La bellezza è una scienza. I segreti della neuroestetica

Bellezza, arte, pelle e scienza. Poker d’assi per raccontare come siamo nell’epoca del web e dei social.

La pelle come una tela pittorica, che racconta tutto sul nostro vissuto, sulla nostra identità, come un’interfaccia tra l’io e il mondo che dobbiamo imparare a curare per migliorare la qualità della vita e il benessere dell’ecosistema.
Si parlerà di questo tema a Roma il 21 e 22 settembre prossimo in occasione della decima edizione di DermArt, convegno internazionale che mette a confronto la clinica delle malattie della pelle con l’arte visuale e le scienze dell’osservazione.

Affascinante la location: si tratta del WE GIL, da poco restaurato, storico palazzo che sorge a Trastevere realizzato nel 1933 da Luigi Moretti, testimonianza dell’architettura razionalista. L’originalità di un appuntamento ormai consolidato che mette in campo una community di studiosi di caratura internazionale è individuabile nel binomio tra arte e dermatologia. «La Pelle ‒ spiega il direttore scientifico e curatore della manifestazione Massimo Papi, dermatologo che per tanti anni ha operato presso l’IDI di Roma, Istituto riconosciuto come un’eccellenza mondiale del settore ‒ è come una tela che racconta il nostro tessuto esistenziale. Così come i pittori studiano a fondo l’anatomia per sviluppare un motore narrativo e trasmettere un messaggio che possa restare eterno, alla stessa maniera chi si occupa di malattie della pelle, non può fare a meno di conoscere quella sintassi dell’immagine che ha reso celebri i grandi esponenti della storia dell’arte se vuole migliorare la qualità e la precisione delle sue diagnosi. DermArt coltiva proprio questo incrocio di saperi nella costante ricerca di un codice universale di studio e di comunicazione».

Ospite d’eccezione: Samir Zeki che con i suoi studi ha aperto la strada della Neuroestetica. Tra i pionieri degli studi moderni sul cervello visivo, docente di neurobiologia all’Università di Londra, Zeki sarà intervistato da Ludovica Lumer, su un tema intrigante: il rapporto tra scienza e bellezza. Lo scienziato che ha pubblicato in Italia per Bollati Boringhieri La visione dall’interno e con la stessa Lumer La bella e la bestia: arte e neuroscienze (ed. Laterza) cercherà di far comprendere a un pubblico, negli anni sempre più numeroso, di medici, ricercatori, studenti ed appassionati, quanti passi avanti dovrà ancora fare la ricerca per comprendere la fitta trama di connessioni che lega mente, cervello e fisiologia della visione. «Ci continuiamo a illudere di vedere con gli occhi ‒ commenta il settantasettenne studioso nato in Turchia ‒ in realtà è tutto molto più complesso di quello che pensiamo. Vermeer, Michelangelo, le celebri “pipe” surreali di Magritte, richiedono una valutazione neurobiologica; oltre all’estasi della visione c’è uno studio analitico dei gangli cerebrali che presiedono all’attività dello sguardo responsabili della produzione di quel senso di estasi che ci fa dire: questo è un capolavoro!». A pensarci bene, di fronte alla Pietà o a una tela del Caravaggio, i meccanismi che si innescano nell’osservatore mettono in moto fatti organici, ma anche spirituali e metafisici difficili da valutare e misurare.

E la dermatologia in questo magmatico àmbito di ricerca? È la scienza che si muove in questo territorio stimolante e accidentato di forme, simboli e colori, dove nessuna risposta può essere definitiva. Se consideriamo l’esposizione costante dei corpi (denunciata molto bene in un saggio di Giorgio Agamben L’uso dei corpi, ed. Neri Pozza) alla straripante moda, diffusa soprattutto tra i più giovani, dei tatuaggi (cui sarà dedicata una sessione di studi) “artistico arredo singolare della nudità”, dettati da un bisogno di riaffermare un’identità, possiamo comprendere l’utilità e l’efficacia di un approccio multidisciplinare aperto, tollerante, flessibile, in cui il medico dialoga con lo storico dell’arte e le neuroscienze, per ampliare il fronte delle conoscenze.

L’edizione di quest’anno darà molto spazio alla dermatologia sul web, una vera sfida per gli operatori del settore incentrata sul confronto tra le procedure tradizionali e quelle praticate utilizzando i nuovi strumenti tecnologici. «Oggi – precisa Papi – spesso viene richiesto dai pazienti di fare delle diagnosi su malattie della pelle, su immagini inviate tramite WhatsApp. Bisogna avere dimestichezza con lo strumento per rispondere con tempestività e competenza». Uno spazio importante sarà dedicato all’eye tracking in dermatologia e ai segni della violenza sulla pelle trattati attraverso alcune testimonianze. L’attualità sbatte in faccia corpi offesi e sacrificati, che si mescolano a superfici vellutate e accattivanti. La fisicità viene oltraggiata fino al sacrificio o, in totale contraddizione, innalzata come un vessillo nella ricerca dell’eterna giovinezza. Dalla morte di Aylan disteso su una spiaggia turca alla farfalla di Belen, amore e morte, si mescolano in una oscillazione drammatica che contiene tutto il declino di un Occidente in crisi di valori.

DermArt cercherà di stimolare una riflessione a partire dai segnali che arrivano dall’attualità della cronaca. Toccherà a Vittorio Maria De Bonis, storico dell’Arte conosciuto dal grande pubblico per le sue lezioni televisive, riassumere nel suo intervento “tracce”, “temi” e “soggetti” a valle della due giorni che vuole, almeno negli intendimenti degli organizzatori, risultare utile anche in termini di proposta al decisore politico. È infatti evidente che la prevenzione, insieme alla conoscenza più approfondita delle patologie della pelle, potrà aiutare a correggere tanti comportamenti scorretti, consentendo di attuare un’azione di saving e di riduzione dei costi in àmbiti strategici come la Sanità e il diritto alla Salute.

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