice Direttore, Istituto per l’Europa, Accademia delle Scienze di Mosca
Articolo tradotto – Pubblicato a Mosca sulla Rivista “Europa Contemporanea”, dell’Istituto per l’Europa dell’Accademia delle Scienze di Russia (g.c.).

Considerations on the issue of Crimea – English version

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