Ennio Morricone, sulle ali della musica

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Siamo tristi. Accade di rimpiangere qualcosa o qualcuno. Ma non in questo modo dolente, e non quando si parla di un artista, di qualcuno non conosciuto di persona, né frequentato. Lui però, Ennio Morricone, non era uno qualunque.
Può bastare un momento solo, perché ci si senta conquistati. O serve un tempo più lungo. Allora dedichiamo la vita intera alla passione.
Stavolta la magia è una musica, che abbiamo ascoltato tante volte. Sempre stupiti, con la strana sensazione che avesse qualcosa di familiare. Una riconoscibilità che non era mai banalità. Accompagnava immagini, perché i suoi erano brani da film, ma non ci sembrava affatto che quelle note fossero un accompagnamento. Lui non accompagnava, precedeva. E gli altri seguivano. Quella musica indicava la strada da percorrere. Ci prendeva per mano, conducendoci in luoghi sconosciuti, facendoci esplorare l’ignoto.
Dimenticavamo di guardare un film, non seguivamo più le scene, attratti dal ritmo. Seguivamo i nostri pensieri, andavamo oltre. Quello non era solo il suo mondo, era anche il nostro e prima non lo sapevamo, lo abbiamo scoperto dopo. Per questo oggi siamo così tristi.
Ha saputo trovare gli accordi che non conoscevamo. Gli accostamenti che ci sfuggivano. Ha messo insieme dei pezzi di noi, raccogliendoli uno ad uno, da che erano smarriti e sparsi. Non sapevamo neppure che quella fosse la nostra musica. Prima di ascoltarla. Come avrà fatto a sapere tutte queste cose di noi senza averci mai incontrato?

* Angelo Perrone, giurista, è stato pubblico ministero e giudice. Cura percorsi professionali formativi, si interessa prevalentemente di diritto penale, politiche per la giustizia, diritti civili e gestione delle istituzioni. Autore di saggi, articoli e monografie. Ha collaborato e collabora con testate cartacee (La Nazione, Il Tirreno) e on line (La Voce di New York, Critica Liberale). Ha fondato e dirige Pagine letterarie, rivista on line di cultura, arte, fotografia.

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