Criminalità e contrasto

Omicidi, l’Italia ai minimi europei. Un primato costruito in trent’anni, ma la criminalità organizzata ha trovato altri modi per esprimersi

Nel 2023 l’Italia ha registrato un tasso standardizzato di mortalità per omicidio di 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di quasi 0,7, collocandosi insieme a Germania e Malta tra i paesi dell’Unione con i valori più bassi. Il primato è il punto d’arrivo di una trasformazione trentennale, con una riduzione superiore all’80%. Il calo ha ridotto anche il divario storico tra Nord e Sud, ma ha toccato soprattutto gli omicidi maschili, mentre quelli che coinvolgono le donne sono scesi molto meno. Un tasso basso di omicidi non equivale, tuttavia, all’assenza di criminalità organizzata, che ha sostituito la violenza visibile con forme di controllo più silenziose.

Come cambia il crimine nell’era digitale: “Sociologia del crimine e nuove fenomenologie dei comportamenti devianti”, a cura di Monica Calderaro

Nel 1991 gli omicidi volontari in Italia erano 1.916; oggi sono circa 350 l’anno. Il crimine tradizionale arretra, ma ne emergono di nuovi: terrorismo, reati telematici, stalking, violenza spettacolarizzata sui Social. Il volume “Sociologia del crimine e nuove fenomenologie dei comportamenti devianti”, curato da Monica Calderaro con la presentazione di Gian Maria Fara, li esamina in sei saggi. Ne emerge una lettura multidisciplinare, per cui la tecnologia non è né buona né cattiva in sé, ma dipende da chi la governa.

Cyberstalking in Italia: tra i reati digitali più diffusi, colpito quasi un utente su tre

L’indagine dell’Eurispes sulla vittimizzazione digitale colloca il cyberstalking al primo posto tra i reati online, con il 28,2% degli utenti che dichiara di averne fatto esperienza diretta, un dato quasi raddoppiato rispetto al 14% rilevato nel 2024. Seguono la violazione della privacy (19,7%) e il tentativo di adescamento tramite falsa identità (17,6%), mentre cyberbullismo (12,6%) e revenge porn (9,8%) registrano le incidenze più contenute. Attraversa quasi tutte le tipologie un chiaro gradiente generazionale, con i più giovani sistematicamente più esposti: la violazione della privacy tocca il 39,2% dei 18-24enni contro il 6,6% dei più maturi. Il cyberstalking si distingue per una distribuzione meno lineare, con il picco tra i 25-34enni (35,6%) e valori analoghi nelle fasce 18-24 e 35-44 anni.

Giovani e gioco d’azzardo, tra dati e pregiudizi: l’analisi di Fabio Felici, Direttore responsabile di Agimeg

Il coinvolgimento dei minori nel gioco legale in Italia è più contenuto di quanto spesso si racconti. Secondo Fabio Felici, direttore di Agimeg, le violazioni accertate ogni anno sono meno di cento, e per giocare online servono documento d’identità e codice fiscale. Felici distingue tra la raccolta e la spesa reale, colloca il gioco all’ottavo posto tra le dipendenze e critica le regole frammentate tra Comuni e Regioni, che a suo giudizio favoriscono l’offerta illegale. Per la prevenzione del fenomeno sono necessarie informazione nelle scuole, formazione del personale delle sale e pene più severe per chi fa giocare un minorenne.

Intelligenza artificiale e prevenzione della devianza minorile: l’Italia si divide

Il tema dell’Intelligenza artificiale applicata alla prevenzione della devianza minorile spacca l’opinione pubblica italiana: il 51,5% si dichiara favorevole contro il 48,4% di contrari. Tra i favorevoli prevale la preoccupazione per l’aumento della criminalità minorile (20,7%), mentre tra i contrari la motivazione più diffusa in assoluto è la sfiducia nell’adeguatezza dello strumento tecnologico (26%). L’incrocio con l’area politica mostra come centro e centro-destra si orientino su basi prevalentemente securitarie, la sinistra privilegi le obiezioni etiche legate al controllo delle persone, mentre il Movimento 5 Stelle si distingue per il più alto livello di sfiducia tecnologica in assoluto (38,5%). Il quadro complessivo racconta un consenso costruito su motivazioni plurali e frammentate, a fronte di un rifiuto che converge su un argomento dominante.

La criminalità organizzata in Italia: dati, reti economiche e risposta istituzionale

La criminalità organizzata in Italia intreccia violenza, economia e finanza, come confermano i dati più recenti di Dia, Anbsc e Commissario antiracket e antiusura. Nel 2024 sono stati eseguiti sequestri per oltre 93 milioni di euro e confische per circa 160 milioni, mentre crescono i controlli su appalti, cantieri e fondi del Pnrr. La gestione e la restituzione dei beni confiscati alla collettività restano il banco di prova della strategia antimafia.

Operazione Atlas Nexus contro la criminalità transnazionale in America Latina ed Europa

La lotta al crimine organizzato transnazionale passa ad un altro livello. Con l’operazione Atlas Nexus, la cooperazione tra Unione europea e America Latina in materia di sicurezza raggiunge il suo punto più alto in termini di coordinamento operativo.

Il ruolo della messa alla prova nella giustizia minorile. Intervista a Maria Francesca Pricoco, Presidente del Tribunale per i minorenni di Messina

La presidente del Tribunale per i minorenni di Messina Maria Francesca Pricoco, già a lungo alla guida di quello di Catania, ricostruisce la situazione della giustizia minorile nella realtà siciliana, tra povertà educativa, dinamiche familiari di stampo mafioso e presenza di minori stranieri non accompagnati, con particolare attenzione per l’istituto della messa alla prova, recentemente ridimensionato dal “decreto Caivano” per i reati più gravi.

Una vera giustizia ripartiva per affrontare la devianza minorile. Intervista all’Onorevole Simonetta Matone

Simonetta Matone ripercorre l’evoluzione della criminalità giovanile, dalle bande legate a specifiche comunità etniche alla devianza degli stranieri di seconda generazione, sottolineando il peso crescente dei social network e le responsabilità di famiglie e tribunali minorili. Raccontando la sua esperienza diretta con la giustizia riparativa, ribadisce la contrarietà ad abbassare l’età imputabile e affronta il tema delle politiche scolastiche e del riconoscimento delle gang giovanili, fino alle recenti novità legislative sulla tutela dei minori.

Educazione e violenza giovanile, tra famiglia e scuola. Intervista alla Professoressa Susanna Mantovani

Susanna Mantovani, pedagogista e Professoressa onoraria alla Bicocca di Milano, individua le radici della violenza giovanile nei modelli offerti dal mondo adulto (dal linguaggio pubblico ai media, fino all’uso degli smartphone in famiglia). Il gruppo dei pari ha un ruolo centrale ed è capace di amplificare spinte sia positive sia distruttive, soprattutto in preadolescenza e adolescenza. Sui più giovani pesano le fragilità della famiglia contemporanea, i limiti della scuola nel costruire comunità reale, i segnali precoci di bullismo e le difficoltà dei ragazzi con background migratorio. Restano da superare etichette come “baby gang” e la frammentazione delle competenze educative.

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