L’importanza dell’Asia Centrale nello scacchiere geopolitico internazionale

Il 3 novembre scorso Sergei Glazyev, ministro in carica dell’integrazione e della macroeconomia dell’Unione Economica Euroasiatica (UEE), ha preso parte al forum economico dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e ha sottolineato l’importanza dell’interazione tra le due organizzazioni sia su scala internazionale sia a livello regionale; per quel che concerne l’Eurasia, Glazyev ha fatto notare come, a seguito della Crisi ucraina e delle sanzioni imposte dall’Unione europea (reiterate negli anni e ampliate dopo il recente caso Navalny), la Russia abbia diretto i propri interessi economici verso Est, individuando nei mercati centro-asiatico, cinese e dell’Estremo Oriente i possibili partner con cui interagire a livello economico, politico e diplomatico.

 

Queste parole evidenziano un mai sopito interesse di Mosca nei confronti dell’Asia Centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan), una macroarea regionale che detiene un’importanza strategica significativa, perché ricca di risorse naturali ed energetiche e crocevia di un sistema di comunicazione e commerciale in grado di connettere Europa ed Asia. A livello geopolitico l’Asia Centrale è risultata essere parte integrante della teoria dell’Heartland di Mackinder che individuava nel controllo di questa regione e dell’intera Eurasia, da parte di una potenza, l’elemento fondamentale per influenzare i destini del mondo.

È innegabile il fatto che l’Asia Centrale sia economicamente e strategicamente importante: in passato è stata il teatro di scontro tra l’Impero zarista e quello britannico in quello che è stato definito come “Il Grande Gioco” o “Torneo di Ombre” (dal russo Турниры теней – Turniry Teney) e nel XX secolo tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica durante tutto il periodo della Guerra Fredda.

Interessi russi sempre vivi nella regione, perché Mosca considera l’Asia Centrale come “vicino estero” (dal russo ближнее зарубежье – blizhnee zarubezh’e) e quindi facente parte dell’ex spazio sovietico con cui il Cremlino può vantare legami storici, politici ed economici duraturi che dovrebbero porre le basi per una maggiore presenza militare nelle singole Repubbliche centro-asiatiche.

Gli Stati Uniti, che si apprestano ad un avvicendamento alla Casa Bianca, avevano inaugurato, lo scorso febbraio, una nuova strategia in Asia Centrale sottolineando come l’obiettivo diplomatico statunitense nella regione sia quello di rafforzare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale e garantire la presenza economico-politica di Washington per contrastare Cina e Russia. A tal proposito, a fine ottobre il Primo ministro kazako, Askar Mamin, aveva incontrato in un evento online il segretario statunitense per il commercio Wilbur Ross, nella cerimonia di apertura del Business Council Kazakhistan-Stati Uniti, volta a rafforzare i legami economici e confermare l’interesse della Casa Bianca nel favorire maggiori investimenti diretti stranieri (FDIs) statunitensi nel paese.

Pechino, sin dall’inaugurazione dell’iniziativa Belt and Road (BRI) conosciuta anche come “Via della Seta”, ha investito cospicui fondi economici nello sviluppo infrastrutturale delle Repubbliche centro-asiatiche con il fine ultimo di creare stabilità nella regione e un mercato moderno in grado di favorire il flusso di merci da e verso l’Europa continuando così ad alimentare la crescita economica cinese.

A Cina, Russia e Stati Uniti si devono aggiungere però due potenze regionali imprescindibili come la Turchia e l’Iran che per ragioni di natura storica, etnolinguistica, ed economico-strategica, possono vantare un legame con la Regione centro-asiatica e hanno quindi sviluppato un progetto di politica estera con l’obiettivo di divenire attori primari nella regione. Ankara ha infatti avviato una politica incentrata sull’elemento turco dando vita al Consiglio di cooperazione dei paesi turcofoni di cui fanno parte Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia, mentre Turkmenistan e Uzbekistan hanno lo status di membri non ufficiali. Erdogan è stato spesso accusato di voler ricalcare le orme dell’Impero ottomano e quindi sfruttare l’elemento turco per estendere la propria influenza in Asia Centrale arrivando a interessare anche la minoranza uigura della provincia cinese dello Xinjiang (conosciuta anche come Turkestan orientale), minacciando così il progetto BRI di Pechino.

Non è da meno l’Iran che ha legami storico-culturali e religiosi con l’Asia Centrale, in special modo con il Tagikistan la cui lingua è molto simile al persiano parlato in Iran e in Afghanistan, e che ha avviato una politica estera volta a connettere le infrastrutture iraniane con quello delle Repubbliche centro-asiatiche. Anche se la letteratura accademica e gli specialisti della Regione parlano di una esagerazione del ruolo di Teheran in Asia Centrale, non è possibile non considerare l’Iran un attore regionale in grado di influenzare le dinamiche locali.

Anche l’Unione europea ha dimostrato il proprio interesse per questa parte di mondo e nel 2019 il Consiglio d’Europa ha adottato una nuova strategia il cui fine è quello di favorire una maggiore presenza europea nel mercato centro-asiatico ponendo l’accento sulla promozione della resilienza, della prosperità e della cooperazione regionale. In prospettiva di sicurezza energetica, infatti, paesi come Kazakhistan e Turkmenistan potrebbero divenire basilari grazie alle loro riserve di gas naturale e petrolio e favorire la diversificazione delle importazioni energetiche che Bruxelles giudica ancora eccessivamente dipendenti da Mosca. Anche l’Italia ha un particolare interesse allo sviluppo della realtà eurasiatica con la quale stanno crescendo le collaborazioni economiche e gli scambi commerciali; nel 2017 l’interscambio commerciale con gli Stati dell’area è stato pari a 5,7 miliardi di euro (tessile, abbigliamento, macchinari). Un esempio significativo è il grande progetto di collaborazione nel settore ferroviario avviato in Uzbekistan da FS International, Italferr, Mercitalia per progetti di importo pari a 105 milioni di dollari.

In questo quadro geopolitico che vede attori internazionali e regionali sottolineare l’importanza dell’Asia Centrale, la stabilità e la sicurezza della regione sono necessari per favorire l’interscambio commerciale e la connessione tra Europa ed Asia. In questa ottica, sia la situazione del vicino Afghanistan, dove sin dal 2001 gli Stati Uniti e le forze di sicurezza internazionali sono imbrigliati in una lunga guerra, sia la presenza di diversi gruppi terroristici come il Movimento Islamico dell’Uzbekistan o il Vilayat Khorasan (Provincia del Khorasan) afferente allo Stato Islamico, devono essere concepiti come fattori di minaccia per la costruzione di uno stabile equilibrio regionale e come attori geopolitici in grado di influenzare le complesse dinamiche dell’Asia Centrale.

 

*Giuliano Bifolchi  Università Tor Vergata, Roma – ASRIE Analyticax – Membro Esperto, Laboratorio BRICS di Eurispes

 

Ultime notizie
pace
Attualità

Tempo di uccidere

Nella nostra cara, felice e ricca Europa, nessuno ci credeva. Ma, insomma, si chiedeva la gran massa delle persone, questi si vogliono davvero...
di Luciano Maria Teodori
pace
Laboratorio Europa
Intervista

Laboratorio Europa, alimentare il confronto su Istituzioni europee e sulla necessità di un’Europa sociale. Intervista al Prof. Umberto Triulzi

Laboratorio Europa dell’Eurispes, gli esperti si riuniscono per il primo incontro del 2023, attualmente coordinato dal Prof. Umberto Triulzi, economista, e docente di Politica economica europea, intervistato rispetto ai temi di discussione: Istituzioni europee, integrazione in ambito internazionale, Europa sociale.
di Silvia Muscas
Laboratorio Europa
complottismo
Attualità

Il dubbio e il burattinaio. Complottismo all’italiana

Cronaca e intrigo: anche per l’arresto di Matteo Messina Denaro, non sono mancati sospetti, dubbi, perplessità oltre l’accertamento dei fatti, con il risultato di offuscare il senso di una vittoria importante dello Stato contro la mafia. Il dovere di dubitare è una pratica essenziale nella società democratica, tuttavia bisogna contrastare il rischio dello scetticismo aprioristico e distruttivo.
di Angelo Perrone*
complottismo
editoria
Cultura

Editoria italiana: ricavi, geografia e nuove prospettive

L’editoria italiana ha registrato un calo del 2,8% nel 2022, ma i dati restano favorevoli rispetto al 2019. Crescono lettori e case editrici al Sud, pur restando al di sotto della media nazionale: lettori e case editrici si concentrano al Nord e al Centro, in Lazio e Lombardia ha sede il 38% delle case editrici italiane.
di Roberta Rega
editoria
bilancio energetico
Italia

Bilancio Energetico Nazionale, differenze regionali e potenzialità inespresse

Bilancio energetico nazionale, l’Italia ha un grande potenziale confermato da una quota del 20% di energie rinnovabili sul totale registrato nel 2020. A frenare la transizione ecologica però ci sono burocrazia e regionalismi che rischiano di allungare i tempi di decarbonizzazione dell’economia.
di Ludovico Semerari
bilancio energetico
prezzi della benzina
Fisco

Possibili profili speculativi sull’aumento dei prezzi della benzina e la marginalità delle cause fiscali

L’aumento del prezzo della benzina, di cui si parla molto ultimamente, è determinato da una serie di fattori che non limitano il dibattito alle semplici accise. A incidere è soprattutto la quotazione Platts, che viene decisa dalle compagnie in base al valore effettivo dei prodotti raffinati in un determinato momento.
di Giovambattista Palumbo*
prezzi della benzina
città
Futuro

La città nell’orizzonte della rivoluzione digitale

Le città raccontano chi siamo e che futuro vogliamo costruire: la rigenerazione urbana può essere la chiave per riconquistare gli spazi sottratti dalla pandemia, e costruire un universale urbano aperto al libero attraversamento di popoli ed etnie per una società sempre più fatta di migrazioni.
di Massimiliano Cannata
città
RAEE
Tecnologia

RAEE, rifiuti elettronici: un tesoro nascosto

I RAEE, i Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, vanno trattati in maniera del tutto speciale e secondo determinate modalità presso le isole ecologiche. Otto italiani su dieci dichiarano di possederne almeno uno, ma dal loro corretto smaltimenti si trarrebbe un significativo beneficio economico.
di Ilaria Tirelli
RAEE
imprese e sviluppo sostenibile
Futuro

Imprese e Sviluppo sostenibile, sempre più complesso il quadro delle nuove regole europee

Il 28 novembre 2022 il Consiglio Europeo ha approvato in via definitiva il testo della nuova direttiva sulla comunicazione delle imprese in...
di Fabrizio Zucca*
imprese e sviluppo sostenibile
Comunità Energetiche Rinnovabili
Italia Domani

Comunità energetiche rinnovabili: dal Pnrr nuovi modelli di crescita

Il doppio filo che lega Agenda 2030 e il PNRR si sta ulteriormente rafforzando attraverso la messa a punto di strumenti che...
di Claudia Bugno*
Comunità Energetiche Rinnovabili