“Recovery Fund: Anac garante della trasparenza”. Intervista al Presidente Giuseppe Busia

Come lavora l’Autorità nazionale anticorruzione, quali dati raccoglie e sistematizza attraverso la banca dati nazionale? E come interviene a garanzia di un corretto impego dei soldi pubblici? Soprattutto, quale ruolo potrà avere l’ANAC all’arrivo delle ingenti risorse che saranno messe a disposizione dal Recovery Fund? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Busia, Presidente dell’ANAC, in una videointervista realizzata per il nostro magazine da Emilio Albertario.

 

Presidente Busia, l’Authority, l’ANAC viene percepita spesso come un organo, quasi un’autorità giudiziaria, ma è tutt’altro, e fa tutt’altro.

Sì, noi siamo un’Autorità amministrativa indipendente, siamo indipendenti dal Governo, non ci occupiamo di repressione, piuttosto di prevenzione della corruzione. Prevenire la corruzione è un lavoro complesso, fatto di più interventi: interveniamo sulla trasparenza – e quindi favoriamo la trasparenza della Pubblica amministrazione –, controlliamo l’applicazione di alcune regole sull’integrità della Pubblica amministrazione – ad esempio, per evitare i casi di inconferibilità e di conflitto di interessi – e poi vigiliamo sugli appalti e sugli acquisti pubblici, settori dove si spende denaro pubblico, in modo che esso sia speso correttamente garantendo, allo stesso tempo, la concorrenza.

Recentemente Lei ha detto che un malato Covid costa in maniera diversa nelle varie Regioni italiane. Come è uscito fuori questo dato?

Abbiamo una banca dati nazionale dei contratti pubblici, raccogliamo tutti i dati degli acquisti pubblici, di servizi, di lavori, di forniture, quindi di acquisti di beni: ne abbiamo dunque il controllo. Quello che facciamo è analizzare i dati – poi naturalmente facciamo ispezioni e chiediamo alle stazioni appaltanti elementi importanti – possiamo dunque controllare come lo stesso bene finisca per costare in maniera diversa in Regioni diverse, in luoghi diversi, in Amministrazioni diverse. Questo a volte, per fortuna in pochi casi, vuol dire che ci sono magari fenomeni corruttivi, in moltissimi casi vuol dire che c’è cattiva amministrazione, spesa di soldi non intelligente, non buona, e allora interveniamo per garantire che i soldi pubblici siano spesi in modo adeguato.


 

Come intervenite Presidente?

Interveniamo sia ex ante, con una serie di raccomandazioni e linee guida per affiancare le Pubbliche amministrazioni nella spesa buona – e quindi facciamo quella che è la vigilanza collaborativa che adesso, tra l’altro, stiamo incentivando – e in altri casi invece evidenziamo le mancanze, magari segnaliamo, nei casi più gravi, alla Procura della Repubblica o alla Corte dei Conti. Abbiamo anche poteri sanzionatori per il mancato rispetto di quelle disposizioni a favore dell’integrità dell’Amministrazione e sulla trasparenza.

Questa enorme struttura tecnologica, questa enorme banca dati può essere utile anche al singolo imprenditore per operare meglio?

Certamente, noi offriamo servizi attraverso la banca dati, è una grande infrastruttura del Paese e una delle grandi banche dati pubbliche nazionali. Offre servizi alle stazioni appaltanti, perché ricavano tutti o moltissimi dati di cui hanno bisogno per verificare chi partecipa alle gare, e agli operatori economici, perché sono facilitati nel ritrovare una serie di documenti, dal momento che interconnettiamo i dati di una serie di Amministrazioni. È un servizio che forniamo attraverso la digitalizzazione: servizio di trasparenza, ma anche servizio di semplificazione.

 

È inevitabile adesso parlare del famoso Codice degli appalti. A che punto è una sua revisione o va bene così?

È un Codice molto moderno; quello che forse serve è imparare ad usarlo bene, magari evitare di intervenire troppe volte – purtroppo la normativa sugli appalti è un cantiere sempre aperto, gli operatori, le stazioni appaltanti non riescono a sedimentarlo, noi stessi non facciamo in tempo ad offrire strumenti come “bandi tipo” che le disposizioni cambiano. Credo serva una buona comprensione di questo Codice che offre grandi potenzialità.

Quale sarà il ruolo dell’ANAC quando arriveranno le montagne di miliardi dall’Europa, i 209 miliardi del Recovery Fund?

Sarà il nostro ruolo, che è fatto, insieme, di garanzia e trasparenza; vogliamo e vorremmo che questi fondi siano messi in trasparenza attraverso la banca dati nazionale dei contratti pubblici. Faremo vigilanza collaborativa, soprattutto laddove le spese sono maggiori – per legge lo facciamo già per grandi interventi pubblici –, crediamo di poterlo fare e questo per offrire, a chi governa la spesa, agli enti che controllano e ai cittadini, chiarezza su come si stanno utilizzando questi fondi. Questi fondi sono fondamentali per le prossime generazioni ed è giusto che tutti abbiano visione chiara di come si utilizzeranno seguendo gli interventi nel tempo. 

 

Anche l’ANAC è una Next Generation; prima era l’Autorità per i contratti pubblici. Era meglio prima o è meglio adesso?

Adesso l’ANAC ha acquisito nuove competenze e credo che questo combinarsi della vecchia vigilanza sui contratti pubblici con la vigilanza sulla trasparenza e la prevenzione alla corruzione sia assolutamente un vantaggio. Un vantaggio soprattutto in vista dei fondi europei che adesso arriveranno, perché questi fondi passeranno e saranno spesi attraverso contratti. Avere un’Autorità che si occupi di questo – vale a dire di garantire la trasparenza, prevenire la corruzione e vigilare sugli appalti – è anche una garanzia per Bruxelles. Una garanzia perché si fidino a darci dei soldi, perché attraverso l’ANAC hanno uno strumento per controllare – non solo i cittadini, non solo le Istituzioni italiane, ma anche quelle europee – che questi soldi siano spesi bene.

Quindi voi sarete nella cabina di regia del Governo?

No, non saremo nella cabina di regia perché siamo un’Autorità indipendente. La decisione che prenderà il Governo non la conosciamo e sarà assunta dai decisori. Il nostro ruolo, legato anche al fatto che ci siano dei contratti pubblici, sarà certamente quello di cercare di garantire maggiore trasparenza possibile e vigilare sui contratti secondo quelli che sono i nostri compiti istituzionali.

 

Lei è stato il segretario della Conferenza Stato-Regioni, incarico molto importante, qualcuno dice addirittura che sia la “terza Camera”; ma Lei viene dalla privacy, quindi qualcosa di personalissimo, di dati, la protezione della nostra integrità personale. Ora occupa il suo impegno lavorativo nel cercare trasparenza, come ha fatto a mutare pelle?

Non c’è contraddizione, non è stato necessario mutare pelle. Ci occupavamo lì di una serie di Istituti dei quali ci occupiamo qui, quello che serve è la buona trasparenza. Essa, moltissime volte, non ha bisogno di mettere in trasparenza le persone fisiche, che sono quelle di cui si occupa la protezione dei dati personali; piuttosto, nell’attuale impegno lavorativo è necessario mettere in trasparenza come si spendono i soldi e le imprese che se li vedono assegnati. È buona trasparenza investire in buone pratiche dove si annidano i rischi veri di corruzione. Per cui non c’è contraddizione, ci deve essere necessariamente armonia fra questa normativa e quella precedente. L’importante che tutto l’impegno vada nella stessa direzione, garantendo soprattutto massima trasparenza, in special modo nei contratti pubblici dove si effettua grande spesa discrezionale.

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