Decreto Sicurezza, Onu: «Violazione della legge umanitaria»

Il decreto sicurezza del Governo italiano continua a suscitare riflessioni, polemiche e allarmi diffusi anche a livello internazionale. Non solo organizzazioni della società civile, studiosi ed esperti di sicurezza ed accoglienza, ma ora anche le Nazioni Unite intervengono nel dibattito in corso fornendoci un’analisi lucida e severa rispetto alle conseguenze sociali che tale provvedimento può determinare nel Paese.
«La proposta dell’Italia di inasprire le regole sull’immigrazione avrà un impatto serio sulle vite dei migranti e sono fonte di grave preoccupazione» afferma, infatti, un articolato comunicato dell’ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’Onu a proposito delle nuove politiche del Governo italiano in tema di migranti. È un documento chiaro e, peraltro, di poco successivo alla relazione della dott.ssa Bhoola, relatrice speciale alle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di schiavitù, diffuse anche in Italia e in particolare nelle aree a spiccata vocazione agricola (vedi: http://www.tempi-moderni.net/2018/10/13/relazione-in-italiano-di-urmila-bhoola-relatrice-speciale-onu-sulle-forme-contemporanee-di-schiavitu-comprese-cause-e-conseguenze/), coerente con quanto ora afferma di nuovo l’Onu.
Nel mirino degli esperti delle Nazioni Unite, in questo caso, è finita l’abolizione della protezione umanitaria prevista dal decreto sicurezza e voluta dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Inoltre, «l’esclusione dei richiedenti asilo dall’accesso a centri di accoglienza orientati all’inclusione sociale» – cioè quelli del sistema Sprar –, insieme alla «più estesa durata della detenzione nei centri di rimpatrio e negli hotspot, mina profondamente i princìpi internazionali dei diritti umani, e condurrà certamente alla violazione della legge umanitaria internazionale». Solo dieci anni fa sarebbe stato impensabile per l’Italia ricevere un comunicato Onu di questo tenore, con un richiamo così netto al declino che le politiche umanitarie e d’accoglienza del Paese stanno subendo, tanto da richiamare episodi di razzismo e xenofobia diffusi in tutto il Paese e che, per via del decreto, ancora secondo l’Onu, potrebbero diffondersi ulteriormente.
Già la cooperativa In Migrazione, a metà novembre, aveva articolato una circostanziata analisi quantitativa riguardo gli effetti, sul sistema d’accoglienza del Paese, del nuovo schema di Capitolato per la gestione dei centri di accoglienza, presentato dal Ministro dell’Interno e pubblicato sul magazine L’Eurispes.it (https://www.leurispes.it/immigrazione-centri-daccoglienza-decapitati-dai-nuovi-bandi/).
Ed è in questa direzione che si muove ora l’intervento dell’Onu per i diritti umani, tanto da affermare che «la rimozione delle misure di protezione da potenzialmente migliaia di migranti e la limitazione della loro capacità di regolarizzare la loro permanenza in Italia aumenterà la loro vulnerabilità agli attacchi e allo sfruttamento. Saranno maggiormente a rischio per i trafficanti e altri gruppi criminali e molti non avranno mezzi per soddisfare i loro bisogni di base con mezzi leciti. L’esclusione porta anche a tensioni sociali e ad una maggiore insicurezza. Un approccio inclusivo andrebbe quindi a beneficio non solo dei migranti, ma anche degli italiani». Infine, un richiamo esplicito alla Carta Costituzionale italiana, che riconosce puntuali e precisi doveri di solidarietà e di impegno in favore dei diritti umani, con riferimento soprattutto a coloro che fuggono da dittature e guerre come quella eritrea, sudanese, siriana e libica. «Il governo deve – secondo l’Onu – rispettare i valori sanciti dalla costituzione italiana e gli impegni internazionali sottoscritti». Questo clima di intolleranza non può essere separato dalla grave escalation registrata nel Paese di episodi di odio contro gruppi e individui, compresi i bambini, in base alla loro etnia, reale o percepita, colore della pelle, razza e/o status di immigrazione.
Durante, e subito dopo, la campagna elettorale del 2018, le organizzazioni della società civile registrarono 169 episodi di matrice razzista, 126 dei quali riguardavano l’incitamento all’odio razziale. Diciannove sono stati i casi segnalati alle autorità competenti, di attacchi violenti e motivati dalla “razza”, atti a produrre violenza e discriminazione. Si ricorda, a titolo di esempio, quanto accaduto a Cirasela, una bambina rom di un anno, ferita da un colpo di pistola ad aria compressa il 19 luglio scorso nel quartiere romano di Centocelle e per questo ricoverata ed operata d’urgenza all’ospedale Bambin Gesù, dove è rimasta per 73 giorni. La bambina venne colpita da un piombino sparato dal 7° piano di un palazzo che le danneggiò un polmone, le sfiorò il cuore e le provocò una lesione vertebrale. A sparare il colpo fu un romano di 50 anni successivamente indagato per lesioni gravissime.
Il comunicato Onu, infine, rileva una stringente preoccupazione «per le continue campagne diffamatorie contro le organizzazioni della società civile impegnate in operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, così come la criminalizzazione del lavoro dei difensori dei diritti dei migranti, che sono diventati più diffusi in Italia».
Sta ora al Parlamento, al Governo e all’intero Paese, riflettere sui contenuti del decreto sicurezza, anche dopo questo comunicato, sui suoi effetti e sul percorso politico e giuridico che vuole intraprendere, decidendo se persistere lungo questa strada o se, invece, agire nella direzione del rispetto rigoroso dei diritti umani, per la costruzione di una società inclusiva e pienamente democratica.

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