Società

Caselli ai giovani: “Non fidatevi di me”

La legalità conviene e lo possiamo vedere in modo particolare, in modo convincente, riflettendo sulla illegalità economica, che è una piaga del nostro Paese in tutte le sue articolazioni: l’evasione fiscale è un business di 120 miliardi di euro l’anno, la corruzione 60 miliardi di euro l’anno, l’economia illegale mafiosa 150 miliardi di euro l’anno, facciamo la somma, un totale di 330 miliardi di euro l’anno: altro non è che una rapina costante ai nostri danni e alla nostra società.
di Susanna Fara
12 maggio 2015

L’intervento provocatorio di Gian Carlo Caselli nel corso della giornata di studio dedicata al 3° Rapporto sui crimini agroalimentari realizzato da Eurispes e Coldiretti e promossa dalla Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, comandata dal Generale Carlo Ricozzi.
All’incontro hanno partecipato anche i giovani di alcune classi delle scuole superiori, proprio per sancire l’importanza dell’educazione delle nuove generazioni alla conoscenza di un fenomeno che riguarda tutti da vicino. Caselli si rivolge ai ragazzi invitandoli a dubitare sempre e a documentarsi per avere una opinione propria. E parla di etica della legalità.

 

«Vorrei cominciare, ragazzi, dicendo una cosa che potrà persino sembrarvi eccentrica, potrà stupirvi, perché vorrei cominciare dicendovi: non fidatevi troppo di me.

Che cosa intendo dire: ascoltatemi, e di questo vi ringrazio, ma nel momento in cui mi ascoltate ricordatevi sempre che parleremo di temi molto complessi, legalità, giustizia, regole e via di seguito, proprio perché complessi temi che prevedono molte possibili opinioni spesso contrastanti, addirittura confliggenti tra loro.

Quindi non fidatevi di me significa, ricordatevi – ascoltandomi – che esporrò la mia opinione, accanto alla quale potrete trovare e collocare tante, tantissime altre opinioni diverse, molto diverse magari, parlando di questi argomenti a scuola tra di voi, con i vostri insegnanti, con gli amici, con i vostri familiari e conoscenti; allineate le varie opinioni disponibili, acquisibili su questi argomenti. È quello ragazzi che state imparando in questa stagione molto delicata, ma anche bellissima della vostra vita: state acquisendo tante nozioni importanti, ma soprattutto state imparando a ragionare con la vostra testa a scegliete liberamente, sulla base delle vostre convinzioni, senza lasciarvi portare in braccio da niente e da nessuno, neanche da quelli come me che hanno la fortuna di parlare al microfono.

Ascoltate tutti, confrontate le opinioni di tutti, ma poi scegliete voi con la vostra testa. Dunque diffidate di me in questo senso, che vi ringrazio ancora per l’ascolto che mi regalate.

A voi vorrei parlare, in generale di legalità. Che cos’è la legalità ragazzi, lo sapete benissimo. Legalità uguale osservanza delle regole. Può essere però ancora più interessante chiedersi: perché la legalità? Perché l’osservanza delle regole? Proviamo a dare delle risposte con un esempio che vi sembrerà addirittura banale, ma è per intenderci: proviamo a parlare del semaforo. Il semaforo è la regola, forse, che più frequentemente incrociamo nel corso della nostra giornata. Il semaforo è la regola che ci dice quando è rosso stai fermo quando è verde passa. Perché rispettiamo il semaforo? Prima di tutto perché c’è ed è piantato nel bel mezzo dell’incrocio, e questo – per tradurla in termini un po’ più di livello è quella che chiamiamo legalità in senso oggettivo: l’esistenza della norma, rispetto della stessa perché esiste. Legalità in senso oggettivo che ha subito una specificazione, ancora in senso oggettivo, che è quella della sanzione: rispetto il semaforo non soltanto perché c’è, ma anche perché non voglio prendere la multa, non voglio che mi tolgano punti sulla patente.

Poi c’è la legalità in senso soggettivo, cioè rispetto il semaforo, rispetto la regola, non soltanto perché c’è, non soltanto perché non voglio prendere la multa, ma anche perché ragionando sono soggettivamente convinto che è bene così. Perché rispettando il semaforo non vado a sbattere, mentre andando a sbattere farei del male a me stesso alle mie cose, alle cose degli altri e alle persone che viaggiano su queste cose.

Ecco, il rispetto della regola come strumento per evitare un fatto negativo, un male, per me e per gli altri. Ma ragionando possiamo vedere che c’è qualcosa di più, è quello che si chiama supporto etico della legalità: rispetto le regole perché aiutano a vivere meglio, aiutano a realizzare una convivenza più civile, più meritevole di essere vissuta. Ancora il semaforo, se non ci fossero i semafori, se non ci fossero le indicazioni che disciplinano il traffico cittadino, sarebbe un caos permanente, sarebbe un blocco totale assolutamente impossibile da sciogliere. Non sarebbe più vita, mi passino i responsabili della Scuola l’espressione, sarebbe un gran casino. E nel casino non si vive bene, nel casino si vive malissimo. E quindi l’osservanza delle regole perché ci sono, perché non voglio prendermi la multa, perché voglio evitare di produrre un male, ma anche perché mi rendo conto che è la precondizione per vivere meglio insieme, affiché la convivenza civile abbia delle forme più tollerabili e più convenienti per ciascuno di noi. Ecco dunque la prima conclusione che possiamo trarre: la legalità non è solo una questione di guardie e ladri, non bisogna dividere da una parte le Forze dell’ordine, Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Magistratura eccetera e dall’altra noi, noi cittadini alla finestra come meri spettatori: se vincono le guardie bene, se non vincono le guardie, pazienza andrà meglio la prossima volta, a me cittadino se vincono le guardie, direttamente sul piano personale, non me ne viene poi granché, mi interessa fino ad un certo punto, non mi interessa addirittura per niente. No! È sbagliato! Se vincono le guardie ci sono delle ricadute positive vantaggi importanti diretti, immediati persino misurabili per ciascuno di noi e per tutti quanti noi in quanto componenti della collettività nella quale siamo inseriti.

La legalità conviene e lo possiamo vedere in modo particolare, in modo convincente, riflettendo sulla illegalità economica, che è una piaga del nostro Paese in tutte le sue articolazioni: l’evasione fiscale è un business di 120 miliardi di euro l’anno, la corruzione 60 miliardi di euro l’anno, l’economia illegale mafiosa 150 miliardi di euro l’anno, facciamo la somma, un totale di 330 miliardi di euro l’anno: altro non è che una rapina costante ai nostri danni e alla nostra società. Se ci fosse meno illegalità economica avremmo più risorse, e più risorse vuol dire un centro sportivo in più o un centro anziani in più, degli ospedali, scuole e trasporti meglio funzionanti, delle periferie urbane meglio illuminate e non degradate, un paesaggio un territorio più protetto e tutelato, un patrimonio artistico meglio salvaguardato. Queste sono tutte cose che, se non ci fosse così tanta illegalità economica, avremmo o avremmo in misura superiore, e se le avessimo o le avessimo di più vivremmo meglio, migliorerebbe la qualità della nostra vita. Il vostro futuro ragazzi, che è ancora tutto da costruire, dipende in maniera consistente anche dal quantum di legalità che riuscirete a costruire, a pretendere, ad avere.
Allora chiudo questa parte dedicata alla legalità e in particolar modo a voi ragazzi, ricordando che negli Stati Uniti d’America vige una costituzione nella quale c’è scritto anche il diritto dei nordamericani alla felicità. Nella nostra bella costituzione questo diritto alla felicità non c’è. C’è un elenco cospicuo importante di diritti di ogni tipo, ma non quello alla felicità. Io non credo che i costituenti se lo siano dimenticato, penso che non l’abbiano scritto perché pensavano – come credo si possa benissimo pensare tutti noi – che non c’è bisogno di scrivere il diritto alla felicità, perché lo abbiamo scolpito dentro di noi. È naturale questo diritto. Come non sentire la pretesa legittima, il diritto legittimo di essere quanto più possibile felici. Allora, per chiudere, riflettiamo un attimo insieme ragazzi sui fattori e le variabili sulle quali dipende la felicità di ognuno di noi. Queste sono molte: la famiglia in cui si è nati conta molto, la scuola che si frequenta è importante, il profitto che si ricava a scuola può essere decisivo, i maestri e i compagni che si incontrano e frequentano, la fortuna ha un peso.. ma oltre a questi fattori, provate a pensare se non sia il caso di aggiungere anche un fattore ulteriore che è la legalità. Se la legalità incide pesantemente sulla qualità della nostra vita, sul nostro futuro ecco che la nostra e la vostra felicità dipende anche dalla legalità.

Auguro a voi ragazzi di essere felici, ma nel momento in cui vi faccio questo augurio vi ricordo che nessuno regala niente e che la legalità la dovete conquistare impegnandovi direttamente, senza aspettare che qualcuno ve la regali graziosamente».

caselli