Società

Mondo paralimpico. Chi lo conosce? A quanti interessa il tema dell’inclusione sociale attraverso lo sport?

Lo rivela una ricerca commissionata dal Comitato paralimpico spagnolo e realizzata dalla società Nielsen
di Daniela Quargnali
27 marzo 2017

Il Giappone è primo al mondo, ma anche la Gran Bretagna, in Europa, non si batte. Il tema, la conoscenza del mondo paralimpico, e l’interesse verso di esso. Nel Paese del sol levante, 9 persone su 10 conoscono lo sport praticato dalle persone con disabilità, complice una società aperta e avanzata, dove la vittoria della candidatura olimpica e paralimpica per l’edizione 2020, alla capitale Tokyo, sta dando un’accelerata spaventosa alle politiche dell’integrazione e alla loro promozione e comunicazione. Anche se l’interesse verso il tema tocca solo il 19% della società. Dando uno sguardo in Europa, invece, la Spagna batte tutti in termini di conoscenza, con l’86% e il 24% che è interessato.

È quanto emerge da uno studio realizzato dalla società di consulenza Nielsen, commissionato dal comitato paralimpico spagnolo. Davanti a noi, che occupiamo la 6^ posizione ex aequo con la Germania in fatto di informazione (contiamo entrambi 81 persone su 100 consapevoli del tema della disabilità sportiva) ma con un maggiore tasso di persone interessate (22% rispetto al 19%), la Gran Bretagna, con un brillante 85% e 26%. Paese civile e avanzato, dal punto di vista delle politiche sportive e sociali come hanno ampiamente attestato i Giochi Paralimpici del 2012, considerati vero e proprio spartiacque tra prima e dopo, in termini di percezione positiva della disabilità, la Gran Bretagna conta l’85% di persone informate sulla realtà paralimpica, e il 26% di interessati.

L’Italia, dicevamo, è al sesto posto davanti a Stati Uniti, Cina, Russia, Argentina. L’81% della popolazione italiana, dato al di sopra della media mondiale, conosce lo sport paralimpico. Il 21% ha manifestato interesse alle discipline paralimpiche. Un dato, anche questo, al di sopra della media mondiale.

L’inchiesta è stata condotta in venti Paesi, fra il 2015 e il 2016, sulla base di mille interviste per territorio.

“L’esito di questa ricerca fa emergere dati interessanti.  Il primo è che alla crescita, all’evoluzione e all’efficientamento del modello organizzativo è corrisposta una maggior diffusione dei nostri valori nell’opinione pubblica italiana. Non era scontato. Un dato impensabile fino a qualche anno fa, quando erano poche e sporadiche le politiche sportive tese a valorizzare questo movimento. Per questa crescita, ovviamente, sono stati determinanti il protagonismo e le prestazioni dei nostri straordinari atleti”. È il commento di Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico.

“Il secondo spunto di riflessione  – aggiunge  Pancalli – è che dobbiamo impegnarci ancora a fondo se vogliamo vincere la sfida dell’innovazione a livello internazionale. Abbiamo le carte in regola per raggiungere questo obiettivo. Ma, come si apprende anche dallo studio, i media giocano un ruolo importante, specie quando si spengono i riflettori delle Paralimpiadi e dei grandi eventi planetari. Il lavoro di emittenti importanti come Sky e Rai e di tante autorevoli testate giornalistiche, infatti, ha consentito e consente a milioni di italiani di seguire le sfide dei nostri atleti”.