Politica

Il punto sui nove mesi di Governo giallo-verde. L’intervista a Fara

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Intervista realizzata da Marina Tantushyan per Sputnik Italia

https://it.sputniknews.com/opinioni/201903017356758-il-punto-sui-nove-mesi-del-governo-giallo-verde/

Che cosa ha fatto il Governo del cambiamento nei suoi primi nove mesi? Come l’Esecutivo giallo-verde gestirà la nuova fase della recessione? Quale risultato avrà la politica estera del Governo sui rapporti fra Italia e gli altri paesi?
Il primo giugno del 2018 il professor Giuseppe Conte ha accettato l’incarico e ha presentato al Presidente della Repubblica la lista dei ministri. Dopo la più lunga attesa post elettorale che il Paese avesse mai avuto, il contratto di Governo firmato da Movimento 5 Stelle e Lega ha dato il via all’Esecutivo giallo-verde. Un’alleanza inedita e inaspettata, che, di fatto, ha sbloccato una impasse politica causata da una tornata elettorale senza un chiaro vincitore.
Che cosa ha fatto il Governo del cambiamento nei suoi primi nove mesi? Come l’Esecutivo giallo-verde gestirà la nuova fase della recessione? Quale risultato avrà la politica estera del Governo sui rapporti fra Italia e altri paesi? Per fare il punto su queste principali questioni, Sputnik Italia si è rivolto a Gian Maria Fara, fondatore e Presidente dell’Eurispes.

Professor Fara, nove mesi fa in Italia è nata la coalizione giallo-verde. La gestazione è stata travagliata e controversa. Come valuta i primi risultati delle politiche dell’Esecutivo?
Il 31 gennaio l’Eurispes ha presentato il Rapporto Italia; nelle Considerazioni generali abbiamo definito l’Italia “La Repubblica del Ni” ovvero un Paese che non riesce mai ad esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con un “Sì”. Con questo volevamo significare che i primi nove mesi di questo Esecutivo sono stati all’insegna dell’incertezza e dell’indecisione. Alcuni provvedimenti (il reddito di cittadinanza, la legge sull’immigrazione, il primo abbassamento delle tasse) sono decollati, almeno in termini legislativi, però poi bisognerà vedere la pratica. Il Governo sta cercando di fare delle cose che sono sicuramente necessarie, tuttavia, si tratta di un Esecutivo formato da due forze che hanno interessi spesso contrapposti.

L’Italia è già in recessione ufficiale. Lei crede al Governo quando dice che la crescita ci sarà lo stesso, ma un po’ più avanti nel tempo?
Ho molte perplessità sul fatto che la crescita possa essere prodotta dalle misure che sono state assunte. Sicuramente saranno utili. Io penso, per esempio, che il reddito di cittadinanza contribuirà alla risoluzione di qualche piccolo problema, così come “quota 100” consentirà la fuoriuscita di un certo numero di persone, soprattutto nella Pubblica amministrazione, e permetterà l’inserimento di giovani, di nuove energie e di nuove risorse. Quindi, qualche contributo alla riduzione della disoccupazione ci sarà, però non bisogna aspettarsi miracoli. Ho la sensazione che il Governo manifesti un ottimismo che si potrebbe definire il coraggio della volontà, nel senso che vuole trasmettere segnali positivi con la speranza che questi segnali poi provochino una sorta di reazione a catena e mettano in moto dei meccanismi di crescita. Però, questo mi sembra abbastanza semplicistico… Occorrerebbero misure più radicali, come un abbassamento massiccio della pressione fiscale che si può ottenere in due modi: o abbassando il prelievo “dalle tasche” dei cittadini oppure riducendo il cuneo fiscale per le imprese. Una cosa è certa: se l’occupazione riparte è perché la producono le imprese e, quindi, quello che occorrerà, è una politica industriale seria, una politica che metta le imprese in condizione di creare nuova occupazione.

Nella politica estera l’Italia sta andando controcorrente. Mentre la Germania e la Francia stanno implementando politiche per intensificare l’integrazione, l’Italia punta su più sovranità. Anche sull’immigrazione e sugli sviluppi in Venezuela l’Italia cerca di mantenere una posizione controcorrente. Quali ricadute avrà questa posizione sui rapporti fra l’Italia e gli altri paesi europei, ma anche fra l’Italia e i paesi extracomunitari come gli Stati Uniti e la Russia?
L’Italia sta cercando una propria via. È una via complessa, perché come Paese singolo conta poco, ma anche come sistema europeo conta molto poco, anche perché in questi ultimi decenni non c’è mai stata una politica estera comune sull’Unione europea. Ciascun paese viaggia per conto proprio. L’Italia ha posizioni diverse nei confronti della Russia, così come nei confronti della questione venezuelana. Diciamo che sta tentando di elaborare una propria strategia di politica estera, ma si trova costretta, tuttavia, a muoversi su una strada strettissima. Le difficoltà sono tante e poter gestire una politica estera completamente autonoma, è assolutamente difficile. Però, nel tempo stesso, l’Italia sta producendo un buon lavoro nel Mediterraneo, soprattutto con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo, come Libia, Egitto, Tunisia e Algeria. Sta cercando, cioè, di riguadagnare una centralità in un’area che ha sempre visto il nostro Paese, se non protagonista, comunque attore importante.

Il M5S sta perdendo punti e la Lega sta avanzando. Le vittorie dei candidati di Salvini in Sardegna e in Abruzzo potrebbero avere qualche effetto sull’equilibrio della coalizione?
Al momento no, perché Salvini ha deciso di tener fede agli impegni che ha preso. Però fra un mese ci saranno le elezioni in Basilicata, che, anche se in una piccola regione, saranno comunque un altro test, un altro indicatore importante. E poi ci sono le elezioni europee. Credo che dopo le europee, se continua questo trend, qualcosa cambierà. Al momento le cose restano come sono.

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