Buon compleanno, Edgar! I cento anni di Morin, filosofo della complessità

morin

Compie cent’anni Edgar Morin, il filosofo che ha insegnato a tutti che una testa ben fatta vale più di una collezione di tante belle teste. Grazie a Edgar Morin, ultimo filosofo ad entrare nella hall of fame dei grandi pensatori centenari, abbiamo compreso che può esistere un’estetica vanesia dell’intelligenza e che il pensiero veramente evoluto e realmente adulto è quello che ben conosce la sua costitutiva vulnerabilità. Un po’ come sosteneva Pascal, filosofo al quale Morin riferisce alcune delle sue più geniali intuizioni, secondo il quale dovremmo sempre avere presente la nostra naturale vocazione al fallimento. A differenza dell’amato Pascal, Morin farà dei tanti fallimenti che lastricano la via del progresso la materia prima di cui questo non potrà mai fare a meno. Ancor più di Pascal, oltrepassando i tanti dualismi tipici della modernità post-cartesiana (cuore/ragione, saggezza/scienza, anima/corpo, fede/razionalità), Morin chiarirà che non c’è errore più grave di quello che potrebbe privare l’uomo anche solo di una piccola parte dei tanti talenti che possiede.

L’universo-ologramma di Morin

Per comprendere meglio la posizione di Morin, che non può essere confusa con una generica e non di rado retorica valorizzazione della dignità umana, può essere d’aiuto il concetto di un ologramma, figura tridimensionale che suggerisce l’immagine di un’entità profonda e complessa. In Una testa ben fatta, opera del 1999 il cui sottotitolo (Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero) esplicita nobili e urgenti finalità, Morin introduce quello che in filosofia e nella ricerca sociale è conosciuto come “principio ologrammatico”. In virtù di questo, dovremmo tenere conto del fatto che, proprio come diceva Pascal, non si può concepire il tutto senza concepire le parti, così come è impossibile pensare queste ultime a prescindere dalla totalità di cui fanno appunto parte.[1] Come una cellula, che è in sé autosufficiente perché raccoglie interamente il nostro patrimonio genetico e che è, comunque, pur sempre parte di un tutto più grande. E così la società che, in piena epoca planetaria (altra formula attribuibile al filosofo francese), è presente in ogni individuo, non essendo questo solo uno dei tanti elementi che, messi in ordine e sommati come astratte cifre, ne costituirebbero il totale. Chi crede ancora che la quantità non abbia relazioni con la qualità e che la sola oggettività perseguibile sia fatta di numeri e misure sarebbe ben lontano, secondo Morin, dall’avere una piena coscienza della complessità del reale. Sarebbe, in parole povere, gravemente e pericolosamente lontano dal comprendere l’epoca e il mondo nel quale vive.

Pensare la complessità

Nei Sette saperi necessari all’educazione del futuro, non diversamente da tanti filosofi del passato (pensiamo al Platone della Repubblica, ad esempio) che sentivano l’obbligo di doversi pronunciare sulla crisi del proprio tempo, Morin prova a ripensare la tradizione e a dare istruzioni per la comprensione del presente. Fa i conti con le certezze e i paradigmi della modernità, le paure e i gretti particolarismi dell’uomo del suo tempo, il senso fatalistico della sfiducia nel progresso e le numerose dicotomie che hanno portato alla cristallizzazione e specializzazione di saperi sempre meno comunicanti che hanno vanificato le più promettenti forme di umanismo. Un tardo prodotto di questa residuale modernità sarebbe l’uomo del nostro tempo che tutto vuol comprendere, senza voler però innanzitutto comprendere che cosa significhi comprendere. Con un esempio un po’ abusato, si potrebbe immaginare la condizione dell’uomo contemporaneo simile a quella di un provetto aviatore che sa pilotare qualsiasi aereo, avendone appreso diligentemente la tecnica di guida. Non conosce però gli ingranaggi e i processi della macchina e, nell’eventualità di un’avaria, deve affidarsi al pilota automatico o alle istruzioni della torre di controllo. Solo quando avrà la sventura di sperimentare una situazione tanto disperata, capirà di non avere le conoscenze necessarie per cavarsela e che nemmeno dalla torre di controllo sapranno dirgli che cosa fare per salvare la vita di equipaggio e passeggeri. Mai e poi mai avrebbe pensato di potersi trovare un giorno a fare fronte a una situazione tanto critica, perché mai e poi mai aveva ritenuto necessario riflettere sull’efficacia e sulla natura dei processi cognitivi e decisionali che hanno reso pericolosamente normali e ordinari i suoi gesti.

Un nuovo umanesimo

Di teste ben fatte si parla da anni nel mondo della scuola. Lo si fa ogni volta che si discute di contesti significativi dell’apprendimento, di compiti autentici e connessioni pluridisciplinari. È a Edgar Morin e all’influenza della sua pedagogia dell’inatteso che va riconosciuto il merito di aver gettato un ponte tra i saperi dell’uomo, siglando un patto tra quelle che venivano una volta chiamate scienze dello spirito e scienze della natura. Chiediamoci: che cosa può esserci di più dannoso  di una cultura umanista cui viene interdetta la conoscenza scientifica e di una cultura scientifica a cui viene negato il potere di riflessione proprio della cultura umanista?[2] Solo nella saldatura di queste due dimensioni, l’impegno ecologico delle nuove generazioni potrà vincere la difficile sfida della difesa del pianeta. Non sorprende perciò l’apprezzamento dell’anziano filosofo rivolto alla figura, decisamente meno amata da altri filosofi, di Greta Thunberg, che avrebbe dato una specifica impronta generazionale alle grandi questioni ecologiche del nostro tempo.[3] Con parole che potrebbero far pensare allo stile e alle posizioni della giovane attivista svedese ha scritto che «il dominio sfrenato della natura attraverso la tecnica conduce l’umanità al suicidio».[4] (71).

Edgar Morin, educare alla terrestrità 

Una delle vie per scongiurare il disastro è la fondazione di una nuova coscienza planetaria. Nuova non solo perché posteriore alle diverse rivoluzioni copernicane che si sono succedute negli ultimi cinque secoli; nuova perché crede nella terrestrità come vocazione e non come destino a cui rassegnarsi. Il pianeta di cui parla Morin è la stessa “casa comune” oggetto delle preoccupate attenzioni di papa Francesco nell’enciclica del 2015.[5] Per prendercene cura, dovremmo sviluppare una forma di saggezza che all’uomo non appartiene ancora pienamente. È la “simbiosofia”, la saggezza del vivere insieme, il sentirsi cittadini tanto del mondo quanto del pianeta, raggiungibile a patto che, per dirla con il filosofo francese, si abbandoni definitivamente «il sogno prometeico del dominio dell’universo per alimentare, al contrario, l’aspirazione alla convivialità sulla Terra».[6] Perché tutto ciò si realizzi occorrerà perseverare in ciò che all’umanità dovrebbe riuscire meglio: «continuare l’opera essenziale della vita che è di resistere alla morte».[7]

Leggi anche

[1]  Cfr. E. Morin, Una testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero [1999], tr. it. di Susanna Lazzari, Raffaello Cortina, Milano 2000, 97.
[2]  Cfr. https://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=165.
[3] Cfr. https://www.avvenire.it/agora/pagine/per-luomo-tempo-di-ritrovare-se-stesso.
[4] Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro [1999], tr. it. di S. Lazzari, Raffaello Cortina Editore, Milano 2001, 71.
[5] Cfr. https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html.
[6] Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, cit., 78.
[7] Ivi, 80.

Ultime notizie
Italia

Reti europee di trasporto TEN-T: l’Italia penalizzata dalle nuove strategie adottate

Una premessa. Era il lontano 2004 quando l’Unione europea, per impulso di Romano Prodi Presidente della Commissione, immaginò di rafforzare il processo...
di Gianpaolo Basoli, Luca Danese, Marco Ricceri
violenza contro le donne
Donne

Violenza contro le donne, meno vittime ma attenzione ai reati spia

Violenza contro le donne, nel report della Direzione centrale della Polizia criminale allerta sui reati spia e sulle vittime con disabilità. Diminuiscono i casi di femminicidio, -9% rispetto al 2021, ma aumentano le violazioni di allontanamento e i reati di violenza sessuale.
di redazione
violenza contro le donne
stalking
Criminalità e contrasto

Stalking, vittime degli atti persecutori continuano ad essere soprattutto le donne

Lo stalking, ossia gli atti persecutori, è considerato uno dei reati spia, quei delitti che sono indicatori di una violenza di genere. È possibile leggere il fenomeno attraverso gli ultimi dati messi a disposizione dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale e le indagini realizzate dall'Eurispes.
di Susanna Fara
stalking
intelligenza artificiale
Tecnologia

Intelligenza artificiale, costi e benefici ambientali della rivoluzione digitale

Intelligenza artificiale e sostenibilità: migliorare l’efficienza energetica dei sistemi è utile al bilancio ambientale, ma non bisogna trascurare gli impatti diretti delle operazioni di calcolo e delle infrastrutture tecnologiche, in termini di consumo energetico e di materie prime.
di Roberta Rega
intelligenza artificiale
scuola
Scuola

La crisi della scuola come laboratorio di eccellenza e inclusione raccontata dal Presidente Roberto Ricci attraverso i dati INVALSI

La scuola italiana descritta dalle prove INVALSI è un sistema affetto da divario territoriale e scarsa attenzione alla crescita degli alunni: un alunno su dieci è in una situazione di fragilità al termine del ciclo di scuola secondaria, con punte vicine al 20% nelle regioni del Mezzogiorno.
di Roberto Ricci*
scuola
sud e coesione
Italia Domani

Sud e coesione territoriale: a che punto siamo?

Sud e coesione territoriale sono tra i punti fondamentali del PNRR. Quasi 20 miliardi di euro sono destinati a politiche di inclusione e coesione, volte a colmare il divario territoriale presente in Italia. Dopo il lavoro svolto dal Ministero del Sud, le modifiche di competenze dei Ministeri volute dal nuovo governo introducono nuovi scenari organizzativi.
di Claudia Bugno*
sud e coesione
Van Gogh
Cultura

Vincent Van Gogh, i colori che hanno influenzato il mondo. La mostra a Roma

La pittura di Vincent Van Gogh è entrata nell’immaginario collettivo, diventando oggetto di venerazione e culto. Una mostra al Palazzo Bonaparte di Roma, in occasione dei 170 anni dalla nascita, esplora il mistero di una fascinazione per il colore che ha conquistato intere generazioni.
di Angelo Perrone
Van Gogh
welfare
Intervista

Le nuove emergenze impongono un ripensamento del welfare e del ruolo dei sindacati. Intervista al Presidente Tiziano Treu

Le nuove emergenze globali impongono un ripensamento di welfare e ruolo dei sindacati per far fronte ad emergenze sociali legate a inflazione e povertà. Il PNRR e l’agenda Draghi hanno segnato una svolta verso coesione e sostenibilità, ma bisogna puntare sull’innovazione. A colloquio con Tiziano Treu Presidente del CNEL.
di Massimiliano Cannata
welfare
questione meridionale
Mezzogiorno

Questione meridionale ancora aperta. Superare il divario tra Nord e Sud centrale per ritrovare unità nazionale

La questione meridionale è stata messa da parte con la Seconda Repubblica, lasciando la centralità alla narrazione politica di un Paese disunito e con opposte rivendicazioni. Ma il Sud resta al centro dello sviluppo del Paese e della sua unità nazionale, e il PNRR deve rappresentare una occasione per colmare il divario.
di Luca Bianchi*
questione meridionale
agroscienze
Agricoltura

L’ascesa dell’agricoltura sostenibile e la crescita del mercato delle agroscienze

Alla ricerca della sostenibilità in agricoltura Il settore agricolo si sta ormai orientando su scala globale verso pratiche sostenibili volte a preservare e...
di Cecilia Fracassa
agroscienze