Tecnologia

Tutti usiamo l’AI. Ma lo facciamo allo stesso modo?

A luglio del 2025, 700 milioni di persone utilizzavano ChatGPT ogni settimana, quasi il 10% degli adulti del pianeta. In 12 mesi la quota di uso non lavorativo è passata dal 53% a oltre il 70%. Vuol dire che l’AI ha smesso di essere uno strumento da ufficio per entrare nel pensiero quotidiano di milioni di persone. Tre temi dominano l’80% delle conversazioni: consigli pratici, ricerca di informazioni, scrittura. Tre studi recenti, su popolazioni distinte e con metodi indipendenti, hanno indagato modalità e filosofia di approccio all’uso dell’AI, identificando varie tipologie di user: dai più cauti ai più fiduciosi.

Il potere invisibile del “diavolo in tasca”, a colloquio con Carlo Verdelli

Il “diavolo in tasca” è il titolo del saggio di Carlo Verdelli che espone i rischi e le implicazioni dell’uso massivo e continuo della tecnologia, specialmente tra bambini e adolescenti. Verdelli spiega nell’intervista che quel diavolo è il nostro smartphone, le cui implicazioni sono ancora poco conosciute e misurate, soprattutto nello sviluppo cognitivo e nel benessere mentale, ma sono già riscontrabili nella nomofobia: la diffusa paura irrazionale e incontrollata di rimanere disconnessi dalla rete mobile, senza cellulare, con batteria scarica o senza credito.

Il caso Khaby Lame: le nuove frontiere giuridiche dell’identità digitale

Il caso Khaby Lame e La trasformazione dell’identità digitale in asset economico. La cessione dell'identità digitale come asset finanziario apre questioni che toccano simultaneamente il diritto della personalità, il diritto societario, la protezione dei dati, il diritto d'autore, il diritto antitrust e, in ultima analisi, la stessa nozione di dignità umana nell'economia algoritmica.

Gli influencer e la cessione dell’identità digitale. Intervista al Prof. Pietro Falletta

L’influencer Khaby Lame ha ceduto la propria identità digitale a un soggetto terzo, aprendo un dibattito sulla possibilità di scindere la titolarità formale dei diritti e la sorgente biologica di quegli stessi diritti. È un passaggio che ci obbliga a ripensare non solo il diritto d’autore, ma la stessa nozione di dignità e autodeterminazione digitale nel mercato globale, dove si va oltre l’immagine dell’influencer per sconfinare, in caso di divergenze etiche, su chi abbia il diritto di decidere sull’identità digitale. Ne abbiamo parlato con il Prof. Pietro Falletta.

La lingua al tempo della Alfabit Generation

Nell’era dei social e degli smartphone la scrittura è riemersa ma in forme nuove, spesso ibride e multimediali. La lingua italiana si è adattata ai cambiamenti tecnologici, passando dagli sms ai social fino all’intelligenza artificiale. Queste trasformazioni modificano il modo di comunicare e pongono nuove sfide per memoria, scuola e competenze linguistiche.

Trasformazione digitale: l’Italia tra opportunità e ritardi strutturali

La trasformazione digitale è l’integrazione delle tecnologie digitali nelle operazioni delle aziende e dei servizi pubblici, nonché l’impatto di queste tecnologie sulla società nel suo complesso. Si tratta di un processo ampio e radicale che, spinto anche dai provvedimenti e finanziamenti previsti dal PNRR, mira alla digitalizzazione di settori chiave come la Pubblica Amministrazione, la Sanità, la Giustizia. Anche le competenze digitali dei cittadini sono investite da questa trasformazione, e ne rappresentano la base per poter usufruire dei servizi digitali, ma ci sono ancora lacune nelle competenze di base e nei profili professionali ICT.

Platform work e gig economy: tutele e sindacato, come si riorganizzano i lavoratori

La gig economy ha rivoluzionato il lavoro offrendo flessibilità e accesso rapido al reddito tramite piattaforme digitali. Tuttavia, il controllo algoritmico e le prestazioni a chiamata espongono i lavoratori a isolamento e precarietà, facendo emergere rischi strutturali come la frammentazione previdenziale e la falsa classificazione del lavoro autonomo. Anche l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha sottolineato la necessità di regolamentare il controllo algoritmico affrontando le sfide significative proposte dai platform work su salari, sicurezza e diritti.

IA, la sfida investe tutti: Stato, imprese, lavoratori e professionisti

L’intelligenza naturale deve restare il faro consapevole per governare l’IA, evitando che la tecnologia si sostituisca alla volontà e alla capacità critica dell’uomo. Nonostante la regolamentazione italiana ed europea sull’IA, concretizzata nella legge 132/2025, fissi principi di trasparenza e decisione umana, l’attuale entusiasmo tecnologico si scontra con una crisi occupazionale nelle Big Tech, dove l’assunzione di giovani neolaureati è calata del 25% nel 2023/2024. I tagli alle assunzioni e il rischio di una bolla nel 2027 suggeriscono che l’IA non sia ancora un approdo sicuro su cui fare totale affidamento.

Gli italiani e l’immortalità digitale: un’indagine sui giovani

La digital immortality è una forma di immortalità simbolica, resa possibile dai più recenti progressi dell’Intelligenza Artificiale. Tutto ciò che un individuo produce in vita in termini di impronta digitale, composta da email, messaggi, post social e altro, viene utilizzato post mortem da app che, attraverso interfacce, simulano lo stile conversazionale e i pattern del linguaggio del defunto. Ma quali sono i limiti etici e giuridici? Una indagine Eurispes raccoglie le opinioni di Millennials e Gen Z, i maggiori produttori di materiale grezzo per i deadbot.

L’IA ridisegna le città: se gli algoritmi orientano i flussi urbani

L'intelligenza artificiale sta ridisegnando le nostre città. La ricerca "The urban impact of AI: modelling feedback loops in location-based recommender systems" spiega come i sistemi di "raccomandazione" basati sulla posizione dell'utente stiano plasmando le decisioni di mobilità individuali negli ambienti urbani.

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