Quanto vorrei una idea per potermi fare una idea

di Luciano Maria Teodori
18 settembre 2015

La contemporaneità è veramente una realtà con molte facce e molte implicazioni che, addirittura, appaiono come contraddittorie e spiazzanti fino a farti venire un senso di inadeguatezza e sfiducia nelle tue stesse capacità di analisi e di comprensione della realtà.

Proviamo a rovesciare la visuale dello sguardo e, forse, tutto ci sembrerà meno confuso e contraddittorio.
Partiamo dai profughi e proviamo a capire che sta succedendo sia a casa loro che a casa nostra. Che poi sarebbe l’Europa.

Per l’Europa non è stata una bella figura di certo: incertezze, tentennamenti, egoismi miopia da bottegai, mancanza di solidarietà, offese a Papa Francesco da parte di mediocri e furbetti di ogni risma. Poi lo spartito cambia e cambia la musica. I tedeschi in prima fila, e i francesi e gli austriaci e gli italiani, i migliori e da sempre sul pezzo. Ma perché la musica è cambiata?

Certo Prodi si è fatto sentire, come si sono fatti sentire Renzi e il Presidente Mattarella.

Ma forse c’è dell’altro. Per esempio in una Europa sempre più vecchia i migranti sono una grande risorsa. E le urla scomposte di chi paventava e paventa la fine del nostro modello di vita per il momento tacciono. Il loro pensiero semplificato si è vergognato di se stesso e tace di fronte alla foto del bimbo siriano affogato.

Sono solo i figli sciocchi della paura e della ignoranza, si ergono a difesa dei valori dell’Occidente e non ne conoscono neppure uno, e se lo conoscessero non lo condividerebbero.

Ma cosa sta succedendo in quei paesi da dove tanti disperati fuggono?

Si chiama guerra civile il mostro che li fa fuggire. Da più di un ventennio li scricchiola tutto e nel vuoto aperto sta succedendo di tutto e il suo contrario. Poi le guerre che tutto hanno complicato.

Di fronte a tragedie come questa l’Europa come nazione non è esistita. Insisto come nazione. Sono invece esistite le nazioni e in ordine sparso, contraddittorio e confuso. L’Italia no, è stata seria e presente ed ha subito detto che il problema era di tutta l’Europa. Quello che è urgente capire è che il filo spinato e i muri non servono proprio a nulla. Se l’Europa vuole esistere come nazione, ed è urgente che lo faccia, deve approntare ed imporre quote e servizi alla bisogna.

Tutti questi paesi lacerati  da una guerra civile interminabile e cruenta, è fondamentale dirlo, sono paesi dove il colonialismo europeo è stato molto presente dividendo con il righello i confini invece che con il buon senso.

Oggi loro e noi paghiamo questo caos.

E non è che sono finiti i giochi delle grandi potenze, anzi, sono appena ri-cominciati. Lo stallo continuerà, mi diceva un importante leader italiano, fino a quando i tre che contano non si metteranno d’accordo. Lo faranno?

L’accordo con l’Iran, così fortemente voluto da Obama, per il momento sembra agitare molto tutti: dai sauditi, agli emirati, agli israeliani, ai turchi, ai giordani, per non parlare della Siria dove sono presenti i russi.

Questo succede per un motivo molto semplice. L’America è lontana. La politica del PIVOT TO ASIA, porta la sua strategia su un altro oceano, lontano.

E l’Europa dovrà fare da sola.