Crescita

Un futuro sostenibile anche per la logistica

di Redazione
30 novembre 2015

Una scienza, una visione in grado di mettere in rete le industrie, i prodotti, le persone, le idee, rispettando criteri di sostenibilità e compatibilità, con la guida di una forte governance, e ricercando una costante innovazione di infrastrutture e tecnologie.

È l’idea di logistica emersa nell’edizione 2015 del Sorrento Meeting, l’evento internazionale, organizzato dall’Obi, l’Osservatorio Banche-Imprese di Economia e Finanza, che si è svolto nella città costiera il 20 e 21 novembre, quest’anno dedicato alla mobilità delle merci, con un particolare focus sulle prospettive del Mediterraneo.
Un appuntamento, promosso con il sostegno della Città di Sorrento, ed in collaborazione con Assologistica, Confitarma, la Fondazione Mezzogiorno Sud Orientale e la Fondazione Mezzogiorno Tirrenico.
“È un onore, per Sorrento, ospitare per il quinto anno questo importante evento – ha detto, nei suoi saluti, il sindaco Giuseppe Cuomo – Il Mezzogiorno può fare la differenza e dalla nostra città può arrivare un messaggio forte della politica per il rilancio di tutto il Mediterraneo”.
In apertura dei lavori, il presidente dell’Osservatorio Banche-Imprese, Michele Matarrese, ha sottolineato la grande mutazione in atto nel settore della logistica mondiale, dovuto al raddoppio del canale di Suez, di cui andranno valutati gli effetti per l’Italia e l’Europa. “Senza dimenticare – ha osservato – che negli ultimi anni si è registrato un continuo aumento della richiesta di trasporto delle merci via mare, e che la globalizzazione ha spinto molte imprese ad ampliare il proprio raggio d’azione”.
Ad introdurre i temi dell’edizione 2015 del Sorrento Meeting è stato il direttore generale dell’Obi, Antonio Corvino, che ha evidenziato come la logistica sia una componente determinante per lo sviluppo dei sistemi economici e produttivi. “È perciò doveroso – ha detto – interrogarsi su quali possano essere le prospettive di sviluppo per il Mediterraneo e per i Mezzogiorni d’Europa. Il canale di Suez ha riportato il Mediterraneo al centro del mondo e delle scelte delle compagnie di shipping di tutto il pianeta. Un cambiamento di scenario che ci ha fatti trovare impreparati. I porti più importanti non sono quelli dell’Europa del Sud, ma quelli dell’Europa del Nord”.
Il tema del ritardo accumulato dai Mezzogiorno d’Europa è stato ripreso anche da Gaetano Mastellone, vice presidente dell’Obi e central manager di Banca Popolare di Bari, che ha moderato la tavola rotonda introduttiva del Sorrento Meeting. “Dobbiamo focalizzarci sul nostro Meridione, che può diventare un hub per l’Italia e per l’Europa – ha affermato – Bisogna sviluppare un piano che integri porti, interporti e aeroporti. In questa prospettiva è necessario il sostegno da parte dei soggetti pubblici, che tardano a promuovere una manovra anticiclica per stimolare l’economia, e un forte presidio di legalità, per garantire la necessaria trasparenza dentro e al di fuori delle istituzioni”.
A concludere la finestra dei saluti istituzionali è stato il vice sindaco di Matera, Giovanni Schiuma, città designata Capitale europea della cultura 2019.
“Sarà l’occasione – ha detto – per fare di Matera un laboratorio creativo del Mezzogiorno. Vogliamo riflettere sulla nostra identità, sulle nostre radici agricole e culturali. Potremo così attrarre talenti, imprese e start-up innovative”.

La prima sessione del Sorrento Meeting 2015 ha avuto per tema “Gli scenari”.
Nella sua relazione, l’economista americano James Kenneth Galbraith ha invitato l’Europa a “rompere il modello creato dalla politica neoliberista, che consiste in una fase di speculazione, come avvenuto ad esempio in Gracia, Italia e Irlana, cui segue una deflazione, nella futile ricerca di competitività attraverso la savlutazione interna”. Galbraith ha proposto un modello di sviluppo alternativo, basato su più assistenza e welfare, ristrutturazione del debito, interruzione della morsa della finanza sullo Stato e pace nel Mediterraneo.
Contrario alle politiche di austerità anche l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub, che ha presentato il modello di adeguamento strutturale seguito dal suo Paese.
“Siamo stati avvantaggiati dal fatto di essere una monarchia – ha spiegato – Questo ci ha  consentito di programmare le politiche di sviluppo da qui ai prossimi 30 o 40 anni.Per i trasporti è stato fondamentale il porto di Tangeri Med: completato con sei mesi di anticipo e senza spendere un solo euro in più rispetto a quanto preventivato, è ormai il primo porto in Africa. Esso ha consentito al Marocco di diventare un hub importante tra Europa e Africa”.
Del Tanger Med ha parlato anche Umberto Masucci, presidente dell’International Propeller Club. “Alle sue spalle – ha ricordato – vi è una zona franca di 400 ettari dedicata ai settori dell’automotive, dell’aviazione e del tessile. Tangeri è quello che, a suo tempo, poteva diventare Gioia Tauro”. Da Masucci anche l’invito a riformare la governance dei porti italiani. “È la priorità, insieme al recupero del gap infrastrutturale. È inammissibile che siano commissariate 15 autorità portuali su 24”.
Il francese Jean Pierre Coulon, membro del Comitato economico e sociale europeo, ha ricordato la tragedia dei recenti attentati terroristici di Parigi, invocando una più stretta collaborazione tra i Paesi dell’area Med. “Nulla sarà più come prima. Bisogna intensificare le relazioni tra nord e sud del Meditteraneo. In quest’ottica, non può mancare un impegno collettivo nei confronti dei giovani. A loro dobbiamo lasciare in eredità un mondo migliore”.
Idee, capitali, uomini energia e prodotti sono, per Emmanuel Koukios, docente dell’università tecnica nazionale di Atene, i cinque lati di un pentagono che deve agire per dare vita ad un “Blue Med”, connotato positivamente, da contrapporre ad un “Black Med”, frutto di politiche e scelte sbagliate. Nel modello “Blue Med” vi è uno scambio razionale di risorse, l’uso di soluzioni green, migliori condizioni di vita, sostegno finanziario a iniziative di ricerca, promozione di arte, cultura e creatività.

“Gli hub portuali del Mediterraneo a confronto nell’economia mondiale” è stato il tema della seconda sessione del Sorrento Meeting.
Il contrammiragluo Ezio Ferrante, esperto di geopolitca e diritto internazionale marittimo, ha illustrato il tema, analizzando le possibili evoluzioni delle dinamiche mondiali a seguito del raddoppio dei canale di Suez e di Panama, e ai due progetti infrastrutturali cinesi che puntano a ad aggirare Panama, da Nord, attraverso il grand Canal de Nicaragua, e da Sud, passando per El Canal Secco, una ferrovia attraverso la Colombia che collegherà Atlantico e Pacifico.
Vi è poi il progetto italiano del Canale dei due mari, che dovrebbe tagliare in due la Calabria nel suo punto più stretto, tra Lamezia Terme e Squillace, e che farebbe risparmiare alle navi in transito tra le 13 e le 16 ore di navigazione.
Dal presidente del Gruppo Giovani Armatori di Confitarma, Andrea Garolla di Bard, è arrivato l’invito a considerare i porti italiani come società private. “Chi investirebbe mai in un’azienda che non ha un amministratore delegato?”, ha chiesto, facendo riferimento ai tanti porti italiani attualmente commissarriati. “Un porto senza presidente in grado di prendere decisioni allontana gli imprenditori stranieri – ha proseguito – Inoltre, chiediamo meno burocrazia e tariffe uniformi per i servizi offerti nei porti italiani. E invitiamo chi di dovere a riflettere sull’importanza di un’adeguata promozione dei porti”.
Un focus sulle energie sostenibili nelle parole di Enzo Calabrese, responsabile city manager di Siemens Italia, che ha ricordato la recente direttiva europea sulle infrastrutture e sui combustibili alternativi. “La normativa – ha ricordato – ha introdotto la cosiddetta elettrificazione da banchina. Un bene, perché l’industria dello shipping è tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico. E questo si ripercuote sulla salute di chi lavora in ambito portuale”. Forte l’impegno di Siemens per supportare l’adozione di energie green. “La nostra azienda – ha concluso Calabrese –  ha lanciato meccanismi per consentire alle navi in porto di spegnere i motori diesel e di collegarsi alla rete elettrica”.
Konrad Muscat, rappresentante dell’autorità portuale di Malta, e Dimitrios Spyrou, capo della direzione amministrativa dell’autorità portuale del Pireo, hanno illustrato l’importanza strategica del sistema portuale nei rispettivi paesi.
“Il Pireo è un porto importante, si estende per un’area di 40 chilometri e tocca ben quattro municipalità di Atene – ha detto Spyrou – Vi transitano 18 milioni di passeggeri l’anno, 2 milioni di croceristi, quasi 4 milioni di container. È un motore di crescita per molte piccole isole dell’Egeo che sarebbero altrimenti irraggiungibili”.
L’isola di Malta è crocevia delle rotte tra Europa, Maghreb e Medio Oriente ed è collegata a circa 120 porti in tutto il mondo, il 60% dei quali di trova nel Mediterraneo e nel mar Nero. “Dopo l’estensione della concessione alla società che gestisce il porto de La Valletta – ha spiegato Muscat – la struttura è stata ampliata e rese più efficiente: ora può accogliere container di dimensioni maggiori rispetto al passato. L’obiettivo è accogliere navi sempre più grandi.
La fortuna del porto è stata determinata anche da altri fattori: dista solo sei chilometri dall’aeroporto, alle spalle ha un solido ambiente commerciale, sono state abbassate le tasse e la burocrazia, in arrivo ci sono investimenti finalizzati a offrire alla clientela servizi di alta qualità”.
Salvarore Matarresse, presidente di Scelta Civica e membro della commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, ha chiuso la sessione parlando del Piano strategico nazionale della portualità e della logistica, di recente approvato dal Consiglio dei ministri.
“Lo strumento punta a restituire la necessaria visione integrata della portualità, superando la visione regionale e municipalistica dei porti – ha sottolineato Materrese – Il Sud, data la sua posizione nel Mediterraneo, trarrà particolari benefici dalla realizzazione del piano strategico. Il sistema dei porti è il sistema per rilanciare il sud. Rilanciare il Sud, significa rilanciare l’Italia”.

La seconda giornata del Sorrento Meeting si è aperta con una sessione dedicata alla logistica nel Mediterraneo, in cui sono state presentate le “Linee guida per lo sviluppo del settore dei trasporti e della logistica nel Mezzogiorno”, un testo realizzato dall’Obi, in collaborazione con il Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università Carlo Cattaneo-Liuc. Ad illustrare i contenuti del documento sono stati i ricercatori Sergio Curi e Marco Spinelli, i quali hanno sottolineato come il  Mezzogiorno si sia rivelato incapace di sfruttare la stagione favorevole del commercio estero. “Per recuperare il gap – hanno suggerito – bisogna intervenire su software, hardware e humanware. E, oltre i privati che offrono servizi, occorre un settore pubblico che si occupi costantemente delle infrastrutture così come avviene in Germania”.
Eliseo Zanasi, presidente della Fondazione Mezzogiorno Sud Orientale, ha indicato nell’aggregazione degli imprenditori, attorno ad un obiettivo comune, la via per la ripresa dello sviluppo. “Non devono più esistere barriere regionali alla collaborazione. Tutti dobbiamo ricordare che la logisitca è un mezzo, non un fine. Noi abbiamo bisogno, attraverso la logistica, di mettere in rete le nostre industrie. Le alleanze strategiche sono indispensabili”.
Secondo Carlo Mearelli, presidente di Assologistica, ogni iniziativa nel settore della logistica andrebbe attuata tenuto conto del contesto in cui l’economia mondiale si muove. “Serve – ha detto – una visione strategica complessiva, perchè la logistica, i cui concetti ci derivano dalla scienza militare, è un supporto, e una strada attraverso la quale raggiungere degli obiettivi”.
Per Mearelli è il Sud che può fare la differenza, ad iniziare dal porto di Taranto, “il porto più indicato per parlare con Porto Said, la struttura su bisogna puntare per il rilancio del sistema portuale nel Mezzogiorno d’Italia”.
Anche Pietro Spirito, presidente dell’Interporto di Bologna, ha criticato la mancanza degli operatori di lavorare tenendo conto dinamiche globali. “Noi siamo abituati ad un eccesso di individualismo proprietario e localistico – ha osservato – Serve un cambio culturale che ci possa condurre a creare un ambiente favorevole ad attrarre gli investimenti”. E sul Mezzogiorno: “Le infrastrutture sono caratterizzate da troppo cemento e poca tecnologia. Imprenditori, operatori logistici, developer immobiliari, vettori ed esponenti della politica pubblica devono dialogare tra loro. Il Sud ha una grande risorsa: i giovani e le risorse umane, una miniera di competenze che vanno messe a sistema in un’ottica di rilancio”.
L’Interporto di Bologna come modello per il Mezzogiorno. A sostenerlo è stato Sandro Innocenti, vice presidente e country manager di Prologis. “La struttura offre la possibilità di avere un cluster con operatori e infrastrutture che funzionano alla perfezione – ha detto – Sono tutti elementi che le società valutano come vincenti per effettuare operazioni commerciali e investimenti. Questo è possibile anche al Sud, a patto che vi vengano replicate le stesse dinamiche virtuose.
Issad Rebrab, presidente del Cevital Group, ha spiegato come la sua multinazionale, che si occupa anche di trasporti e logistica, sia riuscita a passare, in pochi anni, da 5 a 250 dipendenti, da 748 a 18mila collaboratori.
Cevital Group sta attualmente realizzando tre porti nel Nord del Brasile e costruirà linee ferroviarie e autostrade che faciliteranno la fuoriuscita delle merci dal paese sudamericano. “Fono al 2013 tutti i porti erano gestiti dal governo federale e si impiegavano mediamente 8 giorni per trasportare merci alimentari da un porto al porto più vicino – ha ricordato Redrab – Oggi, invece, non è difficile acquistare un terreno e costruire un porto”.

La quarta sessione del Sorrento Meeting ha affrontato i problemi di governance e la riforma delle autorità portuali.
“I porti sono il termometro dell’economia – ha detto Francesco Mariani, presidente dell’autorità portuale di Bari – La riforma della portualità incide soprattutto sulla governance riducendo a 14 le autorità di sistema: è la strada giusta per mettere in rete porti, aeroporti e interporti. Il tutto, però, presuppone una forte capacità di pianificazione da parte del Ministero dei Trasporti: non è possibile che tutti i territori italiani rivendichino infrastrutture senza avere preventivamente un’idea di ciò a cui possono servire.
Per Antonio Basile, commissario straordinario dell’autorità portuale di Napoli, la riforma va letta e metabolizzata dagli operatori. “L’accorpamento dei porti non è in sé negativo – ha evidenziato – ma può facilitare l’uso ottimale delle risorse disponibili”.

“Servono programmazione e semplificazione per rilanciare il sistema portuale – è intervenuto Andrea Annunziata, presidente dell’autorità portuale di Salerno – Quanto all’accorpamento dei porti, sono d’accordo: anni fa, quando ero in politica, fui il primo a proporre, provocatoriamente, l’istituzione di una sola autorità portuale nazionale”.
Ennio Cascetta, a capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha sintetizzato i concetti chiave del nuovo Piano nazionale dei trasporti e della logistica.
“L’ultima riforma dei porti era del 1994 e in 21 anni si è osservato che quella riforma andava adeguata alle mutate necessità – ha ricordato – Nel 2015 il governo, nei pochi mesi di incarico del ministro Delrio, ha preso il lavoro avviato dal ministro Lupi, lo ha rivisto e modificato, dandogli una diversa impostazione strategica.
Poi è stato fatto un passo in più: nella legge Madia, approvata ad agosto dal Parlamento, si delega il Governo a dare attuazione al Piano nella parte della governante per superare il municipalismo dei porti e le incertezze legate al commissariamento di 15 autorità portuali su 24”.

Di programmazione e sviluppo ha parlato anche Elio Manti, dirigente della Regione Basilicata-
“Abbiamo bisogno di una regia nazionale forte per investire al meglio la quota di finanziamenti comunitari dei Fondi FESR 2014-2020 destinati al Mezzogiorno d’Italia – ha commentato – Non vi sono altre risorse a disposizione, pertanto il ruolo della pubblica amministrazione risulta decisivo in questa fase di programmazione. Il governo sta anche lavorando al Masterplan per il Sud, e nei prossimi mesi verranno siglati accordi con le singole regioni. Noi siamo disponibili per raccogliere gli input che ci verranno dati e realizzare i progetti che saranno concordati”.

Il Sorrento Meeting 2015 si è concluso con una riflessione sugli assetti dell’offerta logistica.
Mario Castaldo, direttore divisione cargo di Trenitalia ha ricordato quali sono i cardini delle politiche ambientali chieste dall’Unione Europea in tema di mobilità delle merci: evitare trasporti inutili, trasferire quote modali su sistemi di trasporto meno impattanti dal punto di vista ambientale e migliorare l’efficienza modale dei sistemi di trasporto. Poi, un accenno alla situazione di Napoli. “È quella che presenta la situazione più difficile dal punto di vista del collegamento con la ferrovia, che addirittura attraversa il centro urbano. È l’emblema di un problema complessivo, che riguarda l’Italia: l’incapacità di completare le infrastrutture nell’ultimo miglio”.