Tecnologia

L’algoritmo come ideologia. Egemonia digitale e consenso nell’età delle reti

Le piattaforme digitali esercitano oggi un’egemonia nel senso indicato da Gramsci: non impongono nulla con la forza, ma plasmano comportamenti, percezioni e categorie mentali di miliardi di persone attraverso il consenso. Dietro la pretesa neutralità degli algoritmi si nasconde un sistema di valori mai discusso democraticamente, dettato da un modello economico che trasforma l’attenzione in merce e premia i contenuti più divisivi. Ne derivano polarizzazione, perdita di complessità e identità costruite sulla validazione altrui. La risposta passa per tre vie: un’educazione critica al digitale, regole pubbliche per le piattaforme e spazi di socialità non mediati dal mercato.

Recinzioni digitali: chi governa i dati nella nuova geopolitica della Rete

I dati sono diventati una risorsa strategica attorno a cui si ridisegnano gli equilibri internazionali, e la Rete appare sempre più divisa in sfere di influenza. L’Unione europea punta su diritti e tutele con GDPR, AI Act e Data Act, ma resta fortemente dipendente dai grandi provider statunitensi, come mostrano le difficoltà del progetto GAIA-X. Gli Stati Uniti si muovono tra leggi statali, regole di settore e soft law. Cina e Russia, invece, seguono modelli di controllo statale della Rete. L’Italia, con la legge n.132/2025, punta a darsi – tra le prime in Europa – un quadro organico sull’Intelligenza artificiale.

Il divieto dei Social per i minori di 15 anni: gli italiani sono favorevoli a una nuova normativa

Il 78,9% degli italiani si dichiara favorevole all’introduzione di un divieto dell’uso dei Social Network per i minori di 15-16 anni, sul modello già adottato in Australia e in fase di approvazione in Francia e Spagna, contro un 21,1% di contrari. Il consenso cresce in modo pressoché lineare con l’età: dal 54,1% dei 18-24enni, la fascia più divisa, fino all’83,7% degli over 64. Le coppie con figli sono la categoria più favorevole in assoluto (85,9%), seguite da chi vive solo e dai monogenitori (81,3% entrambi). Il dato segnala come la popolazione italiana tenda a leggere la regolazione dell’accesso ai Social da parte dei minori come una risposta legittima ai fenomeni di vittimizzazione digitale ormai ampiamente diffusi, in un dibattito internazionale che resta comunque aperto e controverso.

Il rebranding dell’Ia. Tra superintelligenza e SALAMI, tu cosa preferisci?

A settembre la Casa Bianca ha deciso che l’intelligenza artificiale, nei documenti ufficiali, si chiamerà “super intelligence”. Non è la prima volta che il nome cambia: già nel 1955 John McCarthy scelse “artificial intelligence” per attirare fondi e prendere le distanze dalla cibernetica di Norbert Wiener. Da allora, l’etichetta ha seguito l’andamento degli investimenti, passando da “generale” a “super”. Ricercatori come Hill, McDermott e Dijkstra hanno messo in guardia dalle parole che promettono più di quanto le macchine facciano, perché chi controlla il nome controlla anche i confini del dibattito.

Esperienze negative online: quanto pesano su benessere, autostima e fiducia nelle piattaforme

L’indagine Eurispes 2026 sul rapporto fra italiani, tecnologie digitali e salute mentale mostra come l’esposizione a episodi dannosi online sia tutt’altro che marginale: il 26% ha incontrato involontariamente contenuti violenti o disturbanti, il 23,4% ha subìto commenti offensivi e il 21,8% la condivisione non autorizzata di foto o video. I giovani tra i 18 e i 24 anni sono i più esposti, con quote che raggiungono il 40,7% per i contenuti disturbanti e il 38,4% per offese e attacchi personali. Per chi le ha vissute, le esperienze negative pesano sul benessere emotivo (45,9%), sull'autostima (39,3%), sulla fiducia nelle piattaforme (49,3%) e sul comportamento online (43,8%). Un dato colpisce in particolare: il 91,9% dei 18-24enni usa i Social per alleviare emozioni negative, lo stesso ambiente che li espone con maggiore frequenza a aggressioni e violazioni.

Cyberstalking in Italia: tra i reati digitali più diffusi, colpito quasi un utente su tre

L’indagine dell’Eurispes sulla vittimizzazione digitale colloca il cyberstalking al primo posto tra i reati online, con il 28,2% degli utenti che dichiara di averne fatto esperienza diretta, un dato quasi raddoppiato rispetto al 14% rilevato nel 2024. Seguono la violazione della privacy (19,7%) e il tentativo di adescamento tramite falsa identità (17,6%), mentre cyberbullismo (12,6%) e revenge porn (9,8%) registrano le incidenze più contenute. Attraversa quasi tutte le tipologie un chiaro gradiente generazionale, con i più giovani sistematicamente più esposti: la violazione della privacy tocca il 39,2% dei 18-24enni contro il 6,6% dei più maturi. Il cyberstalking si distingue per una distribuzione meno lineare, con il picco tra i 25-34enni (35,6%) e valori analoghi nelle fasce 18-24 e 35-44 anni.

Intelligenza artificiale e prevenzione della devianza minorile: l’Italia si divide

Il tema dell’Intelligenza artificiale applicata alla prevenzione della devianza minorile spacca l’opinione pubblica italiana: il 51,5% si dichiara favorevole contro il 48,4% di contrari. Tra i favorevoli prevale la preoccupazione per l’aumento della criminalità minorile (20,7%), mentre tra i contrari la motivazione più diffusa in assoluto è la sfiducia nell’adeguatezza dello strumento tecnologico (26%). L’incrocio con l’area politica mostra come centro e centro-destra si orientino su basi prevalentemente securitarie, la sinistra privilegi le obiezioni etiche legate al controllo delle persone, mentre il Movimento 5 Stelle si distingue per il più alto livello di sfiducia tecnologica in assoluto (38,5%). Il quadro complessivo racconta un consenso costruito su motivazioni plurali e frammentate, a fronte di un rifiuto che converge su un argomento dominante.

Materie prime critiche: perché la vera sfida non è la scarsità ma il funzionamento della filiera

Nel 2023 il commercio mondiale di materie prime critiche ha sfiorato 1.925 miliardi di dollari, spinto dalla domanda per la transizione energetica. Il problema non è la scarsità geologica di queste materie, bensì i tempi lunghi per sviluppare nuova capacità produttiva e la concentrazione della raffinazione in Cina. L’Ue dipende fortemente dalle importazioni ed è lontana dagli obiettivi 2030 del Critical Raw Materials Act. Anche l’Italia – con potenziale minerario sottostimato e buon riciclo dei Raee – resta quasi totalmente dipendente dall’estero: diversificazione, riciclo e industria sono le leve chiave.

La fiducia nell’era dell’Ia: tra deep fake e governo delle macchine

L’Ia generativa rende la disinformazione più difficile da individuare, generando il cosiddetto “liar’s dividend” che permette di negare come falsa anche una prova autentica. Cresce, inoltre, la delega di decisioni pubbliche (su giustizia, welfare, sanità, credito, ecc.) a sistemi algoritmici, con rischi di opacità, bias e mancanza di responsabilità. Normative come l’AI Act e la legge italiana n.132/2025 introducono nuove tutele, pur faticando a stare al passo con l’innovazione.

Il genitore come brand. Ascesa e contraddizioni delle momfluencer

Le momfluencer, nate online nei primi anni Duemila e affermatesi con Instagram e TikTok, hanno trasformato la vita familiare in un prodotto editoriale, dove ogni tappa della crescita dei figli diventa contenuto e leva commerciale, con un’evoluzione parallela nei dadfluencer. Dietro l’immagine della famiglia perfetta emerge però il tema spinoso dello sharenting, con bambini esposti online e coinvolti in contenuti pubblicitari senza un reale consenso, in un vuoto normativo che l’Italia sta ora provando a colmare.

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