Innovazione

School in motion, il cartoon per educare. “Ma l’insegnante rimane fondamentale”

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Scuola e tecnologia, sistema tradizionale dell’istruzione e didattica innovativa al passo con i tempi: il prossimo 15 maggio si svolgerà a Roma, presso il MAXXI, School in motion, il primo festival che lega il mondo della video-animazione professionale e il sistema dell’istruzione. L’Eurispes è tra i partner dell’iniziativa. Abbiamo approfondito il tema con Antonello Capra, docente, biologo e ideatore del Festival.

Che cosa si intende per “video animazione” a scopo educativo?
È una domanda che ci viene rivolta spesso dai partecipanti del Festival. Educativo è riferito a qualcosa in grado di contribuire alla maturazione morale e intellettuale di un individuo, per cui l’accezione di “animazione educativa” è davvero ampia. Per semplicità, diciamo che le video animazioni educative ricercate per School in motion sono opere artistiche realizzate in grafica 2D e 3D, con qualunque tecnica di animazione, che possano risultare utili nei percorsi di apprendimento scolastici. Il ruolo della Commissione di Preselezione del Festival, costituita in maggioranza da professionisti del mondo della scuola, è quello di assegnare alle opere educative del Concorso un punteggio per mezzo dei diversi indicatori del Regolamento, eventualmente escludendo lavori che non raggiungano il punteggio minimo, non spendibili all’interno dei percorsi scolastici.

Quali sono le potenzialità di questo strumento didattico?
Un’animazione progettata secondo i princìpi della didattica multimediale e in linea con le conoscenze relative ai processi cognitivi può risultare un presidio molto efficace per la didattica scolastica, avviando il gruppo classe al confronto su uno specifico tema e al suo successivo approfondimento. Le animazioni possono mediare emozioni e stati d’animo, essere strumenti di inclusione per bisogni educativi speciali. Possono rivelarsi, inoltre, molto utili nelle rappresentazioni scientifiche e tecnologiche di un fenomeno. Ricordiamo che il processo di unificazione linguistica è avvenuto in appena un decennio di programmi televisivi, in un Paese, l’Italia, con un sistema scolastico all’epoca non capillare; altrettanto imponente è stato l’effetto sull’alfabetizzazione di base mediato dalla trasmissione “Non è mai troppo tardi”. Riconosciuta dall’Unesco, nel ’65, tra i migliori programmi televisivi nel contrasto all’analfabetismo, la trasmissione, da sola, è riuscita ad insegnare lettura e scrittura a milioni di italiani. La televisione didattica aveva naturalmente dei limiti, poiché aliena ad un contesto di apprendimento più ampio; così, un’animazione educativa racchiude in sé grandi potenzialità soprattutto nell’ambito di una strategia scolastica ben strutturata.

Gli alunni come interagiscono con questo strumento e quanto è importante il ruolo dell’insegnante?
Quello delle immagini è un linguaggio universale e i bambini manifestano una naturale propensione per la visione del cartoon, più che per le altre opere cinematografiche; un’animazione è spesso caratterizzata da iperboli, forme, colori, comportamenti e situazioni surreali, in grado di magnetizzare l’attenzione. Le immagini comunicano emozioni in modo efficace e diretto e le emozioni orientano le scelte e le riflessioni, modulano l’attenzione e i processi di memorizzazione; un’animazione può risultare utile in classe nell’affrontare temi delicati e sensibili con la giusta empatia. Diversi di questi aspetti possono essere considerati come punti di forza o elementi di distrazione nell’apprendimento, a seconda della progettazione. Recenti studi dimostrano che gli alunni che usano le video animazioni all’interno delle lezioni si dimostrano più coinvolti e interessati al tema affrontato, riferendo una comprensione più agevole dei contenuti. Il docente svolge un ruolo chiave: media l’introduzione, la corretta analisi e l’interpretazione dell’animazione in tutti i suoi passaggi, favorendo il dialogo formativo all’interno della classe. La metodologia adottata è cruciale per garantire un apprendimento efficace con le animazioni. Il ruolo dell’insegnante è destinato ad ampliarsi ulteriormente, e questo è uno dei nostri prossimi traguardi, nel co-progettare, con altri professionisti, delle video animazioni che rispecchino i princìpi dell’apprendimento multimediale e che possano essere coerenti con le attività curricolari affrontate nelle scuole.

Esistono studi o esperienze che possano dimostrare la sua efficacia?
Sì, esistono studi sull’argomento dai risultati contrastanti. Alcuni di essi dimostrerebbero che le animazioni, nonostante vengano percepite dagli alunni come efficaci, permettono un apprendimento superficiale dei contenuti trattati, talora rendendo più confusi i processi di comprensione. Al contrario, ulteriori ricerche evidenziano risultati positivi in termini di ritenzione della memoria a lungo termine, di soddisfazione e motivazione degli studenti, di facilitazione degli apprendimenti, anche in situazioni di bisogni educativi speciali. Resta inteso che la progettazione di un’animazione è essenziale nel determinare i risultati in termini di apprendimento e che il suo valore si esprime all’interno di un percorso integrato. Un’animazione educativa potrà risultare un ottimo catalizzatore di attività critiche e collaborative all’interno della classe.

Quanto, ad oggi, è diffuso questo metodo?
L’uso delle risorse educative disponibili in Rete è una prassi abbastanza diffusa. Non di rado, i docenti propongono in classe risorse esterne coerenti con un determinato percorso di apprendimento, seppur non sempre qualitativamente adeguate.
A mio avviso, la domanda dovrebbe essere, invece, su quanto siano diffuse le risorse educative di questa tipologia in Italia. Il punto, credo, sia proprio questo: la gran parte delle animazioni educative disponibili non è in lingua italiana. Questo aspetto ha fortemente motivato la nascita del Festival e la scelta di avere animazioni per School in motion doppiate esclusivamente in lingua italiana. La Commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento europeo ha più volte messo in evidenza la carenza di risorse educative realizzate nella lingua del Paese di fruizione, che siano dedicate agli ordini di scuola inferiori.

Le scuole sono pronte, dal punto di vista tecnologico, per questo tipo di insegnamento?
Forse qualcuno ricorderà le trasmissioni integrative scolastiche (TIS) della seconda metà del secolo scorso, oppure il Dipartimento Scuola Educazione della RAI, che miravano ad una collaborazione, sul fronte educativo, tra mondo scolastico e televisione. Purtroppo, la sperimentazione non ebbe gli esiti sperati, complice la scarsa strumentazione tecnologica nelle scuole. Rispondendo alla sua domanda, credo, finalmente, che oggi si possa dire di sì, siamo in un momento storico proficuo per la didattica multimediale dal punto di vista strumentale. Riportando uno studio incentrato sulle dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole, datato 2015, e operato dal servizio statistico del MIUR, più del 40% delle aule italiane dispone di LIM o proiettori interattivi e il 70% di esse sono connesse in Rete cablata o wireless. Proiettandoci ad oggi, possiamo immaginare dati ancor migliori.

E gli insegnanti? Sono pronti?
Penso che gli insegnanti costituiscano una categoria professionale estremamente qualificata, forte di un’importante tradizione didattica, con uno sguardo attento all’innovazione, alla formazione continua, non estranea alla didattica multimediale, all’educazione ai media e con i media. Sono, naturalmente, consapevole del fatto che alcuni insegnanti evidenzino il ritardo di una “pedagogia 2.0”, lamentando che la diffusione della tecnologia nelle scuole, spesso, non si accompagni ad una prassi didattica adeguata. Personalmente, non ho mai sostenuto quest’argomentazione, anzi mi piace ricordare che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento, come da Costituzione. Credo sia opportuno difendere sempre la libertà metodologica nell’insegnamento; ogni educatore segue un percorso di ricerca e sperimentazione, affina progressivamente le sue strategie didattiche, consolida quelle che più si addicono alla propria persona in rapporto alle classi; considero indispensabile rispettare la diversità e l’individualità, non solo degli alunni, ma anche dei docenti; la didattica multimediale, benché di pressante attualità, è solo una possibile strategia nel ventaglio dell’arte dell’insegnare che si sostanzia di ben altro.

Com’è nata l’idea di ideare un Festival sulla video animazione?
L’idea di School in motion è nata dall’attrazione per le animazioni a carattere educativo. Alla base del progetto c’è la volontà di intraprendere un percorso sperimentale, che non ha precedenti a livello internazionale, che mira a stabilire un dialogo proficuo tra due realtà, affinché il mondo dell’animazione possa arricchire quello scolastico e viceversa; ma c’è anche la necessità di rispondere a un’esigenza, quella di disporre di animazioni educative doppiate in lingua italiana, prive di sottotitoli. Il Festival nasce come evento del Piano Nazionale “Cinema per la Scuola” di MIUR e MiBAC, patrocinato, inoltre, dalla Regione Lazio e dall’Assessorato alla crescita culturale del Comune di Roma, in partnership con Uci, Eurispes, Maxxi, Phantasya, Dire, Confsal, Accademia Kronos, Convenia Turismo e AID, sponsorizzato da UCI, gruppo AWA e dalla Società di mutuo soccorso Cesare Pozzo.

Possiamo fornire qualche anticipazione?
Anticipazioni sull’evento? Solo alcune… Le proiezioni saranno intervallate da momenti significativi: ci onorerà della sua presenza la Sig.ra Andra Bucci, protagonista del cartoon La stella di Andra e Tati, primo lungometraggio animato incentrato sulla Shoah, che avremo il piacere di proiettare fuori concorso durante il Festival; seguiranno approfondimenti tematici su tecniche innovative di animazione in tempo reale, anche applicate alla realtà virtuale e alla gamification. Dopo la premiazione, a chiusura dei lavori del Festival, a partire dalle ore 15.30 si svolgerà il Convegno “Scenari e prospettive dell’animazione in ambito educativo”, con relatori di vari ambiti e competenze.

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