L’Osservatorio Eurispes dei telegiornali diventa super-tecnologico

Inserisci alcune parole chiave e riesci a interpellare l’informazione di primetime delle sette reti generaliste. L’Osservatorio permanente dei Tg diventa parte integrante dell’attività dell’Eurispes: un archivio video facilmente consultabile per completare il panel delle analisi che l’Istituto conduce sul sistema della comunicazione. L’iniziativa è stata presentata ieri a Roma, nella sede della Federazione della Stampa. Quanto sia utile un Osservatorio di questa portata lo ha spiegato il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara: “Si pensi solo al contrasto fra l’insicurezza che la Tv spesso cavalca, e i dati reali che dicono che i delitti sono in calo”.
Fara ha ricordato che il “nuovo avvio” tecnologico dell’Osservatorio, partito già nel 2010, avviene in una fase “molto delicata” della vita politica italiana, in cui è cruciale analizzare “contenuti e qualità delle notizie che vanno in onda”. Va anche detto che già oggi, con cadenza settimanale, il nostro magazine pubblica una rassegna delle notizie dei telegiornali, affidate al responsabile dell’Osservatorio, Luca Baldazzi, e che però l’Eurispes da trent’anni archivia e analizza anche gli articoli dei principali giornali italiani.
La parola è andata poi a Luca Baldazzi, per il quale le ultime elezioni politiche hanno evidenziato “una perdita di ruolo da parte dell’informazione televisiva” e questo per l’incapacità di incidere sui veri temi della campagna elettorale. Prova ne sia che nei titoli dei tg di gennaio e di febbraio, i più presenti sono stati Renzi e Berlusconi, che poi hanno perso le elezioni, mentre Salvini, che si rivelerà uno dei vincitori, “è rimasto saldamente in coda”.
Un suggerimento per la riforma della legge sulla “par condicio” è stato fornito da Piero De Chiara, consigliere appena uscito da Agcom, l’Autorità per le garanzie sulle comunicazioni: “Dovremmo concentrare il monitoraggio solo su Tg1 e Tg5, che insieme arrivano a 10 milioni di spettatori, in genere di età anziana e che prevalentemente hanno la tv come unica fonte, e lasciare gli altri telegiornali che hanno ascolti molto più bassi e che sono visti da persone che si informano anche sui giornali e in rete”. Renato Parascandolo, illustre giornalista televisivo e docente universitario, nonché rappresentante di “Articolo 21”, ha posto l’accento sul degrado della professione giornalistica, con la scomparsa del giornalismo d’inchiesta e della “realtà sociale” dai media e dalla tv in particolare, dove viene sostituita “dai talk show e dalle opinioni”.

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