Sicurezza

Omizzolo minacciato
dagli schiavisti
dell’Agro Pontino

di Valentina Renzopaoli
19 marzo 2018

Minacce e intimidazioni, ancora una volta. Ai “caporali” che sfruttano operai e stranieri sui campi dell’agro pontino non piacciono affatto le attività e gli articoli del giornalista e studioso Marco Omizzolo, per l’ennesima volta vittima di veri e propri messaggi mafiosi. L’ultimo episodio è accaduto nella notte tra il 3 e il 4 marzo: la sua automobile Golf, parcheggiata sotto la sua casa a Sabaudia, è stata vandalizzata. Gomme squarciate, vetri rotti, fiancata destra sfregiata, cofano danneggiato.

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Autore di diversi saggi per il Rapporto Italia e per il Rapporto Agromafie di Eurispes, Marco è da tempo impegnato per smascherare i fenomeni delle agromafie e denunciare tutte le attività illecite che ruotano intorno allo sfruttamento nei campi, nelle aziende agricole e zootecniche.
Responsabile scientifico della Cooperativa sociale In Migrazione, docente di Sociologia delle Migrazioni all’Università di Pisa e di Venezia Ca’ Foscari, negli anni Omizzolo ha presentato oltre cento denunce nei confronti di imprenditori e caporali senza scrupoli. L’ultima risale a circa sei mesi fa, quando, in occasione di un servizio della Bbc, il sociologo e la troupe furono minacciati e intimiditi davanti al mercato ortofrutticolo di Fondi.
Omizzolo racconta che è la quarta volta che avvengono fatti del genere. “La prima volta fui minacciato dalla curva littoria della stadio di Latina legata ad ambienti criminali locali durante lo spareggio per decretare la salita della Latina Calcio in serie A; in quell’occasione avevo denunciato la presenza organica all’interno della società di esponenti legati al clan Ciarelli-Di Silvio. Poi, un altro fatto avvenne il giorno successivo allo sciopero che organizzai il 18 aprile 2017, in cui portai in piazza a Latina circa 4mila braccianti indiani sotto la Prefettura: in quell’occasione un’anonima macchina del fango distribuì diverse migliaia di volantini anonimi accusandomi di essere al centro del traffico internazionale di esseri umani e di percepire una percentuale dalle retribuzioni dei braccianti dell’agro pontino. Dopo qualche mese, furono squarciate le due gomme della mia auto sotto la mia abitazione”.