Impegni inderogabili. Alla natura si comanda ubbidendole

Nella rubrica “Metafore per l’Italia”, pubblichiamo un’altra riflessione del Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, estratta dal libro La Repubblica delle Api.

«Nell’attuale scenario mondiale le interconnessioni fra l’ambiente e la società risultano sempre più forti, al punto che l’ambiente è divenuto oggi un passaggio obbligato delle politiche economiche e sociali, a livello locale come su scala globale. L’ambiente si configura anche come oggetto di dibattito e confronto, talvolta aspro, fra la società e le Istituzioni. La critica contro la globalizzazione, infatti, non coinvolge soltanto la sfera economica o il problema dell’uguaglianza dei diritti di tutti i popoli della terra, ma passa anche, in maniera decisa, attraverso la percezione di nuovi rischi legati ad un incauto utilizzo delle risorse naturali. Diviene così possibile che a manifestare fianco a fianco siano lo studente e l’agricoltore, in una comunanza di obiettivi prima difficile da immaginare. Il fenomeno della globalizzazione politico-sociale, del resto, procede parallelamente a quello della globalizzazione ambientale, che trova la sua espressione più compiuta nel Global Environmental Change, un mutamento ambientale pertinente all’intera biosfera piuttosto che ad ecosistemi circoscritti, secondo nuovi e più inquietanti scenari del rischio. La questione ambientale assume la connotazione di un problema sociale a tutti gli effetti, nella misura in cui l’imposizione di nuovi e prima impensabili limiti allo sviluppo implica pesanti ricadute sotto il profilo politico e socioeconomico. Uno degli slogan più incisivi della nostra epoca, del resto, è divenuto il concetto di sviluppo sostenibile, inteso come sviluppo capace di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri. Il concetto di sviluppo sostenibile implica dei limiti, non limiti assoluti ma quelli imposti dal presente stato dell’organizzazione tecnologica e sociale nell’uso delle risorse ambientali e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane. Il concetto stesso di sostenibilità, sistematizzato per la prima volta in sede internazionale nel Rapporto Bruntland del 1987, finisce così col coinvolgere non soltanto una dimensione prettamente ambientale, ma anche la sfera sociale e politica e quella relativa ai diritti umani. A partire dagli anni Novanta, insieme alla crescente attenzione rivolta alle problematiche ambientali dall’opinione pubblica, si è assistito a livello internazionale ad una costante crescita degli strumenti capaci di garantire un coinvolgimento volontario dei cittadini, delle Amministrazioni locali e del mondo dell’imprenditoria. Il trend che si viene a delineare è quello, comune a tanti altri àmbiti della vita del nostro Paese, del decentramento e della localizzazione delle competenze. Ad un approccio classico legato al principio del comando e del controllo si affianca, e gradualmente si sostituisce, la partecipazione attiva delle comunità locali nella pianificazione e nella gestione dell’ambiente nell’ottica dello sviluppo sostenibile. L’Italia ha compiuto un passo fondamentale in questa direzione impegnandosi a sviluppare scelte, che vincolino le Amministrazioni nel sostegno, sia in termini finanziari che di risorse umane nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Tuttavia, non si può ancora parlare di una compiuta integrazione fra politiche ambientali e politiche sociali. Spesso le pagine dei quotidiani e l’agenda politica sono occupate da questioni ambientali, che sembrano improrogabili, ma una volta superata l’emergenza – poco cambia se si tratta di rifiuti, di un’alluvione o di un incendio – i problemi vengono accantonati o rimossi, senza occuparsi adeguata- mente delle cause che li hanno determinati. Cresce la preoccupazione dell’opinione pubblica per le questioni ambientali, ma quasi mai vengono affrontate in un’ottica preventiva. Quella che ancora stenta ad affermarsi è la cultura dell’ambiente e ci si dimentica sempre che, come diceva Francesco Bacone, alla natura si comanda solo ubbidendole». (2003)

 

 

 

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