Sostenibilità

Tecnologie innovative: compostatori di comunità

I piccoli Comuni e i servizi di ristorazione collettiva rappresentano i primi punti di possibile applicazione del compostaggio comunitario. Questa tecnica può garantire importanti risultati a livello ambientale, e non solo, ma il suo futuro dipende dalla semplificazione normativa e da possibili sgravi ed esenzioni per chi l’adotta.
di redazione
23 febbraio 2015

I dati consuntivi del 2012-13 pubblicati da Ispra nel Rapporto Rifiuti Urbani 2014, pur confermando il progressivo aumento della quota della frazione umida e verde da raccolta differenziata avviata al compostaggio (da quasi 2 milioni di tonnellate del 2003 si è passati a oltre 5,2 milioni di tonnellate nel 2013 con una crescita media del 10%), evidenziano contemporaneamente la notevole potenzialità di crescita presente tuttora nel settore. Questa fase richiede, oltre ad una crescita della raccolta differenziata dell’organico nelle regioni dove sono tuttora poco estese, la necessità di ottimizzare e adeguare la capacità di trattamento sul territorio nazionale in quanto sono numerosi i Comuni che non fanno o fanno poca raccolta dell’organico per l’assenza di impianti in loco o per gli alti costi che devono sostenere per il trasporto del materiale.

La quantità dei rifiuti avviati al compostaggio in Italia rappresenta il 15% del rifiuto totale (Ispra, 2014). Questo valore anche se risulta mediamente inferiore alla media Ue a 15 (16% nel 2012) ed è molto lontano dall’Austria che arriva al 40%, conferma comunque un andamento sistemico di crescita. Questo andamento è comunque correlato allo sviluppo di un’impiantistica che elimini gli squilibri presenti tuttora sul territorio nazionale anche attraverso diverse e nuove tecniche di compostaggio.

Il compostaggio è un processo di stabilizzazione aerobica controllata del materiale organico selezionato dai rifiuti urbani. Sinteticamente, è una tecnica industriale attraverso la quale viene controllato, accelerato e migliorato il processo naturale al quale va incontro qualsiasi sostanza organica per effetto della flora microbica e permette di ottenere un prodotto biologicamente stabile costituito da una miscela di sostanze umificate (il compost) da impiegare in attività agronomico-ambientali. Questo processo può essere preceduto, eventualmente, da un recupero energetico attraverso la digestione anaerobica che permette il recupero di gas (metano) – che gode di certificati verdi; in questo caso comunque il digestato deve essere successivamente processato attraverso il trattamento biologico aerobico.

Il compostaggio, nel corso degli anni, si è in maniera definitiva affermato all’interno della gestione integrata e sostenibile dei rifiuti acquisendo, sempre più nel tempo e nella giurisprudenza, un ruolo prioritario nella gerarchia degli interventi. In quest’àmbito, come ben citato nella Comunicazione della Commissione Europea Roadmap to a Resource Efficient Europe, il compostaggio si pone non solo come tecnica ottimale per il trattamento del rifiuto organico rispetto alle altre forme di gestione ma come strumento di fondamentale importanza per un uso efficiente delle risorse. Anche in Italia, come in Europa, questa tecnica costituisce un elemento essenziale di un qualunque sistema integrato di gestione dei rifiuti. Questo tipo di trattamento rappresenta una fra le poche eco-tecnologie validate sul piano della possibilità di migliorare la gestione delle risorse ambientali e valorizzare la varietà di biomasse nonché recuperare sostanza organica da destinare ad un’agricoltura, quale quella mediterranea, che ne denota un forte deficit.

I piccoli Comuni e i servizi di ristorazione collettiva rappresentano certamente i primi punti di possibile applicazione del compostaggio comunitario. Questa tecnica può garantire importanti risultati ma il suo futuro dipende molto dalla semplificazione normativa e da possibili sgravi ed esenzioni per chi l’adotta.

I Comuni italiani con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti sono 1.948 (fonte: Comuniverso, 2011); il 66,5% è situato nel regioni del Nord (1.295 Comuni) e il 33,5% è situato nelle regioni del Centro, del Sud e delle Isole (653).

Per molti di questi Comuni, la gestione del materiale organico rappresenta un “punto debole” con problematiche di natura ambientale ed economica che spesso obbliga questi territori a smaltirlo nelle discariche. Tutte queste realtà sono, potenzialmente, possibili utenti idonei per il compostaggio di comunità.

Nelle mense, ad esempio, si stimano rifiuti organici per circa 235 grammi/pasto. In Italia si serve della mensa il 6,5% dei cittadini tra i 3 e i 65 anni; utilizzando i dati relativi alla popolazione in quella fascia si possono ipotizzare circa 4,6 milioni di persone che consumano i propri pasti a mensa (Istat, 2009). La dimensione media di una mensa può essere stimata intorno ai 1.300 pasti/giorno (BioBank, 2007) per le mense biologiche.

Il numero di mense è dunque stimato come intorno alle 3.500; ipotizzando un tasso di penetrazione analogo a quello del biologico (17% sul totale) si otterrebbe una prima stima di circa 600 macchine installabili nei prossimi anni nelle sole mense. Si possono quindi stimare in circa 1.300x235gr=300 kg/giorno gli scarti organici della mensa media; moltiplicati per 220 giorni lavorativi si ha una necessità di trattamento di 66 tonnellate/anno. Va da sè che si tratta anche di ricadute positive non solo in termini ambientali, ma anche economici e di aumento della qualità della vita.