Randagismo, un fenomeno consistente di umana disaffezione

randagismo

Il randagismo un fenomeno di cui si viene a parlare soprattutto in estate. Lo si potrebbe chiamare “umana disaffezione” perché chiama in causa l’ambigua relazione dell’uomo con gli animali domestici: prima desiderati, quindi accolti, teneramente coccolati quando sono cuccioli e, alla fine, messi alla porta e abbandonati. I report delle associazioni e degli enti che monitorano il fenomeno dicono che l’abbandono di cani e gatti, i cosiddetti animali d’affezione, è in Italia una piaga ancora consistente. Di buono ci sarebbe che i numeri, sempre alti, hanno fatto registrare negli ultimi anni un calo. Si è però in attesa di conoscere i dati aggiornati, quelli degli ultimi due anni che, a causa della pandemia, hanno visto cambiare le abitudini e gli stili di vita di milioni di persone sul pianeta. Di questi cambiamenti – è facile supporre – anche il mondo degli animali domestici ha subìto gli effetti. Presto se ne saprà di più. Cioè, dati alla mano, si potrà valutare l’incidenza e la natura (se positiva o, come si teme, negativa) di questi effetti sulle condizioni di cani e gatti e di altri animali che vivono tra le mura domestiche. E si saprà soprattutto se il fenomeno del randagismo, alimentato dagli abbandoni, ha ripreso quota.

Una tendenza da orientare e consolidare

I dati dell’ultimo studio disponibile della LAV raccontano di un fenomeno apparentemente in flessione. Dalla comparazione dei dati del 2018 con quelli dell’anno precedente, in cui mancano quelli della Calabria che non ha fornito indicazioni, viene fuori il quadro di una tendenza da consolidare: il fenomeno è in calo, ma lo è prevalentemente nelle regioni centrosettentrionali. In quelle del Sud, anche se si è registrata una diminuzione del 6% rispetto al 2017, il numero dei cani detenuti in un canile continua a essere molto alto. Sarebbero quasi 100 mila i cani presenti nei cosiddetti canili rifugio e il 67,1% di questi vive, nell’attesa di una difficile adozione, nei canili del Mezzogiorno. Ma c’è un dato che fa ben sperare: prima della pandemia la tendenza si era rivelata positiva su scala nazionale con una diminuzione del 4,2% delle presenze nei canili rifugio.

La “normalità” che nuoce agli animali

Eppure permane il timore che, oltrepassati i momenti più difficili della pandemia, con il tanto atteso ritorno alla “normalità”, questa non porti niente di buono per gli animali di casa, che, come ci ricorda l’ultimo Rapporto Italia dell’Eurispes, sono prevalentemente cani e gatti, ma anche tartarughe, uccelli, criceti, conigli, pesci e asini. «Purtroppo – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile LAV area animali familiari – il timore non è infondato, perché alla leggerezza con la quale si è introdotto un cane o un gatto nella propria famiglia, in diversi casi ha fatto seguito il fenomeno delle cosiddette rinunce di proprietà ossia la cessione dell’animale a un canile o a un gattile». Il report annuale della LAV è in fase di ultimazione, ma, pur non essendo ancora completi i dati che si stanno raccogliendo, è possibile anticipare che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Le adozioni dei cani, lo scorso anno, non sembrano essere aumentate rispetto al 2018, anno a cui si riferisce il rapporto LAV sul randagismo 2019, e ciò trova conferma anche dai dati pubblicati sul sito del Ministero della Salute aggiornati al 2020, anno in cui sono stati adottati 42.360 cani.

Leggi anche

Randagismo, quali le cause?

Tante sembrano essere le ragioni poco “ragionevoli” che sarebbero alla base del fenomeno. Festosamente accolti in casa nei giorni del lockdown, dispensatori di quel calore vitale che i filtri del distanziamento avevano reso più raro e complicato, cani e gatti potrebbero essere improvvisamente diventati dei pesi. I motivi, per Ilaria Innocenti, sono vari. «Innanzitutto, la crisi economica che si è acuita con la pandemia, l’incapacità di gestire il cane o il gatto una volta tornati alla normalità, la scarsa consapevolezza di ciò che significa vivere con un animale e dell’impegno che questa scelta comporta. A ciò si aggiunga la morte di persone perlopiù anziane e nessun parente disposto a prendersi cura dell’animale». E dire che da tre anni a questa parte è cresciuto progressivamente il numero di italiani che hanno in casa almeno un animale. Secondo il 33° Rapporto Italia era il 32,4% nel 2018, il 33,6% nel 2019, il 39,5% nel 2020, sino a raggiungere la quota del 40,2% nel 2021. Un dato che fa temere un effetto boomerang, perché se la quota di proprietari di animali d’affezione è cresciuta in soli tre anni del 7,8%, ciò potrebbe valere anche per il numero degli abbandoni. È la paura di molti attivisti impegnati nella tutela degli animali domestici. Paura condivisa anche dalla LAV. «Secondo quanto emerge dal territorio anche gli abbandoni dei cani sembrano in aumento, ma quello dei gatti lo è certamente anche perché questi ultimi nella maggioranza dei casi non sono identificati con il microchip e, in conseguenza di ciò, è più difficile risalire all’autore dell’abbandono. I dati che stiamo ancora faticosamente raccogliendo da alcune regioni (motivo per il quale il rapporto non è ancora uscito) sono relativi al 2020 e dunque non è possibile fare nemmeno una stima degli abbandoni post lockdown».

Randagismo e abbandoni, condotte scorrette e leggi poco dissuasive

Eppure il quadro normativo che punisce e sanziona la condotta di chi abbandona o maltratta un animale è, in Italia, diventato più severo. Sulla carta, almeno. C’è, infatti, da chiedersi perché le recenti disposizioni normative che vietano e severamente puniscono i maltrattamenti degli animali non siano riuscite ancora a contrastare con efficacia questa triste piaga. Per Carla Rocchi, presidente nazionale dell’ENPA, la risposta è semplice. «Lo è davvero – dichiara – perché le pene previste per i maltrattamenti vanno, come per ogni altro reato, da un minimo ad un massimo. I magistrati, tranne che in qualche raro caso di particolare sensibilità, comminano sempre la pena minima, il che vanifica nei fatti la funzione di deterrente o di giusta punizione prevista dalla norma. Basterebbe elevare le pene minime previste. Forse allora, finalmente, qualche delinquente andrebbe giustamente in galera». Alla politica del bastone si potrebbe poi sommare il ricorso alla carota, intervenendo e investendo in quei campi come l’intelligenza ecologica e la sensibilità ambientale che possono aiutare a inquadrare sotto la giusta luce la questione dei diritti degli animali.

Ultime notizie
ecuador
Diritti umani

La crisi penitenziaria in Ecuador e la risposta internazionale

Il governo ecuadoriano ha chiesto assistenza tecnica internazionale per fronteggiare un sistema carcerario e penale al collasso. La risposta Ue è arrivata attraverso il programma EL PAcCTO, che fornisce assistenza tecnica allo scopo di rafforzare il sistema penitenziario in Ecuador.
di Giovanni Tartaglia Polcini
ecuador
falcone e borsellino
Criminalità e contrasto

Falcone e Borsellino, l’eredità dei giusti

Nel trentennale delle stragi, lo sguardo è rivolto al futuro non meno che al passato. I tempi complicati che viviamo, per la forte disillusione sulla giustizia, ci interrogano nel profondo: qual è la forza attuale del mito? Quell’esempio di rigore morale e correttezza giuridica riscatta l’istituzione dalle sue mancanze e indica la strada da seguire.
di Angelo Perrone
falcone e borsellino
riassetto dei poteri
Diritto

Il riassetto dei poteri

Il tema del riassetto dei poteri è al centro dell’attuale dibattito ed è strettamente collegato con le prospettive di una riforma della giustizia. L'ex magistrato Vincenzo Macrì fa alcune considerazioni partendo da un articolo a firma di Luciano Violante.
di Vincenzo Macrì
riassetto dei poteri
Economia

Fondi per il PNRR, erogata la prima rata: il punto della situazione

Un importante traguardo è stato raggiunto lo scorso 13 aprile, quando è stata erogata la prima tranche di pagamenti per il PNRR. Sono stati versati 21 miliardi di euro che si aggiungono al pre-finanziamento ottenuto lo scorso anno.
di Claudia Bugno*
precarietà
Attualità

Che cosa significa, oggi, vivere la dimensione della precarietà

La precarietà si afferma come la base esistenziale del vivere contemporaneo. Precarietà in termini lavorativi, come conseguenza delle crisi economiche; precarietà delle relazioni, accentuate dagli effetti della pandemia sulla salute mentale e sui legami di comunità; precarietà geopolitica e ambientale di un mondo minacciato da guerre e disastri ambientali.
di Giuseppe Pulina
precarietà
Rebibbia carcere
Attualità

Rebibbia, storie di vita dal carcere per affermare la funzione rieducativa della pena

A Rebibbia le storie di vita dal carcere femminile nel report del Servizio Analisi Criminale centrale: oltre alle analisi sui fenomeni criminali, viene ribadita la funzione rieducativa della pena tra sicurezza e trattamento.
di redazione
Rebibbia carcere
ricerca e sviluppo
Economia

Ricerca e Sviluppo (R&S) nell’area OCSE: la risposta alla crisi pandemica

La spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) nell’area OCSE è cresciuta dell’1,8% nel 2020. Nonostante il forte calo dell’attività economica determinata dalla pandemia da Covid-19, le economie dell’OCSE hanno quindi continuato ad investire in ricerca e sviluppo nel 2020.
di Cecilia Fracassa
ricerca e sviluppo
legal design
Economia

Il legal design: una nuova prospettiva di accessibilità e democratizzazione del linguaggio giuridico

La finalità antropocentrica del legal design I principali linguisti italiani evidenziano da anni che il linguaggio utilizzato dalle Istituzioni è distante anni luce...
di Andrea Strata e Alessandro Colella
legal design
react-eu
Italia Domani

REACT-EU: potenziate le risorse per il Mezzogiorno

Il REACT-EU, tra gli strumenti finanziati dal Next Generation EU, costituisce la seconda componente di origine europea all’interno del PNRR con cui...
di Claudia Bugno*
react-eu
guerra
Internazionale

Le guerre dimenticate, non meno feroci di quella in Ucraina

Come mai guerre atroci e lunghissime come quelle nel Tigrai, nello Yemen, in Siria, in Mali, non hanno ascolto nella politica italiana ed europea e trovano pochi spazi nei media? Perché non sconvolgono la sensibilità delle persone come invece sta accadendo per il conflitto in Ucraina? Lo stesso vale, del resto, per altre crisi estreme che provocano migliaia di morti e schiere enormi di profughi.
di di Emilio Drudi e Marco Omizzolo
guerra