Inchiesta

Mistero e trasparenza: viaggio nella Massoneria

Il 24 giugno 1717 nacque a Londra la prima Gran Loggia e con essa la Massoneria moderna. L’iniziativa più importante della Gran Loggia di Londra fu il Libro delle Costituzioni (1723), redatto da James Anderson e contenente una sistemazione dei Doveri massonici
di redazione
9 aprile 2015

Con questo “viaggio” a puntate sulla Massoneria, affrontiamo un argomento da anni al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione di massa e di un’opinione pubblica tanto incuriosita quanto poco informata. Con l’obiettivo di produrre una sintesi della storia, del ruolo e dell’attività della Massoneria in Italia, prenderemo in considerazione le prime tre più importanti Obbedienze, pur nella consapevolezza del fatto che il mondo massonico è molto più articolato e complesso di quanto non riusciremo rappresentare. Ma prima sarà necessario contestualizzare le informazioni raccolte con una “prima tappa” che altro non è che una premessa storica e conoscitiva.

Avvertenze

Può sembrare sorprendente, anche per chi è avvezzo a ritrovare su Internet il doppio virtuale di ogni cosa, scoprire che persino la Massoneria ha i suoi siti web e che i moduli di richiesta di affiliazione sono disponibili online.

Eppure, nonostante la maggiore trasparenza delle diverse Obbedienze – una scelta recente, dettata da contingenze storiche e forse da una ridefinizione del ruolo della massoneria, ancora in corso e difficilmente interpretabile –, ogni tentativo di descrizione del fenomeno massonico che pretenda dall’esterno di tracciarne il profilo non potrà che fare largo ricorso alle ricostruzioni indiziarie, alle inferenze e ai sillogismi probabili. Come diceva Aldo Mola (2001), uno dei maggiori massonologi italiani, «è impossibile chiudere la massoneria entro gli steccati della storia “provata”».

Essendo un Ordine esoterico, la massoneria oppone ai profani il segreto iniziatico: pertanto risulta impossibile sapere non solo in che cosa consista il mistero, ma anche quanta parte esso rappresenti in rapporto alla massoneria visibile. Quel che possiamo affermare, dal punto di vista “essoterico”, è che la libera muratoria ha dimostrato spesso di saper leggere il divenire dei tempi e, in particolare, l’inarrestabile processo di democratizzazione delle società occidentali; ma in altri casi, accogliendo in sé le diverse varianti del liberalismo, ne ha rappresentato anche quella più conservatrice.

Breve riepilogo di una storia centenaria

In ogni contesto culturale tradizionale è attestata la sacralizzazione dell’arte muratoria, soprattutto se votata alla costruzione di edifici solenni o religiosi, in cui si esprime simbolicamente il desiderio umano di elevazione e di autotrascendimento. Già i membri dei Collegia fabrorum (le corporazioni muratorie di epoca romana) attribuivano un carattere sacro all’arte edificatoria. In seguito, alle soglie del secondo millennio, quando l’Europa cristiana cominciò a rifulgere di cattedrali romaniche, ai maestri muratori fu concesso il privilegio di muoversi liberamente per il continente; e su questo elemento di distinzione, così raro in un’epoca di vassallaggio, i liberi muratori fondarono l’orgoglio della loro appartenenza.

Le confraternite muratorie erano strutturate gerarchicamente nei gradi di apprendista, compagno d’arte e maestro; questi ultimi si riunivano in spazi coperti contigui al cantiere, detti “logge” (poiché spesso si trattava di portici o di tettoie), dove si trasmettevano non solo il bagaglio tecnico e i segreti edificatori, ma anche precetti etici e spirituali a carattere iniziatico; su questo impianto poterono innestarsi i contenuti e il patrimonio simbolico dell’antica tradizione esoterica occidentale e del Vicino Oriente, che chiama in causa il sacerdozio egizio, i circoli pitagorici, le sette gnostiche, la qabbalah ebraica, l’Ordine dei Templari, gli alchimisti, l’ermetismo rinascimentale, i Rosa Croce, ecc.

Alle confraternite erano spesso ammessi anche membri degli ordini cavallereschi, cadetti di famiglie nobili, artisti e uomini di potere, per l’apporto intellettuale che essi potevano offrire ad un’arte complessa come la muratoria, espressione sintetica della cultura del tempo e di diverse forme artistiche. Finché il ruolo degli intellettuali nelle corporazioni muratorie divenne prioritario e le logge diventarono principalmente un luogo di incontro culturale e di conciliazione di opposte fazioni, soprattutto tra il XVI e il XVII secolo, quando l’Europa fu sconvolta dalle guerre di religione.

Fu a questo punto che, sul substrato esoterico della muratoria, si inserì il filone razionalistico-illuministico: un innesto per il quale la cultura inglese del XVIII secolo (empirista, antidogmatica, liberale) si rivelò un terreno particolarmente fertile. Il 24 giugno 1717 nacque a Londra la prima Gran Loggia (e con essa la massoneria moderna) a cui si affiliarono nel tempo numerose altre logge; finché nel 1813, dall’unificazione della Gran loggia di Londra e di quella degli “Antichi” di tradizione scozzese, nacque la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, destinata ad esercitare un ruolo preminente a livello mondiale.

L’iniziativa più importante della Gran Loggia di Londra fu il Libro delle Costituzioni (1723), redatto da James Anderson e contenente una sistemazione dei Doveri massonici: tra questi, particolare importanza rivestono il Primo («Un massone è tenuto, per la sua condizione, a obbedire alla legge morale, e se egli intende rettamente l’arte non sarà mai un ateo stupido, né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i massoni fossero obbligati in ogni paese ad essere della religione di tale paese o nazione (…) oggi peraltro si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella religione nella quale tutti gli uomini sono d’accordo, lasciando ad essi le loro particolari opinioni (…) per cui la massoneria diviene il centro di unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti»), il Secondo («Un massone è un pacifico suddito dei Poteri civili, ovunque egli risieda o lavori e non deve mai essere coinvolto nei complotti e cospirazioni contro la pace e il benessere della nazione») e il Sesto («(…) né ripicche o questioni personali possono essere introdotte entro le porte della loggia, ancor meno qualsiasi questione inerente la religione o le Nazioni o la politica dello Stato, noi essendo soltanto, come massoni, della summenzionata Religione Universale»).

In Italia, la prima loggia è attestata nel 1731 a Firenze; da quel momento la diffusione della massoneria nel nostro Paese fu piuttosto rapida. La composizione sociale delle logge era in maggioranza di estrazione borghese o aristocratica, come nella massoneria inglese e francese. Mossi dall’ideologia liberale, i massoni italiani ebbero un ruolo importante nella rivoluzione partenopea del 1799, nella carboneria, nelle vicende unitarie e post-unitarie, fino a raggiungere, con la Gran Maestranza di Ernesto Nathan, Ettore Ferrari e Domizio Torrigiani (tra il 1896 e il 1925) «l’età di massima interpenetrazione tra la massoneria e le lotte politico-elettorali» (Mola, 2001).

Nonostante l’appello alla conciliazione e al superamento delle opinioni contrapposte in nome di una unità superiore, la massoneria italiana ha conosciuto alcune dolorose scissioni: nel 1908, molti deputati aderenti al GOI (il Grande Oriente d’Italia, la comunione massonica più antica e più ampia, fondata nel 1805 e rifondata nel 1859) si rifiutarono di votare a favore della mozione Bissolati (che affermava il carattere laico della scuola pubblica), così come aveva indicato il Gran Maestro dell’Ordine. Rivendicando la libertà di coscienza in materia religiosa e politica anche rispetto alle direttive dell’Ordine, Saverio Fera e altri fratelli abbandonarono il Grande Oriente, fondando la Serenissima Gran Loggia Nazionale, che oggi, col nome di Gran Loggia d’Italia, è l’unica Obbedienza mista, cioè aperta all’iniziazione femminile.

Entrambe le Obbedienze massoniche furono poste fuori legge da Mussolini nel 1925. Dopo la Liberazione, le due Obbedienze poterono riprendere i lavori grazie al sostegno degli alleati anglo-americani.

Deontologia del massone

Essendo una società iniziatica, la massoneria custodisce un segreto non comunicabile ai profani e conoscibile soltanto attraverso l’affiliazione ed il cammino di perfezionamento morale e spirituale dell’individuo, che è lo scopo dichiarato della libera muratoria. Giacomo Casanova – che assieme a Carlo Goldoni e ad altri intellettuali era affiliato ad una loggia veneziana attiva intorno al 1746 – ci ha lasciato nelle sue Memorie una definizione del segreto iniziatico: «Coloro che si determinano a farsi iniziare liberi muratori soltanto per pervenire a conoscere il segreto, possono sbagliarsi, perché può capitar loro di vivere cinquant’anni maestri muratori senza mai giungere a penetrare il segreto di questa confraternita (…) Il segreto della libera muratoria è inviolabile per sua propria natura, perché il libero muratore che lo conosce, lo conosce soltanto per averlo indovinato. Egli non lo ha appreso da alcuno. L’ha scoperto a forza di frequentare la loggia, di osservare, di ragionare e di dedurre. Quando egli vi è pervenuto, si guarda bene dal partecipare la sua scoperta a chicchessia, fosse anche il suo migliore amico massone, poiché se costui non ha avuto il talento di penetrare il segreto, non avrà neppure quello di trarne partito apprendendolo oralmente. Questo segreto sarà dunque sempre un segreto».

Il segreto si rivela a chi riesce a percepirlo attraverso l’apparato dei simboli e dei riti, attraverso successive iniziazioni che scandiscono un percorso di autotrascendimento e di rigenerazione interiore; pertanto, affermano i massoni, il segreto non ha la funzione di offrire una copertura ad attività illecite o moralmente inammissibili, bensì di proteggere col silenzio la comunità spirituale di un gruppo di Fratelli in cammino verso la pienezza conoscitiva ed il senso profondo dell’esperienza massonica.

Ai contenuti del segreto iniziatico non si può pervenire senza l’uso del simbolismo, grazie al quale la libera muratoria riesce a parlare un linguaggio unico, universale e sostanzialmente stabile nel tempo. Tra i simboli massonici basilari, i più conosciuti riguardano la squadra ed il compasso (che rappresentano rispettivamente la rettitudine e la volontà), il filo a piombo (l’equilibrio interiore), il maglietto (la ferrea determinazione ad agire per il bene), la pietra grezza (assimilabile allo stesso massone che, lavorando su se stesso, passa dallo stato informe a quello creativo e ordinato della pietra levigata), lo scalpello (il discernimento, cioè la capacità di distinguere le parti della pietra utili alla costruzione), il grembiule (simbolo del lavoro massonico), la cazzuola (che serve a stendere la calce che connette le pietre e pertanto rappresenta la bontà attiva e la solidarietà), ecc.

Segreto iniziatico a parte, gli altri elementi costitutivi della concezione massonica dell’uomo sono valori condivisibili anche dai non massoni, e riguardano la triade libertà, tolleranza, fratellanza, che attesta la matrice illuministico-liberale della moderna massoneria.

La prima è intesa come libertà di pensiero, di parola, di associazione, ma anche come condizione fondamentale della morale e come possibilità di orientarsi responsabilmente verso un ordinamento oggettivo di valori condivisi.

La tolleranza è un principio mediante cui, in presenza di una propria concezione dell’uomo, si riconosce l’esistenza di altre concezioni e si assume, nei loro confronti, un atteggiamento di rispetto. Questo concetto risente dell’origine anglosassone della massoneria moderna, nata come luogo di incontro e di conciliazione al termine dei durissimi scontri politico-religiosi del XVII secolo. Dato l’assetto concettuale fondamentalmente umanistico ed universalistico, la massoneria è naturalmente portata ad esaltare i tratti morali e spirituali comuni degli affiliati, in nome di un progetto etico e sociale condiviso, glissando su quelle differenze confessionali che l’integralismo tenderebbe invece ad assolutizzare e irrigidire.

La fratellanza, infine, discende dalla tolleranza e dall’accettazione che l’altro professi idee diverse dalle proprie: in tal modo, riconosco all’altro la mia stessa dignità e lo considero fratello. A differenza del concetto di uguaglianza, quello di fratellanza prende atto delle differenze soggettive (di sensibilità, di intelligenza, ecc.), e pertanto si integra più facilmente nell’impianto elitista e meritocratico della massoneria, fermo restando il riconoscimento della parità dei diritti tra gli uomini.

A.G.D.G.A.D.U.

Tra i princìpi fondamentali della libera muratoria è inclusa la credenza nell’Essere Supremo, il “GADU” (Grande Architetto Dell’Universo), che conferisce un senso ulteriore ed una maggiore sistematicità ai contenuti etici dell’esperienza massonica, proiettandola in una dimensione non esclusivamente immanente. Il Gadu non è un Dio sincretico, non riunisce in sé le caratteristiche salienti che alla divinità attribuiscono le religioni positive: è piuttosto un’astrazione concettuale ottenuta per sottrazione più che per addizione, e cioè spogliando l’idea di Dio di tutti quei contenuti su cui si innestano le differenze e i conflitti tra le varie religioni. Non è una divinità alternativa o sostitutiva del Dio confessionale, ma un Dio minimalista intorno al quale si può produrre un consenso trasversale che esclude solo gli atei. Ancora oggi, i massoni giurano sulla Sacra Scrittura e nell’intestazione dei documenti e nei rituali massonici compare la formula “Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo” (A.G.D.G.A.D.U.). In questo fa eccezione, ad esempio, il Grande Oriente di Francia, che fin dal 1877 ha soppresso l’obbligo di credere in Dio, in nome della assoluta libertà di coscienza.

Dal punto di vista massonico, nulla impedisce ad un libero muratore di continuare soggettivamente a professare la propria fede, dato che la massoneria non è una religione, non assume nessuna teologia specifica e prescinde dalla questione della salvezza dell’anima. La Chiesa cattolica, invece, fin dal 1738 scomunicò la massoneria, giudicata eretica e pericolosa per la sicurezza dello Stato per via della sua natura di società segreta («Se non facessero nulla di male, non odierebbero tanto la luce»). Ribadita da diversi pontefici, la scomunica venne confermata nel Codex Juris Canonici promulgato nel 1917; ma il nuovo Codice di diritto canonico del 1983 non vi faceva menzione. Voleva forse significare il ritiro della scomunica e un armistizio tra la Chiesa cattolica e la massoneria? Dopotutto, il Concilio Vaticano II aveva dato inizio ad una fase di reciproco avvicinamento tra i due fronti contrapposti: da un lato il Concilio aveva rappresentato un invito ecumenico al dialogo e alla collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà, dall’altro anche la massoneria aveva abbandonato la pregiudiziale anticlericale, rinunciando ad imporre un robespierriano culto dell’“Ente Supremo” e convincendosi che in uno Stato veramente laico anche i diritti dei cattolici vanno tutelati.

Per sgombrare il campo dagli equivoci, l’allora Cardinale Ratzinger formulò nel 1983 una Dichiarazione sulla massoneria, con cui ne ribadiva l’inconciliabilità con la dottrina cattolica e confermava l’esclusione dei massoni dal sacramento dell’eucaristia. La Dichiarazione si ispirava ad un documento elaborato nel 1980 dalla Conferenza Episcopale Tedesca, in cui si rilevavano «opposizioni fondamentali e insuperabili» tra cattolicesimo e massoneria, pur non escludendo la possibilità di una collaborazione pratica e di un’azione comune a sostegno dei fini umanitari. Tra i motivi dell’inconciliabilità venivano indicati i seguenti:

  • la massoneria, negando la possibilità di una conoscenza oggettiva della verità, esclude la fede tanto nei dogmi quanto nelle istituzioni a fondamento dogmatico, come la Chiesa cattolica;
  • la tolleranza massonica nei confronti delle altre idee e religioni nasce da un atteggiamento relativistico che priva tutte le idee e tutte le confessioni religiose di ogni saldo fondamento di verità; la tolleranza del cattolico, invece, nasce da un atteggiamento di comprensione nei confronti dei fratelli che sbagliano;
  • il Gadu non è altro che un “Esso” neutrale, che ognuno può riempire dei contenuti che vuole; credere nel Gadu non richiede autentica fede, ma solo un vago sentimento religioso;
  • lo scopo della massoneria è quello di migliorare l’uomo al massimo grado dal punto di vista etico e spirituale, attraverso i riti e le opere. Ma in questo modo, ai sacramenti cristiani viene assegnata una funzione residuale o addirittura nulla ai fini della salvezza dell’uomo.

Questo è lo stato attuale dei rapporti tra Chiesa cattolica e massoneria, all’insegna del dialogo, ma anche di una irrecuperabile divergenza. E nonostante la presenza clandestina di alcuni uomini di Chiesa tra le fila di qualche comunione massonica, una definitiva cessazione delle ostilità tra i due fronti è difficilmente immaginabile. Il punto di rottura è da rintracciarsi nel fatto che la massoneria non è solo un’associazione con finalità etiche (il che l’assimilerebbe ad una Onlus, evitandole la scomunica) o politiche (con ciò non si distinguerebbe da un partito, o da un transpartito, e ugualmente schiverebbe al giorno d’oggi la condanna della Chiesa). La massoneria, oltre a ciò, è anche un Ordine iniziatico ed esoterico che fa uso di un bagaglio concettuale e terminologico parareligioso, e in quanto tale si trova a competere sullo stesso terreno della Chiesa e a contenderle il controllo della sfera spirituale.

Ciò non toglie che la Massoneria, entrata in una fase di distensione nei rapporti coi poteri costituiti, possa intrattenere relazioni positive con la Chiesa, se non sul piano dell’ortodossia, perlomeno su quello dell’ortoprassi, aiutata in questo dalla strategia della trasparenza che è diventata un punto fondamentale per ognuna delle grandi comunioni massoniche italiane.

La democrazia “illuminata” 

Una concezione molto diffusa della massoneria interpreta la segretezza sui contenuti ultimi e sull’affiliazione come una copertura funzionale alla mutua assistenza tra Fratelli, finalizzata alla conquista di posizioni di potere o semplicemente alla soddisfazione di interessi personali. È opportuno sottolineare, tuttavia, che la trasparenza nei fini e nelle modalità operative di un’organizzazione non è di per sé una garanzia contro le derive del favoritismo: associazioni, circoli o gruppi non vincolati alla riservatezza sulle proprie procedure e sui propri iscritti non possono ritenersi con ciò geneticamente immuni dalla pratica nepotistica, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove il concetto di bene superiore della comunità raramente traspare nell’agire politico e dove la società civile si dimostra capace di aggregazione spesso soltanto in funzione della tutela di interessi personali e corporativi.

In realtà, la Massoneria ha effettivamente rappresentato, almeno in alcune parti della sua storia, una struttura antagonista e di contrasto al potere. Non bisogna infatti dimenticare la sua radice liberale e illuminista, da cui è scaturita storicamente una forte conflittualità col potere civile e religioso. I princìpi massonici di libertà, tolleranza e fratellanza, che oggi rappresentano un universo valoriale sostanzialmente condiviso, finirono in passato col rivestire inevitabilmente un significato politico e sovversivo, specialmente nel contesto di regimi dispotici o totalitari, e nonostante la professione di sottomissione al Potere civile contenuta nel Secondo Dovere delle Costituzioni di Anderson. La politicizzazione della massoneria italiana nacque soprattutto dal fatto che essa operava in presenza di forze reazionarie o illiberali, di fronte alle quali i princìpi massonici diventavano naturaliter contenuti politici.

Pur non mancando Stati e sovrani illuminati, ricettivi ai mutamenti sociali e quindi disposti ad una collaborazione con le forze capaci di elaborazioni politiche innovative – si pensi a Federico II di Prussia, massone, riformatore, che abolì la tortura, limitò l’asprezza della censura e accordò alla massoneria una speciale protezione –, la libera muratoria soffrì la persecuzione da parte delle autorità civili già prima della scomunica comminatale nel 1738: il più antico documento di condanna contro la massoneria è quello del Magistrato di Amsterdam del 1735.

Negli Stati italiani, le nuove dinastie insediatesi a Milano, Firenze, Napoli e Parma in seguito alle guerre di successione della prima metà del Settecento dimostrarono una discreta sensibilità verso la filosofia dei «lumi» e i problemi posti dalla crisi del sistema feudale, e tuttavia osteggiarono la massoneria con una serie di condanne, editti e perquisizioni. La Restaurazione, poi, segnò una recrudescenza nell’attività di repressione delle attività massoniche nel Regno di Sardegna, nel Lombardo-Veneto, nel Regno delle due Sicilie.

In epoca risorgimentale, le vicende della massoneria si intrecciarono con quelle dell’attività cospirativa contro i regimi dispotici insediati dal Congresso di Vienna. La stessa setta segreta della Carboneria nacque probabilmente come scisma interno alla massoneria. Furono massoni alcuni carbonari come Federico Confalonieri e Piero Maroncelli, patrioti come Giuseppe Garibaldi (forse lo stesso Giuseppe Mazzini), statisti come Cavour, benché non sia possibile attribuire alla Massoneria l’elaborazione e la pianificazione di un progetto finalizzato all’unità d’Italia.

Nella storia post-unitaria, la Massoneria passa dalla fase dell’antagonismo a quella del protagonismo politico e del rapporto osmotico col potere, ma senza mai configurarsi come una falange compatta e riconoscibile. Adriano Lemmi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1885 al 1896, fu il teorico della massoneria come “partito dello Stato”: né semplice dottrina filosofica, né partito politico, ma un transpartito al servizio della Cosa pubblica. Per questo Lemmi ritenne necessario che l’azione politica della massoneria rimanesse svincolata da un partito specifico, da uno schieramento, da una formula, «pena il rischio di appassire col loro esaurimento, di spegnersi col loro tramonto (…) Veniva quindi il momento d’incitare alla conquista non del potere ma del controllo sul potere» (Mola, 2001).

Pragmatismo, laicismo e cauto riformismo furono i tratti distintivi del “gran partito liberale” che fu la massoneria a cavallo tra il XIX e il XX secolo, mobilitata sul doppio fronte della lotta contro reazionari e clericali da un lato e contro la miccia rivoluzionaria socialista dall’altro. Contro quest’ultima – nonostante le adesioni individuali di diversi socialisti, che trovarono ricetto nelle logge durante le repressioni di fine Ottocento – valeva il principio della fratellanza, incompatibile con la lotta di classe.

In quegli anni, viene pienamente alla luce la natura borghese della massoneria, che da un lato recepisce, e dall’altro stempera, le istanze di democratizzazione provenienti dal basso. Assecondare e arginare, ammortizzando la domanda partecipativa e di equità sociale, sembra essere la cultura di base della massoneria, che, nella sua visione di stampo elitista (come dimostrano la struttura fortemente gerarchizzata, il gradualismo iniziatico e la selezione degli eletti), persegue un progetto di democrazia illuminata, educata e ispirata dall’alto.

Il timore e la diffidenza nei confronti della massoneria (e di alcune comunioni massoniche in particolare) nascono ancora oggi dalla sua metodologia operativa: pur essendo portatrice di una visione politica, la massoneria non si risolve in nessuno schieramento e lascia che le sue idee camminino sulle gambe dei suoi uomini. Non è tanto la sua politicizzazione a procurarle l’impopolarità, quanto la sua inappartenenza partitica, il suo rifiuto a configurarsi come una struttura riconoscibile e localizzabile in un punto preciso dell’arco costituzionale.

Oggi il nucleo storico dei princìpi massonici, ampiamente condivisibile, ha perso la forza dirompente di un tempo; perciò non a caso, nelle diverse comunioni massoniche, si fa avanti la linea della trasparenza e si indebolisce la necessità stringente della riservatezza sulla affiliazione. Tuttavia, le principali Obbedienze  esercitano ancora un forte richiamo, ciascuna con le sue diverse caratteristiche. Se, infatti, da un lato, la diffusa accettazione perlomeno formale dei princìpi massonici potrebbe aver prodotto un calo di identità nella massoneria ed un venir meno di una sua importante ragion d’essere, dall’altro vi sono alcuni fattori di attrazione che ancora reggono, come ad esempio l’ancoraggio ad una tradizione secolare e la fedeltà ad una morale certamente laica e non confessionale, ma comunque compenetrata di un ambizioso progetto spirituale.