Politica

Ad un passo dalla riforma della Costituzione

di Nomos
9 ottobre 2015

La riforma della Costituzione è ad un passo dall’approvazione da parte di Palazzo Madama. Oggi dovrebbero arrivare gli ultimi sì agli articoli rimanenti. E martedì il voto finale sul complesso del provvedimento, con un largo anticipo rispetto al ruolino di marcia che era stato stilato dalla maggioranza del Partito democratico e dall’esecutivo. Ieri è stato dato il via libera agli articoli delle riforme che introducono il nuovo federalismo, tra l’altro aumentando le materie su cui sarà possibile la devoluzione delle competenze dallo Stato alle Regioni. Decisione dell’Assemblea che ha confermato il superamento delle difficoltà. Ma il colpo di scena è arrivato dall’accoglimento da parte del governo di un ordine del giorno di Raffaele Ranucci (Pd) che impegna l’esecutivo a presentare a breve una riforma che tagli il numero delle Regioni. La presentazione di un emendamento dell’esecutivo sulla discussa norma transitoria certifica l’intesa interna al Pd, mentre l’opposizione si divide e dentro Forza Italia si registra una spaccatura verticale. Il Senato ha approvato l’articolo del ddl Boschi che riscrive l’articolo 117 della Costituzione, cioè l’assetto federale. Il nuovo testo abroga le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni, e riporta in capo allo Stato alcune materie, tra cui la tutela dell’ambiente e dei beni culturali, l’energia, le infrastrutture strategiche, la protezione civile. In più, nel nuovo articolo 117 c’è la cosiddetta clausola di salvaguardia dell’unità nazionale: lo Stato potrà riprendersi alcune competenze “quando lo richiede la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica della Repubblica o lo rende necessario la realizzazione di programmi o di riforme economico-sociali di interesse nazionale”.

A compensare la centralizzazione di alcune competenze, c’è però l’approvazione di un emendamento di Francesco Russo (Pd), fatto proprio e riformulato dal governo, che amplia le materie che potranno essere devolute dallo Stato alle Regioni, purché esse abbiano i conti a posto. Potranno essere devolute l’organizzazione della giustizia di pace, l’istruzione, le politiche attive del lavoro e la formazione professionale, la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, e il governo del territorio. L’emendamento di Russo aggiunge a tali materie le “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali” e il commercio con l’estero. Nella serata di ieri, il ministro Maria Elena Boschi ha presentato un emendamento sull’articolo 39 del suo disegno di legge che contiene la norma transitoria, finora oggetto del contendere con la minoranza dem. Se dunque nella maggioranza è pace fatta, cosa che rende il percorso delle riforme in discesa, le opposizioni sono spaccate. Lega e Fi sono ai ferri corti per il voto favorevole degli azzurri su un emendamento della maggioranza. Ma anche dentro Fi c’è maretta: da una parte chi – come Augusto Minzolini – propone l’Aventino, chi propone il “no” alle riforme ma rimanendo in Aula, e addirittura chi, come Riccardo Villari, incita al sì. Il tutto mentre circolano raccolte di firme per azzerare i vertici dei gruppi parlamentari di Senato e Camera. Continuano poi le polemiche interne ad Alleanza popolare. I centristi temono infatti di assistere a un ridimensionamento del loro ruolo nei confronti della maggioranza di governo. Non bisogna infatti dimenticare che entro le prossime settimane potrebbero arrivare nuove nomine in seno al governo di Matteo Renzi. Poltrone che gli alfaniani potrebbero essere costretti a dividere con i verdiniani di Ala. Un problema di non poco conto che potrebbe portar il ministro dell’interno a pretendere una decisa revisione della legge elettorale. Battaglia che potrebbe riportarlo nell’orbita di Forza Italia. Negli ultimi giorni, anche gli azzurri hanno chiesto l’inserimento di norme in grado di esaltare il ruolo delle coalizioni e non la singola lista. Passando ai lavori delle Commissioni, la Affari costituzionali proseguirà l’esame del ddl sugli statuti e sui rendiconti dei partiti politici.

Nel pomeriggio la Commissione Finanze porterà avanti l’esame del ddl di conversione del decreto-legge con cui si sterilizzano le clausole di salvaguardia e si proroga la voluntary disclosure (termine per la presentazione degli emendamenti, oggi alle 18:00). La commissione riprenderà poi l’esame del ddl contenente “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo” e del testo con cui si propone l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla gestione del Monte dei Paschi di Siena. Ieri, intanto, è arrivato il via libera alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza da parte di Senato e Camera. Il Parlamento ha dato il semaforo verde al rinvio del pareggio di bilancio al 2018 e ha autorizzato il governo ad usare le norme europee sulla flessibilità. Passaggio che dovrebbe consentire una mini-riforma delle pensioni e la diminuzione della pressione fiscale su immobili e aziende.