Europa

Brexit, che cosa ne pensa il vice ambasciatore britannico in Italia

di Martina Vacca
22 luglio 2016

Com’è noto, con il referendum del 23 giugno scorso, l’Inghilterra ha scelto di uscire dall’Unione Europea ed ha di fatto aperto – oltre a spaccature interne – nuovi, imprevisti ed imprevedibili scenari a cui gli analisti politico-economici internazionali guardano con un interesse non scevro da timori e preoccupazioni.

L’uscita dalla UE sarà comunque lunga e complessa e non si esaurirà in tempi brevi.

Su questo e su altri argomenti, abbiamo rivolto alcune domande al Vice Ambasciatore, o Chargé d’Affaires, del Regno Unito a Roma, Ken O’Flaherty, giovane e dinamico diplomatico, nella Capitale italiana da poco meno di un anno dopo altre esperienze professionali in Europa e in Oriente.

- Qual è la Sua esperienza italiana nella gestione delle relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna?

“Ho la grande fortuna – risponde Ken O’Flaherty – di essere a Roma da dieci mesi, dopo aver lavorato a Londra, Parigi e Bruxelles. L’Italia è, e continuerà ad essere, una delle nostre più importanti alleanze: esiste un rapporto stretto e profondo tra i nostri due Paesi, con radici molto salde. L’emigrazione italiana verso il nostro Paese ha dato un contributo significativo alla nostra storia, alla nostra cultura ed al nostro popolo. Le strette relazioni bilaterali tra Italia e Regno Unito risalgono a prima della nostra entrata nell’Unione Europea e sono fiducioso che continueranno a prosperare per molti anni a venire. Al di là dei nostri legami commerciali, da molti anni collaboriamo con successo con l’Italia nell’affrontare svariate sfide, dal mutamento climatico all’immigrazione, la politica estera e la sicurezza nel Mediterraneo e nel resto del mondo. L’attuale governo in Italia è fortemente impegnato a livello internazionale, e ci sono le premesse per una stretta e proficua cooperazione tra i nostri due Paesi. In questo senso, ho accolto con piacere la notizia che l’Italia sarà un membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2017”.

– Qual è il valore che gli italiani eventualmente aggiungono alla creazione di business in Inghilterra?

“Il Regno Unito – dice il Vice Ambasciatore inglese – è il settimo partner commerciale per l’Italia, e il suo export verso la Gran Bretagna ammonta a oltre 20 miliardi di sterline. Il “made in Italy” è importante e competitivo per il mercato britannico. Come dimenticare, per esempio, che siamo il terzo importatore al mondo di prosecco? A sua volta, l’Italia è il nostro decimo partner commerciale; di fatto, gli italiani spendono oltre 15 miliardi di sterline per l’acquisto dei nostri beni e servizi. I rapporti commerciali tra i nostri due Paesi sono sempre stati floridi e sono certo che continueranno ad essere tali”.

- In quale settore, tra quelli in cui opera, ha avuto, ad oggi, maggiore soddisfazione?

“Ho lavorato in varie città meravigliose – afferma O’ Flaherty – e in una serie di ruoli molto appassionanti, quindi ho l’imbarazzo della scelta! Da diplomatico, uno dei momenti che amo di più è il negoziato: il percorso che porta a costruire alleanze, comprendere le posizioni altrui e trovare compromessi. In questo senso, il tempo passato alla nostra rappresentanza presso l’UE a Bruxelles è stato particolarmente piacevole. Di notevole interesse è stato anche lavorare a Parigi per rafforzare la collaborazione tra Regno Unito e Francia nella lotta al terrorismo dopo i tragici attentati di Londra nel 2005. Lo stesso vale per Tokyo, dove mi sono impegnato a promuovere un accordo di libero scambio con l’UE, e per il periodo passato a Londra a lavorare su questioni Mediorientali durantela Primavera araba”.

“Ma devo dire – continua – che il mio attuale incarico potrebbe rivelarsi il più gratificante: ho l’opportunità di lavorare in uno degli Stati membri dell’UE di maggior peso, con colleghi eccezionali, su una gamma di argomenti interessanti, in un momento in cui entrambi i nostri governi puntano a sviluppare ulteriormente la nostra cooperazione”.

- A poco tempo di distanza dalla vittoria del “Brexit” e dagli avvenimenti politici che il referendum ha prodotto, si è parlato di un retaggio di razzismo che l’Inghilterra covava da anni verso l’immigrazione – anche italiana – nel Paese. Eppure in passato la Gran Bretagna, attraverso i movimenti politico-sociali di fine anni Sessanta, ha contrastato e isolato con impegno gli episodi di razzismo. Com’è cambiata l’Inghilterra di oggi?

“Colgo quest’occasione – risponde Ken O’Flaherty – per associarmi a tutti i maggiori leader politici inglesi nel condannare gli episodi di razzismo a cui abbiamo purtroppo assistito nei giorni successivi al referendum. È importante notare che si tratta di atti violenti perpetrati da una piccolissima minoranza della popolazione. Non riflettono assolutamente l’opinione pubblica generale, né i valori del Regno Unito, che rimane un Paese accogliente in cui vivere e lavorare”.

“La recente elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra – sostiene – è una forte testimonianza, come egli stesso ha voluto affermare, dello spirito di tolleranza, rispetto e multiculturalismo che contraddistingue, e ha sempre contraddistinto, la città e il Paese intero”.

- Le Sue riflessioni su “Brexit” e quali, a Suo avviso, i prossimi e possibili scenari.

“Come è noto, i cittadini britannici hanno votato per uscire dall’Unione. Il voto è definitivo e sarà rispettato. Tuttavia, come ha sottolineato il nostro nuovo Foreign Secretary Boris Johnson, il Regno Unito continuerà a far parte dell’Europa per ragioni “geografiche, culturali, storiche, intellettuali e affettive”. Il nuovo Primo Ministro, Theresa May, ha espresso il desiderio di creare un nuovo ruolo per il Regno Unito nel mondo, ma non per questo volteremo le spalle ai nostri amici e partner europei”.

“Mi auguro pertanto – afferma ancora l’illustre diplomatico – di poter rafforzare ulteriormente la nostra cooperazione con l’Italia nel corso dei prossimi tre anni a Roma”.

“Ci attendono grandi cambiamenti: la decisione presa dai cittadini britannici è solamente il primo passo di un percorso che potrebbe richiedere anni. Dobbiamo prepararci a negoziare con l’Unione Europea, seguendo le procedure stabilite dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Spetterà al Primo Ministro Theresa May decidere quando dare formalmente il via al processo di negoziazione, acquisire una visione chiara su quali siano i nuovi accordi da perseguire con i nostri vicini europei e individuare, insieme con il Governo e il Parlamento, un percorso per raggiungere tali obiettivi”.

“La sfida principale del negoziato – conclude le Chargé d’Affaires, O’Flaherty – sarà raggiungere un accordo economico a lungo termine con il resto d’Europa, che costituisca la soluzione migliore in termini di scambi commerciali e di servizi”.