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La Sardegna non è Wuhan

 

 

Avere la memoria corta è uno dei tanti difetti degli italiani, ma averla cortissima
è inaccettabile.

Alla fine di giugno, dopo il lockdown, la Sardegna era classificata come regione Covid-free.

In previsione delle vacanze estive il Presidente Solinas aveva aperto uno duro confronto con il Governo sulla richiesta del passaporto sanitario per chi veniva in vacanza nell’isola.

La proposta, definita incostituzionale, era stata abbandonata.

Dopo giorni di polemica veniva sostituita da una articolata procedura di registrazione e di tracciabilità degli spostamenti.

In seguito alle centinaia di casi positivi al rientro a casa dei turisti, la Regione viene accusata ora di essere un nuovo centro della pandemia e si corre ai ripari con una delibera della Camera che impone i test anti Covid allo sbarco.
Invasa da giovani venuti da tutta Italia e da tutto il mondo, per affollare spiagge e soprattutto discoteche, la “Terra dei quattro mori” è finita al centro del mirino.

Non è esclusa una certa responsabilità nell’allentamento dei controlli, ma il delirio di onnipotenza e di immortalità di alcuni ha provocato ed esportato il disastro.

La Sardegna è una delle regioni meno ricche d’Europa.

Il suo petrolio, il turismo, non può, per ora, essere più estratto.

A settembre fioccano le disdette nelle strutture alberghiere: un colpo decisivo per una economia già al collasso e con le altre poche attività in cassa integrazione.

E se l’Italia non è la Cina, la Sardegna, con i suoi pochi contagi interni, non può essere certo la nuova Wuhan.

 

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