Crescita

Fed e Bce corrono in direzioni opposte

71

Prepariamoci a salire ancora sull’ottovolante finanziario e speculativo. Non vogliamo essere troppo pessimisti ma pensiamo che ciò possa accadere. Infatti la Federal Reserve americana ha appena annunciato che considera la possibilità di aumentare il tasso di interesse a dicembre. La Bce di Mario Draghi ha invece rilanciato in grande la politica del Quantitative easing: ha ribadito che “ intende acquistare titoli pubblici e privati fino a settembre 2016 e oltre, se necessario”. In ogni caso fino a che il tasso di inflazione annuo non si assesti intorno al 2%.

Draghi ha aggiunto che, “alla luce dei nuovi rischi emersi in relazione ai recenti sviluppi nei mercati globali e in quelli finanziari e delle commodity”, si è pronti ad aggiustare la dimensione, la composizione e la durata del programma del Qe.

Altro che “coordinamento stellare” tra le due massime banche centrali del pianeta! Esse si stanno muovendo in direzioni diametralmente opposte, con il rischio di scontrarsi quando il circuito inevitabilmente li metterà di fronte. Una vuole iniziare una politica monetaria restrittiva mentre l’altra vuole proseguire con l’espansione della liquidità.

Troppo spesso e troppo astrattamente si parla di globalizzazione finanziaria, ma quando la Fed decide le sue più importanti politiche monetarie lo fa nel suo interesse nazionale e del sistema del dollaro. La Bce ha imparato ad imitarla. Non si considera affatto se ciò possa avere un effetto destabilizzante nell’intero sistema economico-finanziario globale, in particolare nelle economie emergenti. Ciò è già accaduto. Prima o poi il conto si presenterà anche in casa americana ed europea.

Finora la grande disponibilità di liquidità in dollari a basso costo ha generato il cosiddetto “carry trade”, cioè il prendere a man bassa prestiti in dollari per poi usarli, anche per speculazioni, ovunque nel mondo.

Escludendo il settore bancario, a marzo 2015 il debito in dollari fuori dagli Stati Uniti, soprattutto quello delle imprese, ha raggiunto i 9,6 trilioni di dollari, di cui un terzo nei Paesi emergenti. Dal 2009 vi è stato un aumento del 50%.

Il debito delle economie emergenti in valuta estera è quindi aumentato di molto. Tanta liquidità globale ha generato la crescita dei bond e di altri titoli di debito tanto da creare instabilità.

Negli ultimi mesi, a seguito delle svalutazioni delle monete locali, molti Paesi hanno risposto attingendo alle proprie riserve e vendendo le obbligazioni di stato denominate in dollari. La Banca dei Regolamenti Internazionali stima che il loro ammontare potrebbe superare quello dei titoli acquistati dalla Bce. Ciò ovviamente può determinare una competizione sul mercato globale delle obbligazioni in dollari e in euro con effetti non secondari anche sui cambi, neutralizzando l’ipotizzato effetto positivo del Qe europeo.

Ciò dato non sorprende che anche l’Economist sottolinei che l’”offshore dollar system” si sia allargato senza freni. Esso ricorda che immediatamente dopo la crisi del 2008 la Fed intervenne con 1.000 miliardi di dollari a sostegno di banche private e di banche centrali estere. Oggi in caso di una nuova crisi finanziaria l’intervento richiesto alla Fed potrebbe essere di dimensioni molto maggiori rispetto al passato. Si calcola che entro il 2020 la quantità di dollari fuori dai confini degli Usa potrebbe superare tutti gli attivi dell’intero settore bancario americano.

Anche la rivista Forbes scrive che se una grossa banca, come la Goldman Sachs o la Morgan Stanley, dovesse affrontare una crisi simile a quella della Glencore, la multinazionale delle materie prime i cui titoli sono crollati dell’85% dal loro debutto in borsa del 2011, ci sarebbero sufficienti ragioni per temere una Lehman Brothers 2.0. Questo perché le “too big to fail” hanno operazioni in derivati otc che, come noto, variano tra i 600 e i 700 trilioni di dollari. Quello di Forbes non è un avviso velato in quanto le banche menzionate sono grandemente coinvolte nei derivati speculativi sulle commodity.

La mancanza di regole e la mancanza di un effettivo raccordo tra i maggiori attori internazionali dell’economia e della politica mantengono il mondo sotto la minaccia di nuove crisi e di nuove instabilità, non meno preoccupanti di quelle determinate dagli attuali conflitti regionali.

Di ciò purtroppo si parla poco ignorando che spesso alla radice delle varie tensioni territoriali e dei fenomeni migratori vi sono anche regioni economiche e culturali.

(Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia, Paolo Raimondi, economista)

Ultime notizie
Economia

Eurispes, Fara: “Lo Stato torni proprietario e gestore delle grandi infrastrutture del paese”

"Autostrade, telecomunicazioni, energia, porti e grande logistica: dopo gli anni delle privatizzazioni per fare cassa, il Paese deve tornare proprietario e gestore delle grandi infrastrutture e dire basta allo shopping delle multinazionali straniere"
di redazione
Il punto

Per rimettere in corsa l’Italia, veloci pit stop, non megariforme

È la mancanza di infrastrutture il primo freno alla crescita del Paese. Lo Stato spende meno di 20 miliardi di euro l’anno,...
di Corrado Giustiniani
International

Così la “Fortezza Europa” avalla i respingimenti in mare

Negli ultimi anni l’Unione europea è stata protagonista di una gestione sempre più securitaria dei flussi migratori che hanno investito il proprio territorio. La tesi viene spiegat in un saggio di Marco Omizzolo e Pina Sodano, presentato a Wocmes 2018, Congresso mondiale di studi mediorientali.
di Marco Omizzolo
International

Proposta shock: “Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello informato”

Il suffragio universale? Sopravvalutato. Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello ‘informato’. Il voto ponderato é la proposta di Dambisa Moyo, una importante economista americana, originaria dello Zambia, autrice del libro Edge of chaos
di Alfonso Lo Sardo
Sondaggi & Ricerche

Con un animale in casa, niente viaggio per la metà dei padroni

Nell’ultimo anno oltre 2 italiani su 10 hanno confessato di aver speso di più per viaggi e vacanze, nonostante la crisi non sia ancora del tutto superata. Ma l'amore per i propri animali e la paura del terrorismo frenano la voglia di viaggi.
di redazione
Salute

Il Piano Sanità del ministro Grillo: più fondi e meno liste d’attesa

Sanità e salute: il neo ministro Giulia Grillo ha illustrato le linne programmatiche del suo mandato. Vaccini, risorse per la sanità, liste d’attesa da ridurre e aumento della trasparenza.
di redazione
Ambiente

Porto Hub di Palermo. “Piano ecosostenibile da 435.000 posti”

Un nuovo porto Hub a Palermo: è il progetto dell’Eurispes, presentato a palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione. Tutti i dettagli
di Alfonso Lo Sardo
Intervista

Educazione civica nelle scuole, Bruno Assumma: “Magistra vitae”

"L'educazione civica la personalità deve servire a stimolare una visione della vita e un "modus operandi" nella società", sostiene il professor Assumma.
di Valentina Renzopaoli
Intervista

Stefano Molina: «Educazione civica mirata allo sviluppo sostenibile»

Educazione civica nelle scuole: "Sì all'insegnamento dell'educazione civica, no al voto. La cittadinanza globale non è istruzione, ma educazione", sostiene Stefano Molina della Fondazione Agnelli
di Corrado Giustiniani
Intervista

Romeo (Lega): «La difesa deve essere legittima sempre»

Legittima difesa: "Se una persona sa che svaligiando una casa la farà sempre franca, non avrà nessun incentivo a smettere di delinquere". Il dibattito prosegue con l'opinione di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato.
di Corrado Giustiniani