Crescita

TTIP: il futuro del commercio e degli investimenti con gli USA

75

Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), i cui negoziati hanno avuto inizio nel luglio 2013, è per ora una semplice dichiarazione d’intenti. L’accordo di libero scambio fra Usa e Ue dovrebbe portare alla nascita di un «partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (…) un accordo commerciale che è attualmente in corso di negoziato tra l’Unione europea e gli Stati Uniti».

Questo ha «l’obiettivo di rimuovere le barriere commerciali in una vasta gamma di settori economici per facilitare l’acquisto e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti; oltre a ridurre le tariffe in tutti i settori, l’Unione europea e gli Stati Uniti vogliono affrontare il problema delle barriere doganali – come le differenze nei regolamenti tecnici, le norme e le procedure di omologazione» (Commissione Europea).

Gli effetti economici del libero commercio avvantaggiano le imprese maggiormente internazionalizzate e competitive, favorendo l’espulsione dal mercato delle imprese meno efficienti; le imprese possono delocalizzare e multi-localizzare le proprie attività e sedi nei diversi contesti che offrono maggiori vantaggi produttivi, logistici, fiscali, di presidio del mercato e di valore aggiunto.

Gli effetti sull’occupazione dell’internazionalizzazione dei mercati sono noti.

Come sottolineato in sede europea, l’Ue, con un Pil annuo superiore ai 12.000 miliardi di euro, è la più grande potenza economica del mondo. Tuttavia, se l’Unione europea riuscisse a portare a termine tutti gli attuali negoziati, il suo Pil crescerebbe del 2,2%, oltre 275 miliardi di euro.

Fino ad oggi, però, il negoziato con gli Stati Uniti non ha fatto particolari passi in avanti e, soprattutto, rimane aperto il dibattito sulle modalità con le quali si sta procedendo, mancando ancora informazioni, dati certi e vantaggi economici che un simile accordo potrebbe generare.

Tali vantaggi, secondo la Commissione Europea, sono valutati in risparmi e i nuovi investimenti in produttivi, con immediati benefici per le economie di entrambe i continenti. La caduta delle barriere commerciali avrà una ricaduta positiva sui conti delle aziende che, oltre a non pagare i dazi, eviteranno molte costose procedure amministrative e doganali[1].

Secondo le stime Ue, la zona di libero scambio farebbe risparmiare alle imprese europee diverse decine di miliardi di euro all’anno. La rimozione totale su tutte le merci delle tariffe doganali, che attualmente sono del 5,2% nella Ue e del 3,5% negli Usa, secondo le stime del WTO, comporterà anche l’abolizione delle barriere non tariffarie.

I diversi standard tra Usa e Ue sono, infatti, considerate l’ostacolo principale al commercio fra le due sponde dell’Atlantico. Lo sviluppo di procedure comuni sarà ritenuto il principale risultato positivo e la base da cui partire per strutturare gli scambi commerciali; da parte europea, tuttavia, si punta a evitare ogni revisione delle norme sugli OGM, su cui la Ue ha norme fortemente restrittive. Su questo tema, però, si sono incontrare molte difficoltà e ritrosie: ciò vuol dire che non sarà facile arrivare a un accordo sull’armonizzazione delle barriere non tariffarie.

Sempre secondo stime Ue, tale armonizzazione delle regole e degli standard produttivi che governano (e spesso complicano) la vita delle imprese potrebbe tagliare del 25% i costi a loro carico.

Altro settore nel quale si sono generate complessità di difficile soluzione, è quello dell’agroalimentare. La Ue, ad esempio, ha regole più restrittive sull’uso di ormoni nei bovini e sul trattamento del pollame. Gli Usa, dal canto loro, potrebbero aprire all’importazione di suini vivi, in cambio di quote di export di altre carni.

Inoltre, si pone la questione del riconoscimento delle indicazioni geografiche d’origine. Un tema molto sentito da parte italiana che preme affinché vi sia il riconoscimento, da parte del Trattato, della normativa europea di tutela dei prodotti tipici locali (Igp, Doc, Dop), come per altro ha fatto recentemente il Canada.

A fianco dell’Italia, si trovano schierate anche Spagna, Grecia e Francia, altrettanto determinate a veder riconosciute le proprie “specialità”, costringendo la Commissione Ue ad accogliere le loro istanze sul mandato negoziale.

Negli Stati Uniti, questa tematica si sta trasformando in un caso politico. Una parte del Senato statunitense ha sottoscritto una lettera in cui ha chiesto al Governo di respingere il tentativo europeo di inserire le Igp nel Trattato transatlantico, con l’accusa che la Ue stia utilizzando gli accordi di libero scambio per imporre barriere all’export americano, con la scusa della protezione delle indicazioni geografiche.

Il Segretario di Stato Usa per l’Agricoltura, Tom Vilsack, a Bruxelles, nel corso degli incontri al vertice con la Commissione, l’Europarlamento, i rappresentanti nazionali e il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione, ha ribadito che «senza un significativo capitolo agricolo, è improbabile che il Congresso americano dia la sua approvazione a un accordo commerciale».

L’industria alimentare Made in Usa è un autentico gigante economico; basti pensare che il solo settore lattiero-caseario è formato da 51.000 aziende, di cui il 97% a gestione familiare, con 900.000 addetti e con una movimentazione di oltre 140 miliardi di dollari dal produttore al consumatore. Lo stesso, però, vale anche per l’Italia: a fronte di un export alimentare negli Usa, che nel 2013 è stato di 2,8 miliardi di euro, c’è un’industria americana di prodotti ispirati al Made in Italy (dal parmesan all’asiago, dal prosciutto alla mozzarella) che fattura ben 24 miliardi di euro[2].

Gli accordi, insomma, sembrano procedere a rilento: al termine del quarto giro di negoziati, il capo negoziatore dell’Ue, Ignacio Bercero-Garcia, ha sottolineato che si è ancora nella fase iniziale delle trattative sulle Igp e che pertanto bisogna essere “pragmatici”. Gli Stati Uniti, d’altro canto, si dicono convinti che la loro normativa sui marchi è già una garanzia di tutela a protezione dei prodotti registrati, che siano essi europei o americani. Secondo l’Unione europea, però, non è proprio così, poiché non vengono tutelate le specificità dei prodotti tipici europei e né essi sono difesi dalle imitazioni.

Come già accennato il Canada nell’ottobre 2013, ha riconosciuto, tramite un apposito accordo, oltre 140 indicazioni geografiche europee, di cui ben 39 di origine italiana. Questa sembra essere la via giusta, quella da intraprendere nei nostri scambi con l’estero, tenendo sempre ben presente il valore e la qualità dei nostri prodotti agroalimentari.

 

[1] Panorama.it, Andrea Telara, “Libero Scambio Usa-Ue: cinque cose da sapere”, 14 febbraio 2013.
[2] lI Sole 24 Ore, Gabriele Meoni, “Libero scambio, due priorità per l’Italia”, 28 marzo 2014.

 

Ultime notizie
Il punto

Per rimettere in corsa l’Italia, veloci pit stop, non megariforme

È la mancanza di infrastrutture il primo freno alla crescita del Paese. Lo Stato spende meno di 20 miliardi di euro l’anno,...
di Corrado Giustiniani
International

Così la “Fortezza Europa” avalla i respingimenti in mare

Negli ultimi anni l’Unione europea è stata protagonista di una gestione sempre più securitaria dei flussi migratori che hanno investito il proprio territorio. La tesi viene spiegat in un saggio di Marco Omizzolo e Pina Sodano, presentato a Wocmes 2018, Congresso mondiale di studi mediorientali.
di Marco Omizzolo
International

Proposta shock: “Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello informato”

Il suffragio universale? Sopravvalutato. Il voto ‘ignorante’ valga meno di quello ‘informato’. Il voto ponderato é la proposta di Dambisa Moyo, una importante economista americana, originaria dello Zambia, autrice del libro Edge of chaos
di Alfonso Lo Sardo
Sondaggi & Ricerche

Con un animale in casa, niente viaggio per la metà dei padroni

Nell’ultimo anno oltre 2 italiani su 10 hanno confessato di aver speso di più per viaggi e vacanze, nonostante la crisi non sia ancora del tutto superata. Ma l'amore per i propri animali e la paura del terrorismo frenano la voglia di viaggi.
di redazione
Salute

Il Piano Sanità del ministro Grillo: più fondi e meno liste d’attesa

Sanità e salute: il neo ministro Giulia Grillo ha illustrato le linne programmatiche del suo mandato. Vaccini, risorse per la sanità, liste d’attesa da ridurre e aumento della trasparenza.
di redazione
Ambiente

Porto Hub di Palermo. “Piano ecosostenibile da 435.000 posti”

Un nuovo porto Hub a Palermo: è il progetto dell’Eurispes, presentato a palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione. Tutti i dettagli
di Alfonso Lo Sardo
Intervista

Educazione civica nelle scuole, Bruno Assumma: “Magistra vitae”

"L'educazione civica la personalità deve servire a stimolare una visione della vita e un "modus operandi" nella società", sostiene il professor Assumma.
di Valentina Renzopaoli
Intervista

Stefano Molina: «Educazione civica mirata allo sviluppo sostenibile»

Educazione civica nelle scuole: "Sì all'insegnamento dell'educazione civica, no al voto. La cittadinanza globale non è istruzione, ma educazione", sostiene Stefano Molina della Fondazione Agnelli
di Corrado Giustiniani
Intervista

Romeo (Lega): «La difesa deve essere legittima sempre»

Legittima difesa: "Se una persona sa che svaligiando una casa la farà sempre franca, non avrà nessun incentivo a smettere di delinquere". Il dibattito prosegue con l'opinione di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato.
di Corrado Giustiniani
Intervista

Casucci (Lega): «Educazione civica sia materia vera, con tanto di voto»

Educazione civica nelle scuole: il dibattito prosegue con l'opinione di Marco Casucci, promotore di una mozione approvata dalla Regione Toscana. "L'educazione civica diventi materia curriculare con tanto di voti".
di Valentina Renzopaoli