Crescita

Artigianato italiano: il futuro sarà digitale

di Riccardo Ambrosini
4 luglio 2016

Più giovani, più tecnologie digitali al servizio degli artigiani è questo l’auspicio per il prossimo futuro espresso dal Presidente Giorgio Merletti durante l’incontro per i 70 anni dalla nascita di Confartigianato.

Secondo uno studio di Confartigianato infatti, solo il 30% delle micro e piccole imprese italiane lavora e produce avvalendosi di tecnologie digitali. La maggior parte delle imprese artigiane italiane rimane dunque ad oggi esclusa dal mondo dell’ e-commerce e dei nuovi canali di distribuzione, soffrendo la concorrenza delle più competitive imprese estere, come anche delle stesse imprese commerciali italiane che in questi ultimi anni hanno invece saputo cogliere i vantaggi del mercato digitale.

Il panorama delle micro e piccole imprese italiane vede una importante presenza di realtà a conduzione familiare troppo spesso però chiuse alle innovazioni digitali e, di conseguenza, chiuse ai mercati esteri e dunque a nuove e più ampie opportunità di business. Il settore dell’artigianato italiano sembra anche pagare il prezzo di un mancato ricambio generazionale e di un abbandono degli istituti di formazione in grado di trasmettere il know how per formare le nuove generazioni di artigiani.

Tuttavia, pur con non poche difficoltà, l’artigianato rimane, ancora oggi, uno dei settori cardine per l’economia del nostro Paese che si conferma tra le prime venti economie dei paesi OCSE, registrando un 57,5% di occupati nelle micro e piccole imprese con meno di 20 addetti, quasi il doppio della media europea.

Poco sostegno da parte delle Istituzioni e troppa burocrazia, questi sembrano essere i due grandi vincoli per la reale ripresa delle imprese. Infatti, l’86% degli imprenditori italiani soffrirebbe il freno della burocrazia come un problema per l’attività di impresa, mentre la media dei colleghi europei si ferma al 62%.

Crescono i prestiti delle banche alle grandi imprese e rimangono stabili quelli alle piccole imprese (+0.3%), mentre al contrario diminuiscono quelli per le micro imprese che registrano una riduzione del 4,1%.

Una soluzione che potrebbe aiutare un settore come quello dell’artigianato che vive una timida ripresa è rappresentato dalla compensazione tra tasse e crediti nei confronti della PA. Secondo quanto suggerito dalla stessa Confartigianto infatti i 25,3 miliardi di euro di imposte e contributi versati dalle imprese che lavorano con la PA potrebbero essere trattenuti a compensazione dei crediti maturati.

Eppure l’Italia resta il Paese del saper fare e dell’eccellenza artigiana, sono infatti 149 i prodotti per i quali l’Italia regista il primato di esportazione nell’Unione Europea, prodotti legati a campi nei quali i nostri artigiani sanno distinguersi a livello mondiale per qualità e creatività come quello del design e della moda.

Seppur timidamente anche il settore dell’artigianato digitale mostra segnali interessanti. Sempre più giovani infatti si avvicinano alle nuove tecnologie digitali per la creazione di oggetti da duplicare o creati da sè attraverso programmi di elaborazione grafica virtuale. È il cosiddetto popolo dei makers, fenomeno esploso in pochi anni anche grazie all’abbattimento dei costi per la tecnologia della stampa 3D.

Un popolo sempre più vasto. Basta guardare i dati dell’affluenza registrata all’ultima Maker Faire: Europe Edition, svoltasi non a caso nella location della città universitaria della Università “Sapienza” di Roma, che ha raccolto 100.000 visitatori, quota di poco inferiore a quelle registrate nelle edizioni di Bay Area e New York, dove l’evento è nato.

Dunque il nostro Paese sembra avere tutte le carte in regola per sapere innovare in un settore che da sempre lo contraddistingue sin dai tempi della Via della seta, che oggi potrebbe tornare a vivere, in chiave moderna, nel progetto “One belt one road” promosso dal governo cinese.

Forse quello che oggi manca ai nostri artigiani è un maggiore sostegno delle politiche economiche e di governo per ritrovare il coraggio di trasformare, come ci ha ricordato più volte il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, “la potenza in energia”.