Politica

Tagli alle tasse, ma anche alla Sanità

di Nomos
16 ottobre 2015

Tasse giù per permettere all’economia di ripartire. È questa la formula sulla quale il premier Matteo Renzi dice di voler scommettere sfruttando il treno della Legge di stabilità 2016. Un taglio della pressione fiscale “sorprendente” che non nasconde “fregature”, assicura il presidente del Consiglio che, in 25 tweet, ha raccontato la manovra approvata dal Consiglio dei ministri. Un’operazione, il cui valore oscilla tra i 26,5 e i 29,5 miliardi di euro, e che conta tra i capitoli chiave la cancellazione della tassa sulla prima casa, il taglio al 24% dell’Ires dal 2017 (e che potrebbe però essere anticipato al 2016), il canone Rai in bolletta, lo stop all’aumento di accise e Iva e interventi sul fronte previdenziale e del lavoro. Tutte le misure nascono dalla convinzione che la “fiducia” sia un elemento fondamentale e per questo, nonostante i dubbi di alcuni e gli esempi diversi anche in Europa, il governo ha scelto di dire addio alla Tasi: “ha un valore simbolico, evocativo”, ha rimarcato Renzi. Anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha difeso l’impianto generale della manovra di finanza pubblica ed ha lasciato al premier l’onere di illustrare la maggior parte delle norme. “È vero che si abbattono le tasse sulla prima casa ma anche quelle sulle imprese. Abbassiamo le tasse su tutto il campo”, ha sottolineato l’economista. Il tutto nel pieno rispetto dei vincoli europei, ci tiene a sottolineare Renzi, a differenza di quello che fanno altri partner Ue che “teorizzano l’importanza delle regole – evidenzia – ma non le rispettano”. Un punto su cui Renzi, a poche ore dal Consiglio europeo di Bruxelles, è tornato più volte nel corso dei 60 minuti di conferenza stampa e su cui sceglie di fare gioco di sponda con Padoan, al quale si dice pronto a lasciare il profilo più istituzionale. Fatto sta, mettono in chiaro capo del governo e numero uno di via XX settembre, l’Italia ha varato una Legge di stabilità che rispetta tutti i paletti e che è pronta ad aumentare la sua portata, sfiorando i 30 miliardi e anticipando così il taglio dell’Ires al 2016, nel caso in cui la commissione europea decidesse di concedere ulteriori margini di flessibilità per l’emergenza migranti. E che in effetti rappresenta una “innegabile circostanza eccezionale”, ha chiosato con chiarezza il titolare del Tesoro incassando i complimenti del premier. Nel menu delle tasse che scendono, trova poi posto il canone Rai: sarà in bolletta ma calerà dagli attuali 113 a 100 euro e poi a 95 euro nel 2017. E, soprattutto, vengono disinnescate le clausole di salvaguardia che valgono quasi 17 miliardi e che se non neutralizzate avrebbero fatto aumentare Iva, accise sulla benzina e tagliato in modo lineare le agevolazioni fiscali. Tax expenditures – la complessa galassia di deduzione e detrazioni fiscali – che invece per ora non vengono toccate, neanche dall’operazione di revisione di spesa e che per questo vale 5,8 miliardi contro i quasi dieci previsti inizialmente. E che insieme ai proventi delle misure per il rientro dei capitali – 3,4 miliardi nel biennio 2015-2016 – costituiscono una parte delle risorse che servono a finanziare la manovra. Al di là delle tabelle, diffuse solo in tarda serata, Renzi ha assicurato che le coperture sono chiare e non ci sono artifici contabili. Una condizione che sarà esaminata in prima battuta dalla presidenza della Repubblica, chiamata a verificare la manovra per controfirmare il testo.

Sono invece già contestatissime le misure che riguardano la Sanità. Il Fondo sanitario nazionale 2016 sarà infatti pari a 111 miliardi, nei quali sono ricompresi 800 milioni “finalizzati” all’applicazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) ed al nomenclatore delle protesi, come ha annunciato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Per Renzi si tratta di un aumento dei fondi e non di un taglio: “Il Fondo della Sanità – ha affermato – era di 109 miliardi un anno fa, 110 oggi e saranno 111 nel 2016. Più soldi ma spendiamoli meglio”. Quanto alla posizione delle Regioni – che più volte hanno avvertito come con questa cifra sia impossibile garantire i nuovi Lea, oltre che il nuovo Piano vaccini ed il nomenclatore – il premier indica una soluzione apparentemente chiara: “Applicare i costi standard in Sanità può finalmente vedere realizzate battaglie storiche come Lea e nomenclatore. È chiaro che le Regioni vorrebbero più soldi, ma se si riesce a ridurre sui costi standard – argomenta Renzi – si potranno garantire altri ambiti quali, ad esempio, i farmaci innovativi”. I governatori lamentano un taglio netto da 2 miliardi di euro. Una diminuzione delle risorse che renderà molto difficile gli investimenti e il potenziamento dei Livelli essenziali di assistenza.