Coronavirus e Università a distanza

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In questi giorni gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori hanno avuto modo di rientrare nei loro istituti per gli esami di maturità, in presenza ma con tanto rispetto per il distanziamento sociale (con buona pace per quanto deplorevolmente avvenuto in piazza Plebiscito, nel capoluogo partenopeo, dopo la vittoria del Napoli).
Tuttavia non è ancora chiaro come sarà garantita la ripresa nelle scuole a settembre. E ovviamente una parte dei cosiddetti “maturi” dovrà affrontare una possibile ed eventuale scelta universitaria.
Nelle Università italiane, aule e laboratori per attività in presenza non sono ancora aperti per la gran massa degli studenti.
I dati con i quali la formazione, in particolare l’alta formazione, deve fare i conti sono quelli dell’emergenza, anzi delle emergenze, quella sanitaria e quella economica.
L’emergenza sanitaria ha limitato, quando non ha bloccato del tutto, la nostra propensione e possibilità di spostarci.
L’emergenza economica, falcidiando i redditi di ampie fasce della popolazione, ha reso insostenibili gli oneri di frequenza di corsi universitari fuori sede per moltissimi potenziali studenti.
Quanto durerà tutto ciò non è dato saperlo, al di là dei terapeutici, tranquillizzanti messaggi di incoraggiamento che ci siamo scambiati.
In questo “non scenario” prevedibile si deve inserire la nostra riflessione sulla formazione a distanza come ingrediente per un ridisegno della società.
Come evidenziato da molti, non si tratta di riaprire la vecchia Italia ma di disegnare l’Italia che ci serve e che vogliamo.
L’economia soffre, la società cambia, la politica si trova ad affrontare bivi.
A noi il compito di ricordare il passato prendendo ciò che di buono c’era, osservare il presente per coglierne le caratteristiche dominanti, proiettarsi nel futuro con fantasia e creatività realistiche sfidando le criticità per farle divenire opportunità.
La formazione a distanza deve essere uno degli strumenti utili per recuperare lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze a vantaggio innanzitutto dei giovani (sempre chiamati in causa), ma anche per gli arricchimenti culturali e professionali di coloro che già operano nel mondo del lavoro e nella società.
Le tecnologie digitali hanno trasformato i mercati con conseguenti effetti sulle economie e sulle società. È pur vero che nel nostro Paese siamo in un momento in cui i ritardi nelle reti impediscono a cittadini, imprese e istituzioni di utilizzare tutte le opportunità offerte online, ma il processo è avviato e conosciamo le accelerazioni e i ritmi dello sviluppo della contemporaneità.
Si tratta di migliorare le condizioni di accesso di tutti (cittadini, imprese, istituzioni) ai vantaggi della società digitale, ma la via è intrapresa. Occorre solo creare le condizioni giuste ed eque per uno sviluppo delle reti e dei servizi innovativi indotti dalle stesse per consentire la crescita dell’economia e della società dell’informazione.
Pensiamo a fenomeni e attività che mai avremmo immaginato, quali la sanità online (e-health), lo sviluppo delle città intelligenti, la produzione basata sui dati (internet delle cose).
In questo scenario si deve inserire la frontiera dell’educazione a distanza.
Una grande attenzione va posta, tuttavia, alle ripercussioni in termini di disuguaglianza che si possono determinare per effetto dell’accessibilità alle tecnologie, con impatti che non riguardano solo gli assetti della società ma anche i territori. Divari e disuguaglianze tra i cittadini. Divari e disuguaglianze tra i territori.
A ben riflettere, l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) impiegate in particolare nel campo dell’educazione terziaria attraverso l’e-learning può costituire un fattore utile per il superamento di tali disuguaglianze.
Senza nulla togliere alla funzione maieutica del docente, l’approccio e-learning in un processo di ampliamento della formazione di massa consente di fruire di migliori condizioni di connettività, di flessibilità e di interazione nel processo docente-discente.
È un percorso che, partendo dalla distance education perviene a processi più compiuti dell’online education alla quale, con notevole ritardo, paiono affacciarsi ora anche Università “tradizionali” del nostro Paese.
Lo studente accede al nuovo processo di apprendimento senza alcun condizionamento derivante dalla localizzazione dell’istituzione formativa, tenendo piuttosto conto delle ampie scelte di percorsi di apprendimento, della flessibilità dei processi stessi in accordo alla gestione del tempo disponibile per lo studio, della facilità di accesso, di una potenziale assistenza e tutorato durante tutto il corso di studi.
L’imperioso sviluppo della società della conoscenza sospinge e sospingerà sempre più i modelli di e-learning, facendone un fattore chiave per lo sviluppo concorrenziale dei paesi sotto il profilo economico, sociale e culturale.
Un’opportunità che adeguatamente governata coniuga accesso di massa a un’istruzione terziaria, consentita più democraticamente e con costi più bassi, con la qualità dell’insegnamento erogato.
In questo quadro evolutivo occorre tener conto delle trasformazioni del mercato dei lavori, dei loro rapidi e consistenti cambiamenti, ma altresì delle grandi determinanti dei processi sociali in atto a livello mondiale e connessi alla globalizzazione non solo economica ma sociale e culturale.
Cogliere queste opportunità significa avere propensione e attenzione al cambiamento, e non guardare il mondo con occhi del passato e atteggiamenti conservatori come ad esempio ha fatto di recente un ordine professionale che, ignorando quanto accade nel mondo, sul suo sito ha salutato come “una importante vittoria per la professione” il decreto Fioramonti (successivamente ritirato) che prevede lo svolgimento di alcuni corsi di laurea esclusivamente in presenza, precludendo questo campo alle Università telematiche.
Un atteggiamento che rigettiamo fermamente, che forse rappresenta lo scotto che deve pagare chi si pone in una traiettoria di cambiamento.
La formazione universitaria a distanza ha in Italia una storia recente essendo stata codificata e autorizzata nel nostro Paese solo nel 2003 con il decreto Stanca Moratti (dal nome dei due ministri che lo hanno messo a punto) con il quale sono stati dettati criteri e procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza delle Università statali e non statali. In base allo stesso, l’attività di formazione a distanza deve essere opportunamente esaminata e validata prima di poter essere erogata.
Fino ad oggi l’esperienza ha visto questo spazio occupato dalle Università telematiche non statali. Il mondo accademico italiano ha avuto un atteggiamento non positivo pur in presenza di autorevoli elaborazioni metodologiche da parte di alcuni studiosi che ne hanno delineato approcci, sperimentato processi ed evidenziato eventuali limiti.
Il coronavirus ha bruscamente richiamato l’impiego di approcci formativi a distanza nella scuola e nell’Università, confermando l’utilità di tali approcci praticati ormai da più di un lustro da istituzioni non statali o pubblico-private – qual è quella alla quale io appartengo
Per chi non aveva esperienza pregressa, in particolare per i docenti ma anche per molte categorie di studenti, il coronavirus ha costituito l’occasione per attivare un grande laboratorio di didattica applicata avvalendosi di tutte le più differenti piattaforme utilizzabili per l’apprendimento al di fuori delle aule.
Ma ha costretto molti docenti a rivedere il loro modo di fare didattica ripensando i materiali di riferimento ma soprattutto i tempi complessivi e la ritmica delle lezioni, di adottare nuovi metodi di valutazione dell’apprendimento, di sperimentare approcci adeguati nel rapporto docente/discente. Ha imposto a tutti noi una più attenta riflessione sul nostro modo di fare lezione.
Un campo che mi sembra rimanga da arricchire è la ricerca di modi adeguati per non perdere il valore dell’esperienza comunitaria della vita universitaria.
Compito arduo per chi non aveva esperienze pregresse, più agevole per chi – come chi scrive – ha avuto modo di cimentarsi nella duplicità dei percorsi dell’Università tradizionale e di quella a distanza
Il Rapporto per il Presidente del Consiglio dei Ministri “Iniziative per il rilancio. Italia 2020-2022” predisposto da Colao partendo dalle sempre richiamate necessità di aumento del numero dei laureati da inserire nel mondo del lavoro, ha sottolineato chiaramente la necessità di intervento di contrasto alle disuguaglianze socioeconomiche nell’accesso all’educazione terziaria.
Senza costruire gabbie, questo vuol dire la ricerca di una specializzazione intelligente delle Università, non solo di quelle in presenza, disegnando le stesse con specifici profili e ben delineate missioni da perseguire.
E questo è nell’agenda odierna.

Giovanni Cannata è il Rettore Universitas Mercatorum

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